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Scenari

Cinema, il futuro si gioca adesso

14 aprile 2020, 05:02

Cinema, il futuro si gioca adesso

FILIBERTO MOLOSSI

 

Bisognerà pur decidere - e in fretta - chi si vuole essere, quale parte recitare: se il replicante che, sotto la pioggia battente, sa che è tempo di morire o il cacciatore di androidi, salvato in extremis, protagonista di un film bellissimo ovunque, ma al cinema un po' di più.

Il coronavirus ha cambiato tutto: ha accelerato alcune situazioni, ne ha stravolte altre. Vale per ogni settore e non fa eccezione il cinema. Che anzi, più di altre forme di spettacolo e di arte, sembra trovarsi a un bivio, a una sorta di svolta.

Cosa accadrà alle sale cinematografiche? Quando riapriranno? E con quali modalità? Solo l'altro giorno un quotidiano romano azzardava una data, sempre se il virus avrà mollato la presa: dicembre. Bene? Mica tanto. Sarebbe come sancire una paralisi lunga nove mesi: abbastanza per rischiare di mandare all'aria un intero settore.

L'INTERVENTO DI NOLAN

Sull'argomento credo che sia illuminante l'intervento che Christopher Nolan, il regista di «Inception», «Interstellar» e «Dunkirk» (sì, insomma: un genio), ha scritto nei giorni scorsi sulle colonne dell'assai autorevole Washington Post (già, quello del film di Spielberg, del Watergate, del manifesto di Unabomber...): cosa dice Nolan? In sostanza che abbiamo bisogno del cinema: e delle sale cinematografiche. «Ci sono parti della vita che sono certamente più importanti rispetto all’andare al cinema, ma quando capiamo quello che le sale possono offrire, queste parti della vita non sono così tante come potevamo pensare», sottolinea il cineasta.

Che aggiunge: «Il cinema è una parte fondamentale della vita sociale, in grado di offrire lavoro a tanti e intrattenimento a tutti». Ecco, questo è un punto fondamentale: perché Nolan non dimentica nessuno. Non parla per i registi e per le star, ma anche per i proiezionisti, per chi i biglietti li compra e chi li vende, per «quelli che promuovono i film e quelli che puliscono i bagni».

In attesa di un vaccino è chiaro che il ritorno nei cinema sarà molto graduale: ma al di là di quando le sale riapriranno, se a dicembre o a settembre (come sostengono altri) o, se le cose si mettessero bene, in estate con le meno problematiche arene - ovviamente, qualunque sarà il giorno, in sicurezza, coi posti contingentati e gli ingressi scaglionati (o quel che servirà) -, è chiaro sin d'ora che non si può (e soprattutto non si deve) abbandonare il settore cinema a se stesso: servono aiuti, garanzie, fondi e misure specifiche di sostegno (da parte di regione e Stato) se non vogliamo ritrovarci - a emergenza conclusa - in un mondo di macerie culturali. «Le sale cinematografiche - scrive Nolan - avranno bisogno del nostro aiuto». Vale per gli States come per tutto il resto del mondo.

FILM NUOVI ON DEMAND

Poi è chiaro: si può fare a meno di qualunque cosa. Anche delle sale cinematografiche: ma se dipartita ci sarà mai (e nel caso ne piangerei) vorrei che fosse per morte naturale e non perché uccise da questo o quel virus. Perché è ovvio che - ora più che mai - la tentazione del mercato a trovare altre strade, altre soluzioni, è forte. La sala non è, o almeno non più, il terminale unico dei film. Che possono essere visti sul divano di casa propria on demand, in streaming, su questa o quella piattaforma: film nuovi, fatti debuttare direttamente in video, che da domani la Gazzetta recensirà in una pagina apposita, nella speranza di tornare presto a raccontare e valutare anche quelli usciti nei cinema. Diversi i titoli di film, anche di un certo peso, che hanno seguito questa strada, preferendo non aspettare la riapertura delle sale: da «Emma» a «L'uomo invisibile», da «Trolls World Tour» a «Tornare a vincere» con Ben Affleck. Un solo caso, per ora, in Italia: «Un figlio di nome Erasmus», la commedia on the road con Luca e Paolo, che onestamente però non sposta gli equilibri.

Ma di sicuro, specie nell'epoca pre-vaccino (con le sale chiuse o contingentate, quando, a parte i fedelissimi, gli spettatori occasionali faticheranno a tornarci), all'on demand si guarderà con sempre maggiore interesse: la Universal, ad esempio, è stata la prima delle grandi case a scommettere (anche se il blockbuster annunciato «Fast and Furious» 9 l'ha fatto slittare prudentemente al 2021...) sul noleggio online. Che oggi suona come un «meglio che niente», ma che in un domani potrebbe trasformarsi come in una scelta esclusiva o alternativa rispetto a quella delle sale. Detta così è chiaro che potremmo essere sulla soglia di un cambiamento epocale.

INFURIA IL DIBATTITO

E il dibattito, non a caso, infuria. Per un Giovanni Veronesi (il regista di «Manuale d'amore» e «Moschettieri del re») che appoggia l'idea dei film in streaming, consiglia Verdone di fare uscire il suo nuovo film on demand e su Twitter scrive «non si capisce che cosa ci vuole per mettersi d’accordo. La gente sta a casa adesso, quindi li spenderebbe volentieri 10 euro per vedere un film che non è uscito. Lo vede tutta la famiglia, è pure conveniente ma almeno questi film hanno una vita», c'è un Francesco Bruni («Scialla», «Tutto quello che vuoi»), che in questi giorni avrebbe dovuto lanciare un film dal titolo profetico, «Andrà tutto bene», con Kim Rossi Stuart, che si dice invece fermamente contrario a mettere la sua pellicola su piattaforme a pagamento, tagliando così fuori le sale.

LO STATO DELLE SALE

È un momento di grande incertezza e si procede più che altro per tentativi: alcune sale come il Beltrade di Milano propongono direttamente sul loro sito film in streaming a pagamento o a titolo gratuito. Altri, come il Truffaut di Modena offrono 3 mesi gratis di cinema con Mubi, la piattaforma online nota per l'attenzione al cinema d'autore. Altri ancora inviano lettere aperte al proprio pubblico, veri e propri manifesti di resistenza culturale, come quello di Antonio Sancassani, mitico esercente del Mexico di Milano, ripostato molto opportunamente dalla pagina Facebook «Cinema a Parma», tra le più vivaci del settore. E nella nostra città? Qual è la situazione dei nostri 22 schermi? L'impressione è che si lavori nell'ombra, aspettando tempi migliori: e di avere soprattutto qualche certezza in più.

PERCHÉ ANDIAMO AL CINEMA

Ma mentre continuiamo la battaglia al virus sarà bene fare nostro il pensiero di Nolan: «Forse, proprio come è capitato a me - spiega il regista - pensavate di andare al cinema per il suono, per i pop-corn e le bevande, o per le star. Ma non è così. Andavamo al cinema per farci del bene l’uno con l’altro». È così: e dovremo fare in modo che lo sia ancora.