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Borgotaro

Si è spento il sorriso di Raffaele Cresci, spirito libero e innamorato della vita

11 aprile 2020, 05:02

Si è spento il sorriso di Raffaele Cresci, spirito libero e innamorato della vita

ROBERTO LONGONI

BORGOTARO - Anche stavolta era tornato, lui che amava prendeva il largo. Dopo due settimane di terapia intensiva, passate a faccia in giù in un letto d'ospedale, aveva rivisto il sole.

«Che bello, ce l'ho fatta» aveva esclamato nella videochiamata alla moglie e alle figlie, dopo essere stato liberato del tubo del respiratore in gola. Era spossato e confuso, ma aveva ritrovato il sorriso per la vittoria sul coronavirus. Un'ultima gioia, una tragica illusione: Raffaele Cresci è morto tre giorni dopo aver creduto di essersi salvato. All'improvviso, le sue condizioni sono precipitate, e non c'è stato più nulla da fare. Aveva 62 anni. Il suoi resti saranno cremati martedì a Carrara, e mercoledì le ceneri saranno tumulate a Bedonia, dove riposano i genitori.

Spirito libero, aveva il sorriso per bandiera, il mondo come campo da gioco e la Valle come patria tra Borgotaro, Compiano e Bedonia. Nella casa di famiglia di Cavi di Lavagna aveva cercato rifugio, quando la pandemia aveva cominciato a mietere vittime anche tra i nostri monti. Da quasi trent'anni viveva con quattro by-pass al cuore e poi doveva fare i conti con il diabete, con i reni acciaccati. Sapeva di essere terribilmente a rischio. «Meglio che vada qualche giorno via» aveva detto agli amici. Nel Tigullio era arrivato quando nessuno poteva immaginare che l'Italia intera sarebbe stata blindata. Ha fatto in tempo a vivere le ultime ore serene con la moglie Nelli Biolzi e con le figlie Anastasia, di 21 anni, e Andrea, di 18. Poi, lui era rimasto al mare. Non c'è stata gradualità nella malattia: due giorni dopo, Cresci è stato ricoverato e subito intubato all'ospedale di Sestri Levante, dove si è spento martedì notte.

Lo chiamavano bonariamente «Tano il bandito» per quel suo fare guascone, per l'allergia ai confini della vita tranquilla. Come un poeta improvvisa le rime, lui improvvisava i giorni. Il suo nome è legato allo storico negozio di abbigliamento e tessuti, in centro a Borgotaro, strategico per i valtaresi, a due passi dal mercato del lunedì . A gestirlo per tanto tempo era stata la madre Luigia (Gina) Carmeli, rimasta presto vedova. Raffaele aveva cominciato a dare una mano dietro quel banco. Era chiaro fin da subito che il diploma in ragioneria non sarebbe stata la sua bussola: troppo dinamico.

Era un estroso, innamorato delle cose belle, dopo essersi dedicato da ragazzo a motocross ed enduro. Da adulto, il suo debole era per le auto d'epoca: ne ha avute tante, tra queste un'Alfa Romeo Montreal, un Ferrari Mondial cabrio e un Testarossa, molte Porsche (quanti neosposi della Valle, poi, sono ripartiti a bordo della sua Jaguar cabrio 12 cilindri). Gli piaceva guidarle e mostrarle, d'accordo, ma anche condividerle: spesso era lui stesso a proporre un giro di prova agli amici. E di amici ne aveva tanti. In tutta l'Emilia era conosciuto per la passione per gli orologi: li smontava e li rimontava, smascherava le imitazioni. Passioni che hanno anche sfiorato la professione. Verso la fine degli anni '80, aveva aperto un pub sotto l'albergo San Marco a Bedonia: lui, un borgotarese... Per quasi un decennio era stata una finestra aperta tra i nostri monti: tanti i gruppi di fuori che ci andarono a suonare, chiamati da lui.

Esuberante, nel pub Cresci era nella propria dimensione. Lui che amava stare in baracca, parlare con tutti. Di certo, era più da champagne che da malvasia. Ma con la sua generosità non lo faceva pesare. Non era uno smargiasso, piuttosto un trainer. Uno che fino a qualche decennio fa, un dopocena qualsiasi, all'improvviso, lanciava l'idea di una puntata in Versilia. Prima che cadesse il Muro, quante volte è partito con gli amici Praga. Per il gusto di far divertire, una notte collezionò una serie di multe, esibendosi in testacoda a ripetizione in un piazzale. Era di compagnia, ma da buon esploratore sentiva anche l'esigenza di stare solo: e allora spariva per un paio di giorni. «Sono stato un po' qua e un po' là» spiegava al ritorno. Gli altri ormai sapevano e non si preoccupavano. Chissà per quanto lo aspetteranno ancora.