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CORONAVIRUS

Case di riposo, via alle ispezioni del Nas. E primi esposti

11 aprile 2020, 05:08

Case di riposo, via alle ispezioni del Nas. E primi esposti

GEORGIA AZZALI

Morti nelle loro stanze. Isolati e separati da settimane, dagli affetti, perché questo virus ha cancellato anche gli addii. O portati in ospedale quando ormai il respiro si era fatto maledettamente corto. Anziani che spesso non rientrano nemmeno nelle statistiche da brividi di uomini e donne cancellati dall'epidemia, perché non sono mai stati sottoposti a tampone. Ma ora qualche numero sta emergendo: sono complessivamente 1.443 le persone morte dal primo febbraio al 6 aprile, mettendo insieme quelle certamente Covid-19 positive (perché sottoposte al tampone) e quelle con sintomi simil-influenzali, secondo il report dell'Istituto superiore di sanità, che ha contattato 577 Rsa sparse in tutta Italia. Solo in Lombardia se ne contano 934, il 51,3% del totale dei deceduti che era ospite nelle strutture; 176 in Emilia Romagna, ma pur sempre il 50% sul numero complessivo dei morti. E proprio in Lombardia cominciano a fioccare le inchieste. Ma anche a Parma il Nas si è già mosso da giorni, con accertamenti in varie case di riposo: nella nostra provincia, ma anche a Piacenza, Reggio Emilia e Modena, i territori su cui si estende la competenza del Nas di Parma.

Ispezioni che i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità portano avanti già da tempo, ma che dopo l'esplosione dell'epidemia stanno diventando più serrate. Gli obiettivi? Accertare se tutte le misure previste per contenere il contagio sono state messe in atto, oltre che il livello di assistenza (anche sanitario) garantito agli anziani. In particolare, i militari stanno puntando a verificare se e quali dispositivi di protezione sono stati dati sia agli operatori che agli ospiti delle strutture.

Mascherine e guanti. Utilizzati sempre? E soprattutto da quando? Risposte che potrebbero diventare cruciali per capire e valutare eventuali carenze. Altro aspetto fondamentale su cui il Nas cercherà di fare luce è quello della distanza di sicurezza degli ospiti, considerando che a volte ci possono essere strutture sovraffollate.

Ma bisognerà anche capire quali procedure sono state avviate e quali passi sono stati fatti quando qualche anziano ha cominciato a manifestare sintomi riconducibili all'infezione da coronavirus. E poi: quanti tamponi sono stati richiesti e fatti? E per chi è stato deciso il trasferimento in ospedale?

Su delega o di propria iniziativa, il Nas si sta mobilitando da giorni. Ma anche in procura stanno arrivando le prime denunce. «Un esposto, in particolare, riguarda una residenza per anziani in provincia - spiega il procuratore Alfonso D'Avino -. È stato firmato da un medico, che sostanzialmente mette in evidenza il rischio contagio nella struttura. L'esposto è già stato affidato al gruppo dei pm per i reati di competenza».

Siamo in una fase iniziale. Ma ormai si susseguono segnalazioni da parte di familiari, operatori e sindacati, oltre che interrogazioni di varie forze politiche. E i reati principali - tutti da dimostrare, ma ipotizzabili in questi casi - sono gravi: epidemia colposa e omicidio colposo.