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Cervelli in fuga

Gianmarco Avanzini: «Così a Londra aiuto a combattere il virus»

16 aprile 2020, 05:01

Gianmarco Avanzini: «Così a Londra aiuto a combattere il virus»

KATIA GOLINI

Quando mamma Roberta e papà Giorgio, al principio dell'emergenza, lo hanno invitato a tornare a casa non ha esitato: «Anche qui c'è bisogno di me. Resto». Ai primi di marzo in Gran Bretagna ancora non era esplosa la paura, ma i segnali che qualcosa non andava c'erano già. Gianmarco Avanzini ha toccato con mano e non si è tirato indietro.

Originario di Colorno - i genitori gestiscono una macelleria in paese -, l'entusiasmo e la voglia di vivere dei suoi 24 anni, subito dopo la laurea (all'Università di Parma) ha preso ed è partito. Ora lavora come tecnico di radiologia all'ospedale di Southend-on-Sea, città a una cinquantina di chilometri da Londra, un'oretta di treno per arrivare in centro metropoli. «Terminati gli studi mi sono guardato intorno. In Italia non c'erano molte possibilità di impiego così quando si è presentata l'occasione di andare a Londra l'ho presa al volo. Ho pensato che un'esperienza all'estero sarebbe stata comunque utile. Stando qui mi sono reso conto che, oltre l'esperienza all'estero è l'esperienza professionale che conta. Si lavora, si impara, si può fare carriera. Anche per chi non è inglese come me e nonostante la Brexit le opportunità di crescita sono molteplici».

Anche per questo motivo Gianmarco, giovane cervello in fuga, ha deciso di restare. E di affrontare l'emergenza sanitaria in prima linea. «Quando in Italia cominciavano le prime chiusure qui ancora non si parlava dell'epidemia. Nella squadra del mio dipartimento siamo in tanti non inglesi e i racconti dei nostri familiari erano piuttosto preoccupanti. Intanto in ospedale abbiamo cominciato a notare un aumento di persone che arrivavano al pronto soccorso e poi passavano dal nostro reparto con polmoniti anomale». L'ospedale pubblico in cui Gianmarco lavora serve un bacino di utenza di circa 350mila persone, più o meno come il nostro ospedale Maggiore.

Anche lì la radiologia, con il passare dei giorni, è stata letteralmente presa d'assalto. «Ai controlli di routine di pazienti che arrivavano dal Ps o dall'ortopedia hanno cominciato ad aggiungersi i casi-Covid. In un primo momento non si è fatto molto per proteggere gli operatori anche perché i sussidi scarseggiavano, proprio come in Italia: poche mascherine soprattutto. Poi anche qui ci siamo attrezzati. Oggi l'organizzazione prevede che siamo noi ad andare dai pazienti-covid nei reparti in cui sono ricoverati in isolamento. Ci vestiamo di tutto punto con le tute apposite, gli occhiali, i guanti e le mascherine e l'attrezzatura necessaria. E' incredibile perché per ogni paziente ci servono circa 15 minuti per vestirci e altrettanti per svestirci in sicurezza. Paura? No. Sa qual è la cosa che ha cambiato in meglio il nostro lavoro? Sono stati ridotti gli orari dei turni di lavoro per darci la possibilità di riprendere le forze e per ridurre i margini di rischio: da 7 ore mezza al giorno siamo passati a 6». Dal principio della pandemia all'emergenza la Gran Bretagna ha temporeggiato non poco prima di corree ai ripari.

«Sì, è vero. Ma in un paio di giorni, veramente un paio di giorni, l'ospedale si è completamente trasformato. Sono stati creati posti letto per accogliere gli infetti in tempi record. Di dieci sale operatorie solo due sono rimaste attive perché le altre sono diventate spazi per l'emergenza. Ho visto una grande efficienza».

E di Boris Johnson che dire? «Gli inglesi sono divisi, qui a Londra la maggior parte è contraria alla Brexit. Sul modo in cui ha affrontato l'emergenza, molti pensano che abbia fatto una scelta azzardata dicendo che si doveva puntare sull'immunità di gregge, senza adottare misure di distanziamento sociale o chiusura di attività produttive. Poi si è accorto che avrebbe portato il Paese alla rovina ed è corso ai ripari. Oggi sono in atto misure restrittive ma non severe come in Italia. Inoltre fanno pochi controlli. Va detto però che i britannici sono ubbidienti per definizione».

 

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