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Coronavirus

Valera, l'impianto in funzione sette giorni su sette

12 aprile 2020, 05:07

Valera, l'impianto in funzione sette giorni su sette

CHIARA POZZATI

Come affacciarsi sull’abisso. Entri dalla porta e le vedi: ventuno bare in noce sono ordinatamente disposte ai lati della stanza.

Due ali in legno sovrastate da crocifissi e nomi a cui non è giusto avvicinarsi. Niente caos, solo il brusio sommesso di un impianto che da oltre un mese non conosce tregua. Nella saletta accanto altri quindici feretri attendono, custoditi da chi per mestiere (vocazione?) vive il tempio crematorio.

Oggi l’impianto funziona sette giorni su sette, per venti ore filate su ventiquattro: la media è di tredici, quattordici salme cremate al giorno, quasi il doppio rispetto a un periodo di normalità. Ma nell’ora più buia, la sala del commiato ha cambiato pelle: diventando camera mortuaria per accogliere fino a 60 feretri. Così, da Valera affiorano le altre storie del Covid-19.

Quella di chi non ce l’ha fatta, dei tanti che restano, spezzati da un’emergenza ben lontana dall’archiviazione. Per scongiurare collassi, da questo venerdì sono pronte le camere refrigerate, fornite dal Comune nei giorni scorsi, per accogliere salme in attesa della cremazione.

L’augurio di tutti è che rimangano inutilizzate. Sono riprese anche le possibilità di richiedere questo servizio, tanto che il telefono negli uffici non smette di suonare. Al di là dei dati confortanti sul calo dei contagi, «l’impressione è che, addetti ai lavori a parte, la popolazione non abbia ben presente la portata di quanto accaduto. La fase dell’emergenza non è ancora finita, anzi credo che questo sia il momento più delicato. Non abbassiamo la guardia proprio ora».

Marco Matrullo direttore del tempio, riavvolge il nastro dell’ultimo mese, raccontando di «una squadra che non si è risparmiata e di un sistema che sa fare rete». Occhi che frugano dentro, piglio di chi con la morte è abituato a convivere, mai a scherzare: Matrullo è il responsabile dell'“unità operativa” parmigiana di Altair, gruppo leader nel settore della cremazione. «Chiariamo subito una cosa: qui lavoriamo con persone, e nessuno è mai stato lasciato indietro o dimenticato. Specialmente oggi, che i familiari non possono entrare: siamo noi ad accompagnare i cari di tutti nell’ultimo viaggio. I miei collaboratori ed io siamo abituati a considerarli come se fossero nostri affetti. Ecco perché c’è grande umanità oltre a professionalità». Ha il tono dell’urgenza Matrullo che non nega come anche Parma abbia vissuto e viva tuttora l’esodo dei propri cari: «Purtroppo, arginare una situazione del genere ha comportato uno sforzo da parte di tutti. Oltre ad ampliare i turni e alle nuove assunzioni per proseguire nel nostro compito, molti defunti sono stati tumulati al cimitero della Villetta in attesa della cremazione, ma non è bastato. Visti anche i numeri, non potevamo accogliere più richieste come concordato col Comune, con Ade, e con la Protezione civile locali, con cui ci confrontiamo costantemente. Ecco perché molte salme sono state cremate altrove».

Stesso motivo per cui la nostra città non ha potuto accogliere i “caduti” di Bergamo, «ma altri impianti crematori del gruppo Altair, che siede alla cabina di regia nazionale insieme alle altre istituzioni, hanno potuto aprire le porte e accogliere le domande». Marco, una laurea in ingegneria nel cassetto, e due gemelli di 8 anni che ogni giorno chiedono dove vada il papà, ammette che «la paura c’è, ma è proprio quella che ti salva: sei sempre sull’attenti e gli errori non sono concessi». Partenopeo d’origine, ha iniziato la sua «avventura» nel tempio crematorio, dieci anni fa. Giusto a maggio festeggerà il suo ingresso a Valera. «Ho iniziato un po’ per curiosità, un po’ per caso. Ma su tutto aleggia il rispetto. Devo dire che siamo molto fortunati: Altair è interlocutore serio a livello nazionale, ha fatto di tutto per proteggerci riuscendo a reperire i dpi, ma ha addirittura aperto per ogni dipendente un’ulteriore polizza assicurativa legata a questa emergenza». E aggiunge: «Quel che più conta è la vicinanza: il presidente, Paolo Zanghieri, è più volte venuto a trovarci nell’impianto parmigiano per infonderci coraggio e fiducia». Marco non vede bare, ma persone. I figli di una Parma in affanno, dove si muore per Covid ogni giorno: «Perché questo sacrificio non sia vano, occorre tenere duro e restare in casa». Pasqua e Pasquetta compresi.

TRENTA SALME IN ATTESA DI CREMAZIONE

Ci sono immagini che non si dimenticano. Come l’infilata di loculi dedicati a parte delle vittime di Covid-19, nell’ala San Giuseppe della Villetta. Non aridi bollettini, ma facce, che con le loro storie allontano cifre e bilanci per avvicinarci alla vita vera. Sono una trentina i parmigiani in attesa di cremazione. Seppur temporanea, la sepoltura non manca di dignità: lumi e mazzi di fiori, lasciati da consegnare agli operatori di Ade. Così si piange e ricorda di fronte al cancello di viale Villetta, ancora offlimits. Uomini e donne, settantenni, cinquantenni, quarantenni: tutti i caduti di una guerra impari. Vite spezzate e famiglie divise. Salme tumulate in attesa di poter essere cremate. Oltre ai volti segnati dal tempo, spicca una giovane. Corona d’alloro in testa, è radiosa in quella fotografia scattata forse nel giorno della laurea. Si è spenta nel 2020 a poco più di trent’anni: «Anche lei a suo modo è stata una vittima del coronavirus: nonostante se ne sia andata per un altro male, non ha ancora potuto raggiungere la sua terra natia e i parenti non hanno potuto venire qui». Parola di Giuseppe Battistini, responsabile operativo di Ade, nonché angelo custode della Villetta. Fino a fine marzo le bare, a quota cento, erano sistemate in diverse aree della Villetta, dalla galleria Nord, a quella Sud – Est, passando per la camera mortuaria. Caduti sotto le sferzate di un virus che nemmeno la Pasqua sembra placare. «Purtroppo, quando il numero dei decessi giornalieri è balzato, siamo arrivati fino a tredici sepolture al giorno» chiosa Battistini, una roccia per chi lavora al campo santo. Attualmente si celebrano 6, 7 funerali al giorno, mentre la media è di tre al massimo. L’ultimo è stato ieri mattina, in un Sabato Santo accarezzato dal sole. Un viaggio in solitaria, ma con la rispettosa presenza dei becchini per esequie, sepoltura, e quei piccoli gesti d’umanità che il Covid non riesce a cancellare. Soprattutto a Pasqua. Ch.Poz.