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Coronavirus

"L'impegno del Gruppo Chiesi in questa battaglia"

31 marzo 2020, 05:08

CLAUDIO RINALDI

Presidente Chiesi, come sta vivendo questa emergenza mondiale?

«All’inizio, come altri, pensavo che l’epidemia potesse rimanere circoscritta a pochi focolai e che ne saremmo usciti in un tempo ragionevole. Invece la situazione è precipitata e oggi sono consapevole che stiamo affrontando una serie di eventi molto dolorosi, che nei prossimi mesi potrebbero portare a una situazione di emergenza nazionale. Sul piano personale e familiare, mi sto accorgendo che c’è un distacco crescente tra la mia vita professionale, che è legata all’attività in azienda e che continua con l’uso degli strumenti informatici, e quella privata, che ha subito le conseguenza della segregazione».

È una situazione difficile, mai provata prima.

«Devo dire che l’impossibilità di contatti diretti con i famigliari e con gli amici è veramente difficile da accettare, specie se dura molto a lungo. E soprattutto per gli anziani. L’unica consolazione e l’unico sistema per superarla in parte deriva dalle possibilità offerte dalle videoconferenze, che almeno consentono di parlare e di guardarsi in faccia attraverso il computer».

Quale pensa possa essere la via d’uscita più prossima? Per un vaccino serviranno molti mesi. È più realistico sperare che venga trovata presto una combinazione di farmaci che si riveli efficace contro il Covid-19?

«Non sono un medico, ma credo che potremo uscirne prima di tutto riducendo i contagi con la segregazione e poi curando le persone colpite con combinazioni di farmaci: ne stanno sperimentando più di una, una volta individuata quella più efficace, o quelle più efficaci, potranno essere estese a tutta la popolazione. Il vaccino, quando sarà disponibile, risolverà definitivamente la situazione. Vaccinando tutta la popolazione, il problema sarà risolto una volta per tutte».

Un pensiero per i medici, gli infermieri e tutti gli operatori della sanità che sono in prima linea, anzi addirittura in trincea.

«Effettivamente i medici, gli infermieri e gli operatori della sanità, ma anche dei servizi, stanno dimostrando che la sanità italiana, che ogni tanto era un po’ bistrattata, o comunque subiva molte critiche, in realtà è fatta da moltissime persone di grande valore morale – perché il modo con cui hanno risposto testimonia che c’è sotto un tessuto etico importante – e anche di grande valore professionale. Sono impegnati fino allo stremo e lo fanno per i pazienti: questo sia negli ospedali, sia nel territorio, con i medici di medicina generale. Il mio ringraziamento, come quello di tutti, è veramente grande. Meritano ogni aiuto e sostegno possibile oggi, ma anche in futuro: la sanità dovrà essere considerata come un’attività strategica per il Paese, visto che quando ci si imbatte in emergenze come questa, se non si ha una sanità in ordine e modernamente attrezzata, non si riesce a superarle».

La Chiesi ha annunciato un generosissimo contributo di tre milioni a supporto dell’emergenza.

«Fin dall’inizio dell’epidemia ci siamo impegnati per cercare di trovare apparecchi respiratori, mezzi di protezione e disinfettanti da destinare agli ospedali e ad altre organizzazioni sanitarie e sociali, sia nella nostra provincia che nelle regioni più colpite. Cerchiamo di aiutare anche i medici di famiglia, i medici del territorio, sia a Parma che nel resto d’Italia, attraverso la loro federazione nazionale. Sono medici che hanno molto bisogno di mezzi di protezione individuale e che all’inizio sono stati un po’ trascurati dalla protezione civile. Un’altra cosa che facciamo è mettere a disposizione degli ospedali che ce lo richiedono, in Italia e in tutti i Paesi colpiti, un nostro farmaco che originariamente è destinato ai neonati prematuri, con carenza di surfattante polmonare, che potrebbe alleviare in qualche caso la sindrome respiratoria acuta anche negli adulti, nelle persone contagiate in modo grave».

I pazienti sono il vostro target, i vostri “clienti”.

