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E l'Inps non risponde

Parrucchieri, rappresentanti, artisti e baristi: come si vive senza stipendio?

04 aprile 2020, 05:04

Parrucchieri, rappresentanti, artisti e baristi: come si vive senza stipendio?

«Da tre giorni non riusciamo a soddisfare le richieste degli assistiti perché il sito dell’Inps non funziona».

La denuncia arriva da Cgil, Cisl e Uil. «Fin dal primo giorno di questa grave emergenza i servizi offerti da Cgil -Cisl-Uil garantiti dai patronati, dai Caf e dalle categorie sindacali, si sono svolti in modalità telefonica e telematica - si legge nella nota - Ogni giorno decine di nostri operatori danno supporto a lavoratori e pensionati, seppur a distanza». Da alcuni giorni però le possibilità di dare risposta «ai tanti che hanno perso il lavoro, che chiedono di usufruire di congedi parentali o contributi economici sono impedite dal blocco nell’accesso al sito Inps. La fascia oraria riservata ai patronati e sbandierata dall’Inps, non è effettiva, e da più di tre giorni i nostri servizi non sono in grado di soddisfare le centinaia di richieste». Gli operatori dei patronati «subiscono sfoghi dei cittadini, pur non avendo responsabilità per le inefficienze e continuando a svolgere il loro lavoro anche in questo drammatico momento - prosegue la nota - le eventuali disponibilità delle sedi Inps provinciali purtroppo non ci aiutano a fronte del blocco informatico nazionale». Parole ribadite da Matteo Dall’Aglio (patronato Cisl). «Dalla sera del 31 marzo il sito Inps è morto. Riceviamo una media di 130 richieste al giorno e centinaia di telefonate, ma non riusciamo a dare risposta alla gente. Le Inps locali stanno cercando di aiutarci, ma è impossibile fino a quando le domande non arriveranno ai server nazionali». I sindacati chiedono che «la direzione centrale Inps provveda a risolvere i problemi tecnici e a dare la possibilità di operare ai patronati».

r.c.

LA PARRUCCHIERA

 

 

Ilaria Felisi, parrucchiera e titolare di «Medusa», in via Rubini, non lavora da un mese: «Il mio commercialista - spiega Ilaria - ha fatto richiesta per le famose 600 euro, che sono state messe a disposizione per chi ha la partita iva, ma fino a ieri non era ancora riuscito, in quanto il sito dell'Inps è rimasto bloccato». Ma c'è una cosa in particolare che Ilaria Felisi non digerisce: «Oggi è arrivata una lettera in cui è scritto che noi artigiani della categoria benessere, e quindi parrucchieri ed estetisti, per i quali è prevista la vendita di prodotti, da questo momento in poi possiamo vendere shampoo, tinte e altro a domicilio. Ma io mi chiedo: in un Paese in cui ai bambini è vietato fare la passeggiata, è possibile permettere a parrucchieri ed estetisti di girare di casa in casa? È una questione di coerenza - sottolinea Ilaria -. Dopo tutte le raccomandazioni che sono state fatte, io non mi ammalo se vado a suonare i campanelli? E tutto questo lo dico pur andando contro i miei interessi». Certo, perché le spese sono comunque da pagare: «È un mese che siamo blindati in casa - conclude Ilaria -, a parte mio marito che lavora fuori tutto il giorno e quando rientra ha tutte le precauzioni del genere. Fortunatamente lavora, perché bisogna fare la spesa e pagare l'affitto, per cui le preoccupazioni sono all'ordine del giorno. Speriamo di poter rientrare in negozio quanto prima, non solo per me, ma anche per tutte le mie clienti». Mara Varoli

LA RAPPRESENTANTE

Maria Cut è rappresentante di abbigliamento e insegnante di yoga. E da quando ha messo la macchina in garage, le preoccupazioni sono tante: «L'unica cosa che mi dà gioia è che tutte le mattine sulla mia pagina Corso yoga om shanti dalle 11 alle 12 faccio lezione di yoga e sono tante le persone che si collegano per fare un'ora di relax - confessa Maria -: nel mio cuore sento di fare del bene al prossimo, perché ormai lo stress è alle stelle». Anche il commercialista di Maria ha fatto richiesta per le 600 euro, «ma ancora non mi è arrivato nulla e vivo da un mese senza stipendio - racconta -. Per ora, c'è quello di mio marito che però ha terminato il contratto stagionale, per cui vedremo cosa succederà. Per noi rappresentanti non c'è nessuna tutela, in quanto se non lavoriamo non guadagniamo neppure e le spese non mancano, tra mutuo e rata dell'auto».

