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Grido di dolore

Intera famiglia ricoverata: «Pregate per noi»

01 aprile 2020, 05:07

Intera famiglia ricoverata: «Pregate per noi»

KATIA SALVINI

«Hanno portato via mio padre oggi, mia mamma è già giù da una settimana. Vi chiedo ancora di pregare per la mia famiglia. Vi voglio ringraziare per tutto il vostro supporto e soprattutto per le vostre preghiere. Mia sorella sta iniziando a rispondere lievemente alle cure. Non voglio parlare presto, ma continuo a pregare e a sperare».

E' di Andrea Cabrali questo post accorato pubblicato ieri su Facebook e rivolto ad amici e parenti che, sia pure da lontano, a distanza di sicurezza, lo sostengono e lo abbracciano virtualmente. Racconta il calvario della sua famiglia. Una famiglia che lotta contro il male che toglie il respiro. Mamma, papà e figlia. In tre all'ospedale e uno di loro, la figlia, in terapia intensiva da quasi venti giorni. E i fratelli Andrea e Sonia, a casa, a pregare.

Succede a Solignano, Comune che non è stato risparmiato dal Coronavirus, ma che anzi sta pagando un prezzo molto alto alla pandemia. Questa famiglia è una come tante, gente spontanea e laboriosa di queste vallate, ma ha qualcosa in più: tanta generosità e altruismo.

Gabriele Cabrali, 66 anni, ex dipendente del Comune di Solignano da poco in pensione, ha un cuore tanto grande quanto forte. Un fisico abituato alla fatica, prima si occupava della manutenzione delle strade, ora fa il taglialegna nei suoi boschi e non ha rinunciato alla sua grande passione: suonare la batteria. Ma ha sempre speso la sua energia esplosiva anche a favore della comunità facendo il volontario nella Pubblica Assistenza di Solignano e fino a una settimana fa lo si trovava di turno come sempre, anche nell'inferno di questo periodo

La figlia Manuela, 40 anni, che vive nell'appartamento sopra a quello dei genitori, ha seguito ben presto le orme del papà e anche lei è da tempo una volontaria in prima linea sulle ambulanze, dove ha prestato servizio fino al giorno prima di ammalarsi. Ma non solo: Manuela fa un lavoro che si svolge in un'altra trincea della guerra contro il virus maledetto, quella dei supermercati. E' cassiera all'Esselunga, un ruolo tra i più esposti al contagio, ed è rimasta al suo posto come un soldato fino alle prime linee di febbre.

Da quel giorno la famiglia Cabrali ha iniziato un'odissea tra Pronto soccorso, corsie di ospedali e terapia intensiva. Manuela dopo i primi giorni di malessere è rapidamente peggiorata, tanto da aver bisogno di essere intubata e di un respiratore. La mamma, Tina, dopo pochi giorni ha accusato gli stessi sintomi e anche per lei si è reso necessario il ricovero e il "caschetto" dell'ossigeno. Poi due giorni fa anche Gabriele ha iniziato ad avvertire fatica a respirare e febbre. Immediato il ricovero.

Tante sono state per loro le possibili occasioni di contatto con potenziali «positivi» (nonostante le precauzioni e le misure di protezione adottate in tutti gli ambienti che frequentano) sia alla Pubblica di Solignano, dove purtroppo nei giorni scorsi è deceduto un milite ucciso dal Coronavirus, sia nel supermercato, dove non sempre i clienti osservano le misure di sicurezza, soprattutto se risaliamo al periodo in cui dovrebbe essere avvenuto il contagio di Manuela, cioè l'ultima settimana di febbraio. Ma le variabili sono tante, non si possono avere certezze.

«Io non auguro assolutamente nulla di male a nessuno, ma voi non auguratelo agli altri comportandovi in questo modo - è la riflessione di Andrea in un altro post, rivolta a chi, nonostante i divieti e la situazione drammatica, continua ad uscire di casa senza validi motivi, mettendo a repentaglio la loro salute e quella di molti altri -. Rendetevi conto che ci sono delle famiglie che hanno bisogno dei padri e delle madri per i loro figli e non è giusto che persone che hanno dedicato tutta la vita per cercare di fare crescere l'Italia debbano andarsene da questo mondo senza avere il rispetto che si meritano».

Sono parole forti quelle di Andrea, addolorato per le condizioni della sorella, ma non disperato perché sorretto da una fede fortissima. «I polmoni di Manuela sono in pessime condizioni, ma speriamo in un miracolo» scrive proprio il giorno prima che gli venisse annunciato il lieve miglioramento della sorella.

La grande forza di questa famiglia è nella loro capacità di essere uniti anche se divisi dai muri di un ospedale. E lo stanno dimostrando in questo momento in cui la vita li sottopone ad una terribile prova.

Una forza e un coraggio che traspaiono dalle parole che Gabriele riesce a pronunciare fra mille colpi di tosse.

«Io oggi sto meglio, sono fiducioso» ha detto ieri Gabriele dal suo letto dell'Ortopedia riconvertita a reparto Covid-19, quando gli hanno tolto l'ossigeno per qualche ora e ha potuto telefonare. «La cosa che mi pesa di più è non poter vedere mia moglie e mia figlia, ma sapere che stanno meglio è già una consolazione» ha sussurrato. E il suo inossidabile ottimismo gli ha dato la forza di concludere: «Andrà tutto bene». Glielo auguriamo anche noi, di cuore.

 

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