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Coronavirus

«Mascherine riciclabili, la nostra idea»

31 marzo 2020, 05:06

«Mascherine riciclabili, la nostra idea»

CHIARA POZZATI

Tutta «colpa» di un angelo. Due parmigiane, alle soglie dei 30, creano il prototipo della mascherina perfetta: riutilizzabile, sterilizzabile e green. E danno vita a un pool di ricercatori spontaneo e internazionale, «ma se Tony non fosse stato vinto dal coronavirus, probabilmente non avremmo avuto la spinta a fare tutto questo».

Non ama i personalismi Veronica Ceccherini, storica stella del softball made in Parma, laureata in chinesiologia e artigiana, ideatrice del progetto insieme alla compagna (di vita e lavoro) Alice Bortini. Proprio Alice, laureata in lingue, nipote di Antonio Farasini (Tony per la «sua» Collecchio), si occupa della parte più legata alla comunicazione e ai video illustrativi seguitissimi sui social. «L’abbiamo chiamato progetto Tony, perché lui ci ha insegnato, giorno dopo giorno, il valore di fare del bene e prendersi cura degli altri». Dall’abisso all’intuizione che potrebbe cambiare le cose. «Sono occorsi tre giorni e una notte intera – ammette Veronica -. Eravamo sconvolte: Tony era una roccia, ma il virus ce l’ha portato via in un paio di settimane. La raffica di notizie sull’escalation dei contagiati, sul numero dei morti non ci ha dato il tempo di piangere. Nessuna tregua e forse è stato un segno: dovevamo reagire come lui avrebbe volute».

Così la coppia, che trascorre la quarantena forzata in un'innevata Rigoso, continua a sfornare mascherine. Entrambe hanno accantonato («ma solo temporaneamente») sogni e velleità per gettarsi a capofitto in questa impresa. «Durante la notte ho pensato a medici, forze dell’ordine, cassiere senza mascherine, che non potevano sottrarsi al loro lavoro. In trincea, ma senza potersi difendere. E da qui, l’idea: costruirne modelli ad hoc, riutilizzabili, ecosostenibili e soprattutto da produrre e distribuire nel più breve tempo possibile. Da artigiana quale sono amo costruire le cose, ma anche renderle a misura di chi le indossa. Ecco perché ho pensato che oltre alla stampa 3d occorresse fare calchi, trovare materiali idonei con la pelle e adattabili ad ogni forma del viso». Nel frattempo, Alice si è occupata di tutto il resto: dalle pubbliche relazioni, alla creazione di «canali di connessione».

«Ha coinvolto amici e ricercatori, vecchie conoscenze ed esperti dai nomi altisonanti». A cominciare da Paolo Parchi, medico ortopedico di Pisa, «a cui dobbiamo davvero tantissimo». A loro si sono aggiunti oncologi, ingegneri, progettisti, esperti in stampa 3D e ricercatori. Una rete di professionisti che si estende dalla Toscana a Copenaghen. E i frutti si vedono. Lo scheletro della mascherina già c’è: dalla stampa 3D viene creato un calco e il dispositivo viene realizzato in gomma biomedica. «Si tratta di un materiale impiegato in ambito medico, militare e aerospaziale, ma soprattutto confortevole – prosegue Veronica -. Capace di adattarsi a ogni tipo di volto. Questo è essenziale perché abbiamo pensato alla mole di ore e ai turni massacranti che pesano su medici e infermieri ospedalieri, poliziotti, negozianti».

Ora si stanno concentrando sui filtri: «per cui abbiamo già diverse opzioni: l’obiettivo è quello di creare filtri intercambiabili, a basso costo e con materiali facilmente reperibili. Attualmente, a sostenere progetto Tony è Radar 1957, impresa di Fucecchio (Firenze), specializzata nella produzione di accessori per addetti alla sicurezza, ma chiediamo l’aiuto di tutti. Ciascuno secondo le proprie possibilità. E’ un progetto completamente no-profit il cui unico obiettivo è aiutare chi ci aiuta, sfruttando la rete di stampa 3D presente in Italia. Il progetto è aperto a chiunque: privato, ente o azienda ci voglia sostenere».

Ecco il codice iban per contribuire attraverso un bonifico: IT13F0533612147000040409227 (conto intestato a “Kiss”)- Banca Popolare Friuladria Credit Agricole. Causale: «Progetto Tony».