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Coronavirus

Maggiore: ricoveri in calo, dimissioni in aumento

14 aprile 2020, 05:08

Maggiore: ricoveri in calo, dimissioni in aumento

ROBERTO LONGONI

Respira Parma e respira l'ospedale. Il trend è confermato: calano gli accessi e aumentano le dimissioni, e i nuovi ricoverati mostrano sintomi meno gravi di chi invece era ricoverato nelle scorse settimane. Non solo. Fino a pochi giorni fa, chi si presentava al Pronto soccorso convinto di essere stato colpito solo da una brutta influenza spesso scopriva di essere affetto dal Covid-19. Ora è il contrario: molti parmigiani, per i quali si temeva il contagio, in realtà sarebbero alle prese con altre patologie. Giusto sospettarlo, fino all'eventuale smentita dei tamponi.

«Ventitré sono stati gli accessi al Pronto soccorso dalle 7 di Pasqua alle 7 di oggi (ieri per chi legge, ndr) - spiega Francesco Scioscioli, direttore del Pronto soccorso e medicina d'urgenza del Maggiore -. E solo quattro, dopo le indagini radiologiche, hanno mostrato i segni della polmonite interstiziale». Si può cominciare a parlare di una fase 2 anche sotto il profilo medico: è quella in cui saranno sempre più importanti i cosiddetti «reparti grigi», per seguire i pazienti per i quali l'infezione da Covid-19 non è certa. Malati forse (solo) d'altro, ma con i quali si devono prendere le medesime cautele necessarie con gli infetti.

È un grigio speranza, quello di questi reparti. «In attesa di tempi migliori, ci entriamo con la tuta e tutti presidi, come se anche questi pazienti fossero contagiati». A Riccardo Volpi, direttore della Clinica medica del Maggiore, il calo dei ricoveri degli ultimi giorni ha permesso di liberare il secondo piano del padiglione Ortopedie riconvertito Covid del quale è responsabile. «E ora - aggiunge - stiamo chiudendo il quarto piano, per avere a disposizione anche quello come reparto "grigio". La sanificazione richiederà un giorno. Poi, potremo cominciare a trasferire anche lì i primi pazienti per i quali non c'è diagnosi certa di Covid-19». Al padiglione Ortopedie non c'è stato nessun ricovero pasquale: solo trasferimenti interni, nel cammino verso la «zona grigia». Chi l'avrebbe mai detto che anche questa locuzione potesse avere un significato positivo?

La mancanza di eclatanti novità può corrispondere già a una buona notizia. Lo sa bene chi cerca di strappare alla morte i pazienti più gravi. «In Prima anestesia a Pasqua i nostri pazienti erano quelli dei giorni appena precedenti - spiega il primario Sandra Rossi, direttrice del Dipartimento emergenza urgenza -. Ma speriamo di poter presto procedere ad alcune dimissioni». Nessuno abbassa la guardia, ma l'atmosfera è appena più tranquilla. Tanto che Sandra Rossi ed Edoardo Picetti si sono concessi il lusso di condividere con i medici e gli infermieri di turno alle 13 di Pasqua una colomba e un uovo («Continuiamo a ricevere cibo e dolci dalla gente» sorride il primario). Il regalo di numeri sempre in calo si spera di averlo nei prossimi giorni. Meno in stato d'assedio il reparto e meno cupo l'orizzonte. «In Pronto soccorso sono molto calati gli accessi» sottolinea Sandra Rossi, che lì vede il futuro prossimo di Rianimazione, prima di aggiungere: «Bisogna comunque ricordarsi i 400 parmigiani ancora ricoverati con questa patologia».

Tra questi, molti sono al Barbieri, dove il numero dei dimessi compensa quello dei nuovi entrati. «Anzi - dice Tiziana Meschi, direttore dell'Unità operativa di Medicina interna e Lungodegenza critica - i primi stanno superando gli altri. Siamo scesi a 6/7 accessi al giorno, quando nella terza settimana di marzo avevamo anche 75 ricoveri in 16 ore». Molti posti letto nel padiglione sono stati liberati: ora ne sono occupati 180, ai quali si aggiungono i 50 del padiglione 26, a sua volta affidato a Tiziana Meschi. Il flusso attuale, spiega la responsabile del Barbieri «consente di far arrivare i malati prima e di seguirli in modi ancora più personalizzati».

Buone notizie anche dalla Torre delle medicine, i cui reparti Covid sono gestiti da Michele Riva. «Negli ultimi giorni - spiega il direttore della Medicina interna del Maggiore - nei nostri reparti abbiamo avuto 15/20 dimissioni: e i ricoveri non sono mai stati più di dieci. Da 137 letti occupati siamo scesi a 78. Inoltre, i pazienti sono meno gravi: accedono a cure in tempi più ristretti e sempre più mirate, anche perché qualcosa di più cominciamo a saperlo del nemico. Ma restiamo sempre in condizioni di massima allerta. Non ci si può ancora rilassare». Nessuno può farlo: né chi è in trincea in ospedale né chi la trincea deve difenderla tra le mura domestiche.