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Maggiore

Medici volontari: arrivate due rianimatrici

03 aprile 2020, 05:05

Medici volontari: arrivate due rianimatrici

CHIARA POZZATI

Due donne, una valigia per il necessario e una certezza: «Siamo qui per aiutare, daremo il meglio». Parola di Simona Silvetti, professione: rianimatrice, e Monica Bettoni, ex senatrice, sottosegretaria alla Sanità, sia durante il governo Prodi che con D’Alema, nonché storico direttore generale dell’Istituto superiore di Sanità, «ma questa è storia vecchia. – sorride oltre la mascherina – Sono cardiologa e specializzata in medicina interna. Ero in pensione, ma ho deciso di tornare in campo». O meglio, in trincea.

Sono loro, le due professioniste pronte a immergersi nel girone infernale di Covid 19, destinazione: corsie del Maggiore di Parma. Fanno parte della carica dei 300: i medici volontari che hanno risposto alla chiamata alle armi, il bando indetto dalla Protezione civile aperto il 20 marzo per sole 24 ore. Così ieri sono approdate in via del Taglio, insieme ad altri quattordici colleghi. Un “pit-stop” obbligato, dopo il viaggio a bordo del pullman dell’esercito che li ha scortati fin qui. A coordinare questa maratona degli aiuti, sono stati gli uomini dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile. In un giovedì che promette estate hanno accolto i camici bianchi e li hanno smistati nel resto dell’Emilia Romagna: da Reggio Emilia a Imola. «Sono onesta: non ho idea di cosa ci aspetti. Tutto ciò che so è quello che ho visto in tv – ammette la Bettoni - Chiaramente mi immagino una situazione impegnativa: Parma è stata duramente colpita, per questo cercherò di dare il massimo ovunque mi metteranno». Poche parole, molto garbo: è donna pragmatica l’insospettabile 69enne, che tiene a precisare: «Non sono qui per parlare di me o della mia avventura politica, anche ai colleghi non ho detto nulla – lo sguardo vaga nel piazzale in fermento -. Il mio obiettivo è fare la mia parte al meglio delle possibilità». Nella sua Arezzo ha lasciato una figlia, anche lei medico, «che mi rende orgogliosa ogni giorno» e un marito che «ironizzava sul fatto che io tornassi in corsia per evitare le faccende domestiche».

Al suo fianco nel nostro Ospedale prenderà servizio anche Simona: occhi vivaci, fiera sassarese, arrivata da Genova. Trentaquattro anni e idee chiare da sempre: «Il mio sogno nel cassetto fin da bambina? Indossare il camice per aiutare gli altri. Ecco quello che sono venuta a fare». Cresciuta professionalmente al San Raffaele di Milano, si è specializzata in cardiochirurgia pediatrica ed è allieva di Giuseppe Pomè, primario di cardiochirurgia al Gaslini, una leggenda, capace di rimettere in sesto cuori sfiancati di bimbi e famiglie. E Simona si lascia sfuggire un sorriso pensando anche a un altro Giuseppe: suo padre, che dalla Sardegna fa il tifo per lei. «Preoccupato? Forse un po’, ma soprattutto felice che io sia esattamente dove ho sempre desiderato essere: in prima linea per aiutare gli altri. Mi conosce troppo bene, sapeva che sarebbe andata così». Il tempo per parlare è poco, occorre rimettersi in moto. A coordinare gli “spostamenti” Michele Mendi, dell’Agenzia di Protezione civile regionale che accoglie col sorriso e fornisce le indicazioni a tutti i medici. Sono internisti, rianimatori, specializzati in emergenza. Vengono da Liguria, Campania, Lazio. Volti e storie di uomini e donne che indossano il camice (anche) sottopelle.