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Covid19

Sala, tre medici ammalati e guariti contemporaneamente: «Curarsi da soli e in pieno caos»

17 aprile 2020, 05:01

Sala, tre medici ammalati e guariti contemporaneamente: «Curarsi da soli e in pieno caos»

Eugenia Carpana

 

SALA BAGANZA C’è stato un momento critico a Sala Baganza in cui tutti e tre i medici che operano nella Casa della Salute si sono ritrovati a fare i conti in prima persona con il coronavirus. La loro testimonianza è dunque particolare, quella di professionisti e pazienti insieme.

ALESSIO ALFIERI

«Sono stato tra i primi medici contagiati, da donatore tuttora ignoto ma, facendo due conti, appare ormai certa la presenza sottotraccia del virus, ben prima che fosse ufficializzata con il focolaio di Codogno», racconta il dottor Alessio Alfieri che, già verso la fine di febbraio, ha iniziato a presentare i primi sintomi. «Questa malattia si manifesta con espressioni talmente eterogenee che ogni caso fa storia a sé. Per me è iniziata con un po’ di raucedine, poi sono subentrati strani dolori muscolari notturni che non riuscivo a spiegarmi, tosse, febbre alta. A questo punto ho deciso di eseguire il tampone». Risultato positivo. «Ho iniziato con il ciclo di antibiotici e Plaquenil oltre a tachipirina per abbassare la febbre. La fase acuta è durata dieci, dodici giorni poi la temperatura ha cominciato a scendere e anche i sintomi sono lentamente migliorati anche se per parecchi giorni è rimasta una grande stanchezza. Sono riuscito a curarmi da casa e a mantenere i contatti telefonici con i miei pazienti per tutta la durata della malattia e penso che questo sia servito sia per me che per loro. Ci siamo trovati a combattere contro un nemico insidioso e sconosciuto, con le indicazioni operative, da parte degli organi competenti, che variavano da un giorno all’altro. La sensazione più spiacevole è data dal timore di poter esser stato fonte di contagio nei confronti dei familiari e dei pazienti, controbilanciata dalla speranza di poter rientrare presto al fronte».

GIUSEPPE ERCOLINI

Per il dottor Giuseppe Ercolini invece l’incontro con la malattia è avvenuto un sabato di qualche settimana fa: «Quel giorno avevo percorso parecchi chilometri in bicicletta e la sera mi sono sentito un po’ stanco, ma era una stanchezza "diversa". La domenica mi è salita la febbre ma non ho pensato subito al virus. Il martedì ancora febbre, dolori molto forti, niente tosse ma una cefalea allucinante una specie di chiodo che ti passa da parte a parte e una grande stanchezza». Anche per lui scatta il tampone il cui esito, positivo, arriverà dopo ben 8 giorni. «Nel frattempo se l’è beccata anche mia moglie e per lei è stato molto peggio. Abbiamo provato a curarci a casa, in quel momento in ospedale c’era il delirio. Barelle che aspettavano ore e ore per fare una Tac, due giorni di attesa per essere ricoverati. Io me la sono cavata solo con tachipirina, a mia moglie invece ho dovuto somministrare una doppia terapia antibiotica e idrossiclorochina (il farmaco antimalarico efficace contro il coronavirus) oltre ad ossigenoterapia. Dall’ospedale, per via compassionevole, mi hanno dato anche un antivirale». Le cure sono state efficaci e, dopo settimane di calvario, sia il dottor Ercolini che la moglie sono guariti.

TSANTES BASILE

Più fortunato il terzo collega, il dottor Tsantes Basile che, pur essendo risultato positivo al tampone di controllo, è rimasto sempre asintomatico «L’unico sintomo è stata l’anosmia, cioè la temporanea incapacità di percepire odori e sapori. Per il resto non ho avuto problemi». Nel frattempo alla Casa della Salute era il caos: tre sostituti per i medici colpiti da coronavirus, la segretaria e l’infermiera in quarantena, i pazienti disorientati. Ora la situazione è tornata alla normalità anche grazie ai volontari che distribuiscono le ricette mediche dal camper della Protezione Civile inviato in supporto dal sindaco. «Al momento abbiamo tre visite al mattino e tre al pomeriggio - prosegue Ercolini - e quando è possibile cerchiamo di fare consulenze telefoniche. Abbiamo capito che questa malattia va aggredita agli esordi, se si arriva alla polmonite con insufficienza respiratoria, il recupero diventa molto più difficile».

 

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