«Sì, e quindi a loro dobbiamo rivolgere tutte le nostre cure, le nostre attenzioni. Sia per i farmaci, sia con servizi dedicati, in caso di necessità. E, insieme a loro, a tutti i medici e al personale sanitario che li stanno assistendo. Per fare queste cose in azienda abbiamo attivato un comitato di emergenza che accoglie tutte le richieste di aiuto e organizza le attività necessarie per esaudirle».

Oltre al contributo di tre milioni, il gruppo Chiesi ha anche messo in atto misure straordinarie per proteggere la salute e il benessere dei dipendenti. Garantendo anche un compenso aggiuntivo – per un totale di un milione – per premiare l’impegno dei lavoratori che continuano ad andare in azienda tutti i giorni.

«In tutti i Paesi la produzione di farmaci è considerata un’attività indispensabile, soprattutto in situazioni di emergenza come questa, e quindi la nostra azienda deve assolutamente assicurare continuità nel rifornimento dei farmaci. È giusto che quelli che continuano a impegnarsi giornalmente sulle linee di produzione e nei laboratori siano protetti nel modo migliore possibile nei confronti del virus. Cerchiamo di assisterli anche psicologicamente, perché non si sentano come dei “sacrificati”. Ed è giusto anche che abbiano un premio economico per la loro generosità».

È stato giusto chiudere le aziende, tranne quelle la cui attività è considerata indispensabile?

«Penso che la chiusura delle aziende, che è un sacrificio grande per i lavoratori e per l’economia nazionale, sia necessaria, se si vuole ridurre la diffusione del contagio. Se il periodo è breve, di qualche settimana, e ottiene risultati sperati, tutto bene. Se dovesse durare a lungo, sinceramente credo sarebbe una specie di suicidio per il Paese».

Da imprenditore, quanto difficile immagina che sarà la ripresa?

«La ripresa sarà certamente lunga e difficile. Alcuni settori produttivi sono più colpiti di altri. Molte imprese, specie quelle più piccole, hanno problemi di liquidità. Tanti servizi, sia privati che pubblici, ripartiranno lentamente e quindi occorrerà una fortissima spinta, una collaborazione unitaria da parte del governo, delle imprese, delle parti sociali, delle banche. Di tutti, sostanzialmente. Sarà fondamentale avere una solidarietà importante a livello europeo: senza quella, non riusciremmo a ripartire».

Mario Draghi, in un editoriale sul “Financial Times”, ha urlato il suo appello «agire subito». Ha scritto: «Siamo di fronte a una guerra, il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile». Cosa ne pensa?

«Mi sembra che i fatti gli diano ragione: giustificano la necessità di un’azione di sostegno immediato all’economia di tutti i Paesi europei. La situazione è grave, drammatica, non solo in Italia: lo sta diventando in altri Paesi europei. Non si può pensare di fronteggiarla con dei rimedi – chiamiamoli così – tradizionali, pensati nei primi tempi dall’Unione europea, con ritardi o esitazioni nella loro applicazione. Aspettare ad agire e continuare a discutere aggraverebbe ancora di più la situazione e la porterebbe a livelli da cui sarebbe poi molto più difficile e penoso uscire».

Il vescovo di Parma ha avuto l’idea di registrare una messa domenicale che trasmettiamo su “12 Tv Parma”, oltre a due rubriche settimanali, sulla catechesi e sul Vangelo. Una bella idea per essere vicino alla comunità.

«Sì, una bella iniziativa. È un sostegno spirituale e prima ancora umano, un richiamo alla necessità di essere una comunità unita, sia che si sia credenti che non. E, a proposito di aiuto alla comunità, mi lasci fare i complimenti alla “Gazzetta”».

Quelli li prendiamo sempre volentieri...

«Ci tengo a farli pubblicamente, a tutti i giornalisti della “Gazzetta”. Anche in questa situazione state facendo un bel giornale, ricco di notizie sulla città e sulla provincia, con interviste, inchieste, approfondimenti. Credo che questo contribuisca a migliorare il senso di comunità, di solidarietà, e soprattutto ad aiutare le persone sole, specialmente gli anziani».