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Coronavirus

Nel sangue le tracce del Covid? Test ancora poco affidabili

06 aprile 2020, 05:06

Nel sangue le tracce del Covid? Test ancora poco affidabili

MONICA TIEZZI

E' iniziato lo scorso giovedì a Parma lo screening, con i test sierologici acquistati dalla Regione, per valutare la presenza di anticorpi che potrebbe dare un indizio sulla immunità acquisita al Covid-19.

AL VIA LO SCREENING

I test - destinati al personale delle aziende sanitarie pubbliche e private - assegnati all’Azienda sanitaria di Parma sono 1.520, quelli all’ospedale di Fidenza Vaio sono 1.760.

Ma sull'affidabilità ed accuratezza dei test è polemica. Invocati dalle Regioni per capire chi ha già superato il virus e ha acquisito una pure breve immunità, i test sierologici «vanno validati in modo metodologicamente rigoroso», ha spiegato nei giorni scorsi il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, aggiungendo che «il loro uso nell'attività diagnostica dell’infezione in atto necessita di ulteriori evidenze sulle loro performance e utilità operativa».

I test, spiega Michele Riva, direttore della Medicina interna dell'ospedale Maggiore e responsabile di oltre 100 posti letto per pazienti Covid, si basano sulla ricerca degli anticorpi IgM e IgG che segnalano, i primi un'immunità immediata e i secondi un'immunità più duratura al coronavirus.

I RISCHI DI ERRORE

«Ma si tratta di un test che non può dare una risposta esaustiva - spiega Riva - perché c'è un dubbio di reattività crociata con virus della stessa famiglia dei coronavirus. Inoltre il Covid-16 esiste già in almeno due tipi e non sappiamo se questi test li comprendano entrambi».

Resta poi il dubbio se l'immunità al Covid-19 sia duratura e permanente, o se abbia un tempo limitato.

«Si tratta di esami che devono essere validati dal ministero della Salute, dopo prove di specificità» aggiunge Paola Affanni, responsabile del laboratorio universitario per la sorveglianza virologica che esegue i tamponi per verificare la positività al Covid-19. Un esame molecolare, quello dei tamponi nasofaringei, basato sull’identificazione di Rna virale che, come ha chiarito venerdì scorso il ministero della Salute, non può essere sostituito dai test sierologici.

COME SI ESEGUONO

I test sierologici di secondo livello si eseguono su un campione di sangue prelevato in vena, come un tradizionale esame del sangue. Quelli di primo livello, i test cosiddetti rapidi, su sangue capillare ottenuto con un pungidito, e sono già diverse le aziende che li vorrebbero commercializzare come autotest e hanno iniziato a proporle ai farmacisti.

Ma anche qui è arrivato lo stop delle autorità, con le indicazioni dell'Istituto superiore di sanità e del Comitato tecnico del ministero della Salute. Quest'ultimo ha chiarito che il test, «per essere destinato all'uso dei profani» dev'essere valutato conforme da un organismo notificato, e al momento «non esiste alcun test basato sull'identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che IgG) diretti verso Sars-CoV-2 validato per la diagnosi rapida di contagio virale o di Covid-19».

STOP AI PRODOTTI VIA WEB

Tanto che l'Antitrust a metà marzo ha oscurato un sito web dove veniva commercializzato un «Rapid test Covid-19» a 24,86 euro.

«Al momento l'Organizzazione mondiale della sanità sta valutando circa 200 nuovi test rapidi basati su differenti approcci, per i cui risultati occorrerà aspettare - dice Fabrizio Piazza, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Parma - Ho pertanto inviato a tutti i colleghi una circolare con la quale sconsiglio per ora di acquistarli».

FARMACISTI CAUTI

Anche Federfarma (l'associazione che riunisce i titolari di farmacie) ha raccolto nei giorni scorsi le note del Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute che hanno rimarcato come «molti dei "test rapidi" abbiano dimostrato risultati erronei».

Anche il gruppo regionale della Lega sabato ha sollevato dubbi sui test (che per ora vengono praticati da Emilia Romagna e Veneto) chiedendo quali sono quelli per lo screening delle categorie a rischio in Emilia-Romagna, e come sono stati validati, e suggerendo di «collaborare e coordinarsi con la Regione Veneto, in modo da utilizzare, per lo screening sierologico, la stessa metodica, ottenendo dati confrontabili».