Sei in Gweb+

Coronavirus

L'infettivologa Susanna Esposito: «Più tamponi e test per curare prima e meglio»

18 aprile 2020, 05:01

L'infettivologa Susanna Esposito: «Più tamponi e test per curare prima e meglio»

Monica Tiezzi

Occorre fare più tamponi e intensificare la campagna dei test sierologici, secondo le indicazioni della Regione.

Lo dice Susanna Esposito, direttrice della Clinica pediatrica dell'Ospedale Maggiore, ordinario di pediatria all'Università di Parma e presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e disordini immunologici. La diagnosi precoce è essenziale, sostiene l'infettivologa, per abbassare la letalità da Covid-19. E lancia un appello: «Parma non arrivi impreparata alla fase due dell'epidemia».

Perché lei insiste ormai da giorni, anche con un appello alla Regione, per intensificare i tamponi, anche ai bambini?

 

Perché senza una diagnosi tempestiva il tasso di letalità non si abbassa perché non viene iniziata prontamente la terapia soprattutto nei soggetti fragili, come dimostrano i dati di