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Coronavirus

Addio a Fiorino Donina, cancelliere del Gip

31 marzo 2020, 05:04

Addio a Fiorino Donina, cancelliere del Gip

ROBERTO LONGONI

Ha fatto in tempo a veder spuntare le gemme sugli alberi e il giardino di casa tempestarsi di margherite. Il risveglio di madre Terra sorprende sempre, ma in una primavera vestita a lutto ha un che di miracoloso: e per lui, portato dal sangue camuno a credere nella sacralità della natura, quello sbocciare deve essere stata ancora una fonte di gioia. L'ultima, la più grande, è stata vedere il proprio compagno Emilio sconfiggere ciò che invece a lui non dava scampo. Fiorino Valentino Donina ha chiuso gli occhi per sempre all'ospedale di Oglio Po sabato. Per otto giorni ha lottato con il coronavirus; poi, all'improvviso, come spesso accade con il covid-19, tutto è precipitato. Alle 21,30, il suo cuore si è fermato. Cancelliere esperto del nostro tribunale, Donina aveva da poco compiuto 59 anni.

Era nato a Brescia, i primi passi nel mondo del lavoro li aveva compiuti come guida turistica nei territori dei Camuni. Più una passione da scopritore di segreti e di tradizioni che altro. Ciò quelle antiche genti avevano scolpito sulle rocce lui l'aveva nel cuore. A distanza di anni, le incisioni della Valcamonica accompagnavano le sue ore alla scrivania. Figure umane con i piedi ben piantati in terra e le mani rivolte al cielo, quasi a volerlo aprire per guardarci dentro. Sornione, sorriso e battuta sempre a fil di labbra, Donina sapeva stare nella realtà quotidiana, con gli altri, bravo a cogliere ciò che unisce e a tralasciare ciò che può allontanare. Scrupoloso e attento, il suo lavoro, lo faceva con passione. E lo arricchiva con il valore aggiunto di una grande umanità. Ieri, saputo della sua morte, per i magistrati e i colleghi passare davanti alla porta del suo ufficio chiusa ormai dal 9 febbraio era un dolore rinnovato ogni volta. Nel vuoto degli uffici a ranghi ridotti per l'epidemia che ha lasciato il segno anche qui, il silenzio oltre quella porta chiusa ha il peso di tutto ciò che non sarà più. Mancherà, Fiorino, all'ufficio del Gip, così come tra i magistrati e i colleghi del dibattimento, con i quali era stato fino a pochi mesi fa prima di passare dal secondo al quarto piano del tribunale. Anche la Camera penale ne ricorda le doti umane, la disponibilità e la professionalità.

Donina aveva percorso tutte le tappe della carriera di cancelliere, dopo aver cominciato al tribunale di Brescia. A Parma, era dal maggio del 2015. Aveva preso casa a Sabbioneta, dove viveva con la mamma Alma, di 89 anni, e il compagno Emilio sposato il 9 novembre scorso. In giardino, custodi di una natura a portata di mano, cinque galline e tre gatti. E attorno alla casa il cielo libero, quello delle mani camune. Dotato di una forte spiritualità, Donina era un curioso dell'invisibile. Laureato in Teologia, aveva abbracciato diverse fedi, tra le quali la valdese. Alla fine, era entrato nell'Unione degli atei e agnostici razionalisti. Ma senza sbattere la porta in faccia alla religione e senza la pretesa di negare un'entità superiore: piuttosto, sospendendo il giudizio. Il suo simbolo era diventato il punto di domanda.

Per l'Uaar, era diventato celebrante laico di Cerimonie uniche. Nel tempo libero, era a disposizione per funerali, matrimoni o benvenuti alla vita senza elementi religiosi. «I riti - diceva Donina - servono per far provare emozioni, per mettere a fuoco sentimenti e generare umanità». Oltre a tanti anni di vita e agli studi di criminologia da intraprendere dopo la pensione, anche questo gli è stato negato dal coronavirus. In sua memoria così sarà celebrato un commiato virtuale coordinato da Cerimonie uniche, da una «stanza» aperta sulla piattaforma Zoom: la si potrà seguire in diretta sul suo profilo facebook sabato 11 aprile alle 15. Per dire a Fiorino - possa o meno sentire - che comunque la morte non l'ha portato via del tutto.