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Musica

Coruzzi racconta i 72 anni di Patty Pravo

09 aprile 2020, 05:01

Coruzzi racconta i 72 anni di Patty Pravo

MAURO CORUZZI

Nicoletta Strambelli, veneziana, festeggiata da un compleanno il giorno 9 del mese di aprile, è un bagliore che non cessa di essere tale nonostante abbia attraversato più di mezzo secolo con una progressione mai priva di sorprese, sempre un passo avanti, in bilico tra divismo e una vita privata popolata si da svariati mariti ma anche da lunghissime pause di isolamento, una vera Star che attraversa in incognito deserti per mesi e mesi (tutto e il contrario sono una sua costante), modo che Lei ha di rigenerare quella fenice che le abita dentro e che è capace di ogni sortilegio.

Abilissima nella stregoneria dell’imparare in gran velocità quali sono le pozioni che paralizzano gli adepti, questa «gondola» anomala nella sua unicità, diparte da ogni porto possibile per raggiungerne altri, dal «Ragazzo Triste» s’avventura, a poco più di vent’anni, nelle acque perigliose della canzone francese, quella di Jacques Brel, di Leo Ferrè, canta in arabo sulla scia di un’altra stella luminosa dello spettacolo, quella Dalida cui Nik (il nomignolo vezzoso con cui si fa chiamare...) dedicherà un intero album, omaggio e memoria di chi come «Jolanda» (il nome di battesimo) ha lasciato tracce di se...

Nella copiosa cesta del suo ardire da musicista vera, (da bambina studia pianoforte al Conservatorio di Venezia), è l’unica artista italiana ad avere avuto una Prima Serata alla Tv dell’immensa Cina, oggi a noi così dannatamente vicina per il terremoto del coronavirus o Covid 19 che sia, andando a realizzare un intero album proprio là, cantando un brano servendosi di un coro formato da uno sterminato numero di bimbi, passando per la Muraglia Cinese, utilizzata come scenografia naturale per i videoclip e aggiungendo perle su perle ogni volta che l’ispirazione la portava da un’altra parte.

Se Vasco Rossi dice di Lei «è la mia parte femminile, la donna che avrei potuto e voluto essere», Nik canta «Dimmi che non vuoi morire» e il successo torna ad essere detonante, se sceglie il Teatro dove proporre se stessa in una delle sue incredibili trasformazioni (rimanendo Patty Pravo) quel Teatro è la Fenice di Venezia (storica esibizione di un paio d’anni fa, di cui poco e ingiustamente si è parlato) e se oggi marcia dritta verso il Gotha ,con il consueto aspetto da «ragazzina» che le è proprio, lo dobbiamo ad una tipicità assai rara , che appartiene solo a chi ha Carisma, quella dotazione che non s’impara e nemmeno s’insegna.

Patty, con i suoi oltre 100 milioni di dischi venduti, è un simbolo, è la concretizzazione di come, anche col suo contributo fatto di scelte non prevedibili, si sia evoluta la figura femminile nella nostra società, fatta di stereotipi nella maggior parte dei casi, ma Lei ha spazzato via la retorica che l’ha preceduta: «Guai a Voi anime Prave», così vergò il sommo Dante, il quale non poteva nemmeno immaginare che ci sarebbe stato, qualche secolo dopo, un intero esercito di seguaci, ben felici di essere tali , dannati e stregati per l’eternità dal sacro fuoco dell’appartenenza e condivisione a chi ti propone di essere sempre se stessi.

La «Pravità» non è uno stile di vita, è una felicissima declinazione del nostro vivere, la migliore possibile.