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Scomparso

Angelo Gnudi, addio al patriarca

18 aprile 2020, 05:05

Angelo Gnudi, addio al patriarca

Lorenzo Sartorio

Dalla sua Bologna aveva attinto la grande cultura e quel carattere pacioso e raffinatamente ironico. Della Romagna, terra dei suoi avi (la famiglia era originaria di Argenta), esprimeva la grinta e la risolutezza. Ed infine, della nostra città, che considerava a ragion veduta anche la sua, incarnava lo spirito, la simpatia e la generosità.

Angelo Gnudi, già direttore della cattedra di Endocrinologia e Patologia Costituzionale del nostro ateneo, è morto nei giorni scorsi all'età di 88 anni. Laureatosi a Bologna con il professor Campanacci, clinico molto conosciuto e stimato nonché maestro di tanti giovani medici che, a loro volta, si affermarono nei vari campi professionali, Gnudi, ha dedicato studi ed importanti ricerche scientifiche in campo endocrinologico. In particolare si dedicò allo studio della fisiopatologia tiroidea collaborando con il professor Elio Roti, allora docente associato all'Istituto di Endocrinolgia dell'Università degli Studi di Milano.

Persona amabilissima, piacevolissimo conversatore in virtù della sua enciclopedica cultura che non abbracciava solo la medicina, Gnudi, aveva una visione del mondo tipica del libero pensatore, ossia della persona che non accettava gabbie ideologiche o dogmatiche di alcun tipo.

Un uomo da sinedrio, un vero patriarca del libero pensiero. Amava tantissimo la sua professione, ma anche la lettura, il confrontarsi e l'aggiornarsi sempre, anche negli ultimi anni della sua vita, perché questo faceva parte del suo carattere e del suo stile. Profondo conoscitore ed appassionato della terra, quando gli impegni glielo consentivano, non mancava di recarsi nel suo buen retiro di Bannone dove coltivava le sue piante e quelle viti dalle quali ricavava un vino frizzante e generoso di cui andava fiero e che offriva volentieri agli amici fraterni.

Indimenticabili, infatti, rimarranno gli incontri conviviali sotto il portico della ristrutturata cascina che, in estate, ospitava agapi alle quali partecipavano gli amici più cari, provenienti anche da Pontremoli, per gustare quei piatti che egli stesso cucinava con rara perizia. Come pure non mancava mai ai capitoli stagionali del Grande Ordine Sovrano del Culatello Magno che si svolgevano a San Secondo nella taverna dell'indimenticato geometra Pier Luigi Caporali.

Provetto cacciatore, in gioventù, fu anche un grande atleta, iniziando con la Pallavolo Parma per poi vestire la maglia della Nazionale della quale fu capitano.

Fu tra gli allievi prediletti del prof. Renzo Del Chicca che fondò ed allenò la Ferrovieri Parma, successivamente conosciuta come Pallavolo Parma che condusse in serie A nel 1948 assestandola sempre al vertice negli anni successivi dove vinse numerosi scudetti.

Sotto la guida del grande Del Chicca iniziarono a giocare, per poi manifestarsi grandi campioni: Carlo Alberto Moisè, Bruno Estasi, Massimino Bordini, Alfredo Rasori,
Angelo Gnudi, Giancarlo Lippa, Luigi Roncoroni, Pietro
De Angelis, Alberto Scotti, Paolo Gazza e Verniero Furlattini.

Da qui iniziò una straordinaria stagione di soddisfazioni sportive che portò Angelo a vestire la maglia azzurra della Nazionale di volley.

Duramente provato due anni e mezzo fa dall'immatura scomparsa dell'adorato nipote Giovanni, era legatissimo alla famiglia: alla moglie Livia, già amatissima docente di chimica all'Istituto Melloni, ai figli Giacomo, direttore del Dipartimento di Scienze Medico Veterinarie del nostro Ateneo, Luigi, medico endocrinologo in un importante ospedale londinese e Giulio, ingegnere. Come pure era l'affettuoso nonno degli adorati nipoti Angelica, Francesco, Sara, Giulia e Riccardo.