Maria è molto preoccupata: «Sono sicura che il mio sarà l'ultimo settore a muoversi: noi dell'abbigliamento saremo i più colpiti, anche perché la stagione primavera-estate è già saltata. La speranza è quella di ricominciare a settembre con l'autunno-inverno. Tuttavia, molti negozi non riapriranno: dovranno continuare a pagare gli affitti. L'augurio è che questo periodo di isolamento sia servito per capire il vero valore della salute, della famiglia e della solidarietà».

M.V.

 

IL BARISTA

Max Delle Donne è titolare del «Bar Stralvè» di via Emilia Est: «Ho due dipendenti che dovrò mettere in cassa integrazione - spiega -. Da quando sono chiuso, non ho un'entrata e non posso nemmeno fare asporto perché non sono attrezzato. Come tanti, sto provando a fare richiesta per il bonus dei 600 euro. Per il resto i mutui li sto trattando con la banca, mentre i fornitori li sto pagando in modo scaglionato e conto di finire entro il 10 aprile. E tutto questo senza nessuna entrata: la banca comincerà a chiedermi di restituire il prestito tra sei mesi. E dal momento che il decreto è uscito il 31 marzo, stiamo utilizzando i nostri soldi per pagare le ultime scadenze».

Insomma, non è facile rimanere in piedi, oltre al fatto che ora come ora il ritorno alla normalità sembra un miraggio: «È così - continua Max - e quando si ripartirà non sarà al cento per cento, perché comunque verranno mantenute delle restrizioni: sicuramente perderemo gli introiti dell'aperitivo in quanto si dovrà chiudere entro le 18, oltre al mantenimento delle distanze e al divieto di far entrare più persone nel bar. Fortunatamente, non ho moglie e figli da mantenere: vivo con mia madre».

M.V.

IL MUSICISTA

«Speriamo di uscire presto da questo tunnel, ma intanto cerchiamo di arredarlo». L'intelligenza fa superare anche questo. E Claudio Tuma, noto musicista, ha una sola parola: «Resistiamo». Le difficoltà per un artista sono davvero tante: «Siamo una delle categorie più a rischio - confessa Claudio Tuma -, senza dimenticare chi ha un negozio e forse ha anche maggiori spese. Noi musicisti però non abbiamo nessun riconoscimento, già prima ci chiedevano sempre che lavoro facevamo, figuriamoci ora. Dal punto di vista dei live siamo messi malissimo, basta dire che a marzo avevo sette date e sono saltate tutte. Dal punto di vista del mio ruolo come insegnante di musica in due scuole, sto cercando di organizzare le lezioni online, anche perché difficilmente prima di maggio potremo ricominciare e a quella data la scuola sarà ormai finita». Oltre al fatto che quando i locali riapriranno difficilmente potranno ricominciare subito ad organizzare concerti: «Sicuramente i gestori non ci chiederanno più quanta gente ci portiamo: meglio poca che tanta - scherza Tuma -. Alla riapertura ci sarà un effetto domino che ci colpirà in diversi angoli, perché con tutte le spese che avranno i gestori dei locali, non credo che ricominceranno a fare concerti nell'immediato. Siamo una categoria senza aiuti e precari a vita: il salto a disoccupati è breve. Insomma, suona che ti passa».

M.V.

IL GESTORE DEI CHIOSCHI

Roberto Respighi gestisce i chioschi della Cittadella, del Bizzozero e del Newton, in più è in società per alcuni locali in affitto d'azienda. Da quando hanno vietato l'ingresso ai parchi, anche lui ha dovuto chiudere «bottega»: «Ho due dipendenti che sto continuando a pagare: anche loro devono pur campare - risponde Respighi -. Chiaramente non ho nessuna entrata, ma fortunatamente nel tempo ho risparmiato: i soldi che guadagnavo li ho sempre messi nell'azienda e non ho mai sperperato, facendo un passo alla volta. Certo, se queste chiusure dureranno tanto, andremo in difficoltà anche noi».

Per il momento nessuno può fare previsioni certe, per cui si vive di giorno in giorno: «I mutui sono stati sospesi - prosegue Roberto Respighi - e questo è già un grosso aiuto. Speriamo che ci vengano incontro con gli affitti e con le tasse. La mia preoccupazione? La tempistica. Con quello che abbiamo, riusciremo a sopportare per un certo periodo, per cui speriamo che le riaperture avvengano quanto prima, anche se quando avverrà la gente continuerà ad aver paura. Il problema è che le spese continuano, come per l'appunto la luce e gli affitti e non si possono rimandare più di un tanto».

M.V.