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Il delegato Figc di Parma

Martini: «Campionati dilettanti a rischio»

10 aprile 2020, 05:01

Martini: «Campionati dilettanti a rischio»

MARCO BERNARDINI

 

Inutile girarci attorno: allo stato attuale è molto complicato, se non proibitivo, che le società dilettantistiche possano anche solo pensare di tornare in campo nei termini previsti per concludere i rispettivi campionati.

In attesa di capire le decisioni finali della Lnd e le inevitabili conseguenze sulla prossima stagione e non solo, il delegato del Comitato Provinciale della Figc di Parma, Romano Martini, in carica dallo scorso 1° luglio, prova a delineare scenari presenti e, soprattutto, futuri, condizionati dall’emergenza coronavirus.

«Mi riesce molto difficile dire se si potrà riprendere a giocare ma di una cosa sono certo: con le norme emanate, sempre che queste non vengano quasi totalmente rimosse, sarà impossibile per le società dilettantistiche adeguarsi e quindi si verificherà ciò che nessuna persona che ama lo sport auspica: non giocare».

In che maniera il calcio dilettantistico sta affrontando la situazione?

«Credo che dopo un’iniziale e anche comprensibile fase di incertezza perché nessuno aveva percepito la gravità di quanto stesse accadendo abbia consapevolmente accettato in modo disciplinato le scelte del governo italiano. Attualmente le società sono in attesa delle nuove disposizioni».

Come chiuderebbe la stagione in corso?

«Credo che la Figc, da affiliata all’Uefa, non possa discostarsi da quelle che saranno le scelte che riguarderanno l’intera comunità europea ed essendo i campionati nazionali, per caduta, fra di loro interconnessi non si potranno assumere decisioni singole e diverse tra loro. Se poi si dovesse sforare in estate questo comporterebbe una rivisitazione delle norme su assicurazioni, vincoli calciatori e mercato».

In caso di stop definitivo troverebbe giusto dare validità alle varie classifiche?

«Leggo e sento, in merito, dichiarazioni che sono strettamente legate a interessi individuali delle società e qualsiasi decisione sarà assunta provocherà sempre proteste e recriminazioni. Siccome, se si dovrà prendere, si tratterà di una decisione a carattere nazionale ci dovremo tutti adeguare ad essa».

Vi aspettate aiuti dall’alto?

«Se la stagione non dovesse essere portata a termine, sono convinto che la Lnd troverà il modo di dare un contributo adeguato alle società attraverso una forma da definire».

In quante rischiano di sparire?

«E’ certamente prematuro parlare di chiusura da parte di società, di sicuro è auspicabile un ridimensionamento di quelle che sono state a volte anche spese eccessive».

Come si immagina il futuro del calcio dilettantistico?

«Ritengo che, una volta superato il momento di smarrimento, lo sport sia talmente forte che riprenderemo l’attività anche se nulla sarà più come prima. La riforma dei campionati non è fattibile in piena uscita dall’emergenza ma, dopo il fisiologico assestamento, se le società ci faranno presente nuove esigenze, queste verranno valutate con estrema attenzione».

Quali proposte le vengono in mente?

«Innanzitutto, ne approfitto per ringraziare i miei collaboratori che lavorano in modo silenzioso e con grande modestia ma altrettanta capacità. Come delegato provinciale ho sempre sostenuto che il mio ruolo sia di ascolto delle esigenze che nascono dalle società stesse per trasmetterle al presidente regionale Paolo Braiati e di agevolare ogni attività che le società mettono in atto per la formazione e la crescita dei loro atleti».

 

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