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Il virus in dialetto

Il lockdown? A Parma è «stär sarè su in ca'»

16 aprile 2020, 05:05

Il lockdown? A Parma è «stär sarè su in ca'»

LORENZO SARTORIO

Per tutto il mondo è il «lockdown». Per i «pramzàn dal sas» significa più semplicemente «stär sarè su in ca'» . Ed anche se corrisponde ad un preciso dovere per combattere questo maledetto virus, con queste giornate primaverili, non è una cosa piacevole. Anche perché, contravvenendo ai vecchi adagi popolari che vogliono un aprile piovoso «avril tutt i gióron un baril», quest'anno, ironia della sorte, questo mese non ci ha regalato nemmeno una goccia d'acqua, neppure una nuvola ma cieli tersi, sereni ed una temperatura che mal si addice allo stare in casa.

Anche la parmigianità è dunque costretta a sottostare a queste regole adattandosi come può e sfoderando tutta la simpatia, il sarcasmo e l'ironia di cui è sempre stata capace.

Enrico Maletti, ad esempio, ha colto l'occasione di questo momento di costrizione in casa per approfondire le sue ricerche sul dialetto comunicando ogni giorno, tramite il suo sito, con i tantissimi fans. Tante trasmissioni televisive invitano i forzati del coronavirus a cimentarsi in cucina. Enrico non ci pensa minimamente anche perché la moglie Cristina, come ogni brava rezdóra, preferisce che il marito non si avvicini ai fornelli. «L'é méj ch' al récita dil poezjj ch' l'é sens' ätor pu bräv».

Alberto Michelotti non manca ogni giorno di telefonare agli amici del cuore comunicando sempre in pramzàn. «Al virus? S'al fuss stè in camp- dice Berto - cuand arbiträva mi l'ariss casè fóra, mìga con al cartlén ròss, mo con 'na psäda in-t-al cul».

Ad Adriano Catelli mancano i quotidiani «pattugliamenti» nella sua Cittadella, dov'è stato custode oltre 60 anni, sullo Stradone ed in Viale delle Rimembranze. «Oltre guardare un po' di televisione - confessa lo sceriffo della fortezza farnesiana - sfoglio con mia moglie l'album dove conservo vecchie foto della Cittadella e dell'ostello. Che nostalgia! Sa säva ch' l'andäva a fnir acsi am' fäva sarär su in Citadéla con i mè zghiràg' (scoiattoli), i mè ozlén, i mè nàdor selvatich e ch' il pianti secoläri chi m' àn fat compagnia tutt la vìtta».

Claudio Mendogni, nella sua cantina, ha riscoperto quell'estro di maestro d'ascia che lo ha accompagnato tutta la vita nel creare infrastrutture in legno. Ma anche lui, come l'amico di sempre Adriano, sfoglia l'album di foto che lo ritraggono quando era l'anima ed il cuore della Corale Verdi immersa nel cuore antico dedlà da l'acua dove al djalètt si mescolava ai cori improvvisati di quei coristi dalle mani callose che, nella vita, facevano i manovali o i facchini. «Cla génta bón'na e generoza dal popol ch' l'à fat nasor la Coräla».

Claudio Cavazzini, presidente della Famija Pramzana, dalla sua casa di borgo Poi, esce solo per andare a comprare al cavàl pìsst dal cavalär di fiducia con, al guinzaglio, i fedelissimi due cani anch' essi fruitori di cavallo pesto. «A magnär al cavàl pìsst - sostiene Claudio – a 'n s' cjapa mìga al virus. Mo magnär äd l'ätra roba sé vìsst còll ch' l'é capite».

Corradone Marvasi non può mollare la sua impresa che realizza e controlla contenitori ad uso farmaceutico.

Ma il presidentissimo dell'Aquila Longhi è in prima linea anche a fianco del grande cuore di Parma com'è accaduto anche di recente insieme al Centro di coordinamento dei Parma Club. «Al virus - sorride Corradone - al scapa solamént se al post ädla Luciana, in cuzén'na, a fagh da magnär mi. Al ciaparìs paura».

Mario Lafranca e Francone Dodi, con i sopravissuti dell'”Orchestra Millelitri”, hanno una certezza :«se al virus al s' prezénta da nojätor, a forsa äd bicér äd vén, al metèmma fóra combatimént».

Gigètt Misträli, decano del loggione del Regio, sfodera tutta la sua impareggiabile vis ironica. «In' m'àn mìga lighè i todèssch in témp äd guéra, mo è posìbbil che adésa a sia costrètt a j arést domiciliär p' r un bagàj ch' l'é saltè fóra dai parpastrél (pipistrelli) e dal bissi?». Per pasquetta Gigètt, dalla finestra della sua casetta di via Bixio, ha voluto dedicare ai medici e agli infermieri dell'Ospedale alcuni versi di Renzo Pezzani che, molto eloquentemente, rappresentano lo stato d'animo dei parmigiani in tempo di Covid 19 : «J én bräz dal to fógh/ l'é pan ädla to téra/ J'én storjj contädi/ ala nostra manéra. L'é cór dal to cór/ l'é un di 'dla to stmana/. Gh'é déntor al sangov/ ädla génta pramzàna».