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Coronavirus

Parte al Maggiore la sperimentazione di un farmaco antireumatico

05 aprile 2020, 05:08

Parte al Maggiore la sperimentazione di un farmaco antireumatico

MONICA TIEZZI

C'è anche il nostro ospedale Maggiore fra i cinque nosocomi italiani che hanno iniziato a sperimentare l'uso del farmaco Sarilumab sui pazienti Covid in gravi condizioni. Nell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma la sperimentazione è partita lunedì 30 marzo e ha coinvolto finora sette malati Covid ricoverati nella clinica pneumologica. Assieme all'Italia, la sperimentazione è partita in Germania, Spagna e Francia, Paese quest'ultimo dove il sarilumab - un anticorpo monoclonale completamente umano dell'azienda farmaceutica Sanofi, che fornisce gratuitamente il prodotto per la sperimentazione - viene prodotto.

FUOCO «AMICO»

L'ok ai test è stato dato dall'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) dopo il parere favorevole del Comitato etico unico nazionale, istituito per l'emergenza coronavirus all'ospedale Spallanzani di Roma, assieme ad altre tre sperimentazioni di farmaci: quella dell’anticorpo monoclonale emapalumab, di anakinra, un antagonista del recettore per la interleuchina-1, e di tocilizumab, medicinale contro l'artrite reumatoide. «Anche il Sarilub - spiega il direttore della clinica pneumologica, Alfredo Chetta - è un farmaco già in commercio per l'artrite reumatoide, che tende a ridurre la risposta infiammatoria di protezione dell'organismo verso l'infezione virale. In alcuni malati di Covid infatti questa risposta è "esagerata", una sorta di "fuoco amico", o eccesso di difesa, che determina un danno nei tessuti polmonari».

L'ESPERIENZA DEI CINESI

Che i farmaci contro l'artrite reumatoide (un'infiammazione cronica) potessero aiutare le persone contagiate dal coronavirus (che scatena un'infiammazione acuta) è un'intuizione che hanno avuto anche i medici cinesi e gli specialisti dell'ospedale di Napoli, che per primi hanno usato il tocilizumab, farmaco che inibisce (come il sarilumab) l’interleuchina-6, un mediatore dell'infiammazione, e potrebbe quindi ridurre la risposta infiammatoria iperattiva nei polmoni dei pazienti colpiti dal Covid.

«Il sarilumab in questa sperimentazione viene somministrato per endovena con flebo - per un effetto più immediato, invece che sottocute come per i malati di artrite reumatoide - in un'unica somministrazione in dosaggi di 200 o 400 milligrammi, per verificare quale sia la quantità di farmaco ottimale» spiega ancora Chetta.

IN TUTTO 300 PAZIENTI

Saranno complessivamente 300 i pazienti coinvolti: oltre al Maggiore, nel policlinico di Milano, nell'ospedale Sacco e al San Raffaele, sempre a Milano, e nel policlinico di Modena. La scelta dei pazienti sarà casuale, ma sempre fra coloro che presentano i sintomi più gravi dell'infezione da Covid-19, nella speranza che possa limitare la febbre e la saturazione dell'ossigeno nel sangue.

Una valutazione dei risultati ovviamente è prematura, chiarisce Chetta, che tiene a mettere in guardia da facili entusiasmi, anche se «l'uso degli antireumatici in Cina ha dato risultati positivi», spiega.