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Coronavirus

L'Anpas: «Volontari contagiati? Come tutti gli altri»

06 aprile 2020, 05:05

L'Anpas: «Volontari contagiati? Come tutti gli altri»

Quale rapporto può esserci tra l'impegno dei volontari e la loro eventuale positività? Sul tema Giovanni Capece, presidente dell'Anpas. «I volontari sono "normali" cittadini e possono ammalarsi. Lo spirito che muove un volontario è la consapevolezza di aiutare la comunità di cui fa parte; in qualche modo sa di soccorrere anche se stesso. Essere cittadino vuol dire essere soggetto a tutte le dinamiche che riguardano chi vive nel medesimo contesto e oggi quel contesto prevede la presenza di un virus insidioso».

«Facciamo questa premessa - prosegue il presidente dell'associazione che riunisce le pubbliche assistenze - perché si moltiplicano sempre più le testimonianze di chi, nel rappresentare la propria vicenda personale o quella di un proprio caro, sottolinea l’impegno come volontario di una associazione - che sia di Pubblica assistenza o di Croce rossa – che si occupa di soccorso sanitario, generando così l’idea che questo di per sé possa essere una potenziale causa di contagio: può esserla ma non per forza».

«A Parma le Assistenze pubbliche e le Croci rosse contano su 6.000 volontari: esclusi i bambini, l’1,5 % della popolazione è impegnata a soccorrere gli altri. La statistica ci insegna che con la medesima percentuale troveremo questi volontari tra i contagiati e, purtroppo, anche tra i deceduti. I nostri volontari sanno di correre dei rischi ed è per questo che insistiamo affinché le forniture dei Dpi siano sempre assicurate. In questo senso anche il prefetto è intervenuto per assicurarci la continuità delle forniture. Ma ciò che facciamo per dare ai volontari l’attenzione che merito è un controllo puntuale dei servizi che svolgono».

«D’intesa con le Aziende sanitarie e ospedaliere si è deciso di sottoporre a controllo quotidiano l’attività dei nostri mezzi per verificare se hanno svolto servizi con persone risultate positive con attivazioni non idonee; in questo caso l’associazione di competenza verifica con il proprio direttore sanitario se l’equipaggio ha agito con i Dpi necessari. Nel dubbio i volontari sono messi in quarantena e, se opportuno, sottoposti al tampone».

«Riteniamo opportuno - prosegue Capece - sottolineare questo percorso perché i volontari impegnati in questa attività - e le loro famiglie - sappiano che abbiamo bisogno del loro prezioso apporto ma anche che abbiamo a cuore la loro salute. Certo, il rischio del contagio esiste e non possiamo escludere che qualcuno possa averlo contratto durante un servizio nei primi momenti della sua diffusione. Siamo però altrettanto convinti che i percorsi formativi per l’insegnamento del corretto utilizzo dei Dpi e la rapidità con cui li abbiamo adottati sia oggi motivo di tranquillità. D’altra parte il nemico è così insidioso che è conviene comportarsi come se fosse sempre presente».