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IL CASO

Mall, inchiesta chiusa. I pm: «Ecco le accuse ad Alinovi e ai dirigenti»

08 aprile 2020, 05:06

Mall, inchiesta chiusa. I pm: «Ecco le accuse ad Alinovi e ai dirigenti»

GEORGIA AZZALI

Un grande scheletro. E un cantiere fermo da più di un anno e mezzo. Il mall di Baganzola, a poca distanza dall'aeroporto, è finito sotto sequestro giudiziario nel settembre 2018, e nei giorni scorsi l'indagine, portata avanti dalla Finanza e coordinata dai pm Francesca Arienti e Paola Dal Monte, è stata chiusa. Restano sotto inchiesta l'assessore ai Lavori pubblici e all'Urbanistica, Michele Alinovi, così come il direttore del Settore pianificazione territoriale, Dante Bertolini, e il suo predecessore Tiziano Di Bernardo, tutti indagati per abuso d'ufficio.

Al centro dell'inchiesta i permessi di costruzione del centro commerciale rilasciati dal Comune alla società Sviluppi immobiliari parmensi. Via libera concessi nell’ottobre 2017 e nel gennaio 2018, ma in piena violazione, secondo la procura, del Regolamento Enac, che prevede l’ampliamento delle cosiddette zone di tutela attorno agli scali, con l’inserimento di un’ulteriore fascia di rispetto.

Il piano Enac (emendato) a cui si fa riferimento è quello del 28 ottobre 2011, eppure - secondo la procura - nonostante sia i dirigenti che l'assessore sapessero che la realizzazione del mall era già stata inserita dal giugno 2011 nel Piano urbanistico attuativo, «non si attivarono neppure per avviare il procedimento per l'adeguamento del piano di rischio aeroportuale».

Inoltre, l'assessore - scrivono i pm - «già a partire dal 2016 manifestava che l'amministrazione comunale non avrebbe proceduto a revocare e/o sospendere la convenzione stipulata con la società Sviluppi immobiliari parmensi dando come esistenti i permessi di costruire rilasciati solo due anni dopo o, comunque, come venuto in essere e inviolabile il diritto per la società al rilascio dei permessi».

Da parte sua, Alinovi si dice tranquillo: «Ho piena fiducia nella giustizia e ribadisco l'assoluta correttezza del mio operato e della macchina amministrativa», commenta.

Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie o farsi interrogare, poi la procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio.