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Coronavirus

Edi Maiavacchi, il Maggiore piange la prima infermiera morta sul campo

16 aprile 2020, 05:08

Edi Maiavacchi, il Maggiore piange la prima infermiera morta sul campo

ISABELLA SPAGNOLI

Edi Maiavacchi aveva 61 anni. Era una donna ancora giovane, solare e forte. Una donna che ad averla guardata bene avresti detto: può capitare a tutti ma non lei. Ma il Coronavirus non ha badato a logiche, non ha fatto i conti con tutto ciò che Edi ha seminato durante la sua vita dedicata agli altri e non l’ha risparmiata strappandola all’affetto dei suoi cari, dei colleghi e degli amici che la amavano tanto.

Edi è stata la prima infermiera caduta sul campo. La prima del nostro ospedale a non avercela fatta.

Un triste primato il suo, che lascia l’amaro in bocca a chi l’ha conosciuta e che ha avuto la fortuna di lavorare al suo fianco. Il marito Fedele Ladisa ricorda gli ultimi giorni, quando sua moglie era ricoverata in Ospedale. «Nessuno può capire lo strazio che provoca l’attesa di un bollettino medico stringato che sembra non arrivare mai. Ore che passano interminabili senza avere notizie del tuo amore. L’attesa mi ha logorato l’anima». Edi amava la vita e i suoi figli: Paolo che lavora come programmatore informatico in Svizzera e Marco, maresciallo dei carabinieri in Sicilia. «Li ha cresciuti rendendoli autonomi fin da ragazzi, ha saputo donare loro gli strumenti necessari al fine che sapessero affrontare la vita da uomini. Erano la sua più grande gioia - sottolinea il signor Fedele che svela le passioni che coltivava Edi -. La cucina, i viaggi e la lettura. Lei era la mia benzina, il mio motivo di vita. Con umiltà esprimo un grande desiderio: lei è la prima infermiera ad essere morta sul campo ma vorrei che un giorno si potesse organizzare una cerimonia per tutti i dipendenti della nostra Azienda Ospedaliera, caduti sul lavoro. Mi piacerebbe che mia moglie fosse ricordata in qualche modo. Lo meritava».

Massimo Fabi, direttore dell’Ospedale Maggiore spiega: «Siamo profondamente addolorati per la perdita di Edi Maiavacchi, collega stimata che ha trascorso tutta la sua carriera lavorativa nel mondo della sanità a servizio del prossimo. A nome di tutti i professionisti dell’ospedale esprimo sincero cordoglio alla famiglia alla quale sono molto vicino».

Tiziana Meschi, direttore Padiglione Barbieri Covid - 19, parla di Edi come di una persona meravigliosa. «Con lei avevo un rapporto personale: era una persona molto valida dal punto di vista professionale e una donna gentilissima, molto dolce e delicata. Moglie del nostro coordinatore infermieristico del terzo piano del Barbieri (purtroppo anche lui ora ammalato) era un importante punto di riferimento per la Neuroradiologia. Quando è stata colpita dal Covid - 19 è stata ricoverata nel mio reparto poi è stata trasferita in Rianimazione. Fino in ultimo abbiamo cercato di darle forza e speranza ma purtroppo l’illusione è durata poco, il trend non era positivo. Edi ha lasciato un grande vuoto, dal punto di vista umano si perde una persona unica. Speciale».

Con immensa stima la ricorda anche Massimo De Filippo direttore della struttura complessa di Radiologia che sottolinea quanto Edi fosse amata dai medici, dal personale e dai pazienti del Reparto. «Era infermiera professionale e attualmente si occupava sia della segreteria, sia di fissare gli appuntamenti per i ricoverati. Sempre disponibile ed empatica era prossima alla pensione. La ricorderò sempre con il sorriso sulle labbra».