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Coronavirus

«Io, medico nelle case dei malati di covid-19»

02 aprile 2020, 05:08

«Io, medico nelle case dei malati di covid-19»

ROBERTO LONGONI

 

Guardia medica per cinque anni, ora è sentinella, «esploratrice» medica sul fronte del coronavirus. Il suo impegno sul campo, come quello dei colleghi destinati da lunedì allo stesso servizio, significa un telefono pronto a squillare per annunciare un campanello che di lì a poco suonerà, per far entrare una presenza rassicurante in casa dei contagiati dal covid-19. Anche i risvolti psicologici fanno parte della terapia nei giorni della paura dell'invisibile nelle nostre case e dell'isolamento imposto per legge.

Fabiana De Notarpietro (ce n'è voluta, per convincerla a rendere noto il suo nome, per un po' si è trincerata dietro un «parliamo del servizio: io non faccio più di quanto fatto da altri») è una delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) organizzate per assistere a casa chi è positivo al covid-19, o con sintomi non gravi compatibili con il virus. Un’iniziativa presa dall'Ausl di Parma in linea con le indicazioni della Regione, per venire in aiuto ai medici di famiglia nella cura a domicilio dei loro assistiti malati di coronavirus e per alleggerire la pressione dei pazienti meno gravi sulle strutture ospedaliere della provincia.

«FAMIGLIE ATTREZZATE»

Ad aprire la porta alla dottoressa sono famiglie dagli occhi lucidi, che si scusano perché in tempi come questi anche l'ospitalità deve sottostare alle regole della distanza. E sembra un controsenso. «Mi chiedono perdono perché non mi possono offrire nulla. Nemmeno un caffè - racconta Fabiana Notarpietro -. E pensare che quando facevo la guardia medica, dai tanti che ne bevevo andando di casa in casa, mi veniva la tachicardia». Questo accadeva cinque anni fa, quando Fabiana De Notarpietro era una giovane laureata desiderosa di specializzarsi in Anatomia patologica. Un traguardo tagliato in gennaio, poche settimane prima che il mondo fosse invaso dal coronavirus e che tutto il resto passasse in secondo piano. Ora, la dottoressa si è messa a disposizione per le visite a domicilio. «Tutti stanno facendo la loro parte. Anche dall'Albania sono arrivati colleghi in nostro aiuto. Non me la sentivo proprio di stare a casa: ho preso il piccolo bagaglio della mia esperienza e mi sono fatta avanti. E c'è chi fa molto più di me» sottolinea lei. Per lei, nata 40 anni fa a Brindisi e arrivata a Parma a 19 anni, dopo l'iscrizione a Medicina, questa è anche l'occasione per ringraziare il territorio dal quale è stata accolta. «Ho trascorso qui più della metà della mia vita» ricorda. Mamma di un bimbo di quattro, con il marito è riuscita a organizzarsi per la gestione del figlio, e così si è messa a disposizione, pronta a girare i vari angoli del territorio dell'Ausl. Dalla Bassa al quartiere Montanara, da Vigatto a Monticelli, tanto per cominciare.

«GLI OCCHI LUCIDI»

Le famiglie dei malati le aprono la porta con occhi lucidi. «In questo periodo di isolamento, è raro vedere nuove persone alla soglia di casa... Be', ci vuole un po' di buona volontà per scorgere la persona nascosta dai presidi che mi proteggono. Sembro piuttosto un extraterrestre» scherza lei. Un alieno con in spalla lo zaino rosso di un ambulatorio portatile. Sotto la maschera e gli occhiali è facile intuire il sorriso, mentre il tono dolce della voce è di quelli che mettono a proprio agio anche chi sta male.

Un rito da seguire in maniera scrupolosa, quello della vestizione. Il bagagliaio dell'auto con la quale il medico va in giro a visitare i pazienti ha diversi kit protettivi: a ogni visita tutto va cambiato. Ciascun corredo comprende un camice idrorepellente, un paio di copriscarpe, un copricapo e gli occhiali protettivi. Due le mascherine e due le paia di guanti, «da infilare dopo che mi sono disinfettata le mani». I guanti sono doppi, perché quelli a contatto con la pelle vengono sfilati dopo aver tolto tutto il resto. Mentre degli occhiali ci si libera con le mani nude («dopo averle di nuovo disinfettate: oltre al timore di portare a casa qualcosa di sgradito, sono un po' paranoica» scherza la dottoressa), tenendole il più lontano possibile dal volto. Solo bardato di tutto punto il medico entra in casa; solo dopo aver tolto la «corazza» teoricamente contaminata risale in auto («Bisogna tutelare anche la salute degli altri che la usano») per recarsi a un nuovo indirizzo.

«15 MINUTI PER VISITA»

Diversi da quelli di quando Fabiana De Notarpietro era guardia medica sono anche i tempi della visita. Il protocollo prevede che nelle case dei malati non ci si soffermi oltre il quarto d'ora, per ridurre il più possibile al minimo i rischi di contagio. La dottoressa annuncia il proprio arrivo nelle case con una telefonata, in modo che i pazienti si facciano trovare in una stanza ben areata (senza essere troppo fredda, ovviamente) con le mani disinfettate e con la mascherina sul volto. «Spesso, si entra in case in cui ci si è organizzati: è facile che le famiglie dei pazienti abbiano anche il saturimetro e l'apparecchio per misurare la pressione. E poi c'è da sottolineare il grande lavoro dei medici di base: fanno miracoli per seguire i propri assistiti».

La visita consiste in pochi ma essenziali passaggi. Tutto comincia con il quesito fondamentale: su come si senta il paziente, se meglio o peggio del giorno prima, anzi delle ultime ore. Altre domande di base riguardano l'appetito e l'eventuale difficoltà a urinare. «Quindi, misuro la febbre, la pressione e la saturimetria, per verificare la percentuale di ossigeno nel sangue - spiega Fabiana De Notarpietro -. Ausculto il torace del paziente e controllo i suoi atti respiratori». Fine della visita, mentre magari qualcuno della famiglia mormora con un sorriso imbarazzato: «Dottoressa, le offrirei volentieri qualcosa, ma so che non si può...»

I dati raccolti in casa del paziente verranno poi girati ai medici di base, per capire se sia o meno il caso di cambiare la cura, per confrontarsi anche sulle terapie da seguire nel caso di altre malattie.

«Ci contattiamo e ci aggiorniamo via mail». E tra queste c'è spazio anche per gli «extra». «Una dottoressa alla quale avevo inviato i risultati di alcune visite - racconta Fabiana De Notarpietro - mi ha scritto che i suoi pazienti mi ringraziavano ancora».

Dettaglio non di piccolo conto, anche se non legato alle cure dei malati di covid-19. «Mi ha fatto molto piacere questa attenzione» sottolinea il medico. Be', anche i dottori hanno bisogno di cure, specie in un periodo in cui siamo tutti un po' malati di distanza.

 

ROBERTO LONGONI Guardia medica per cinque anni, ora è sentinella, «esploratrice» medica sul fronte del coronavirus. Il suo impegno sul campo, come quello dei colleghi destinati da lunedì allo stesso servizio, significa un telefono pronto a...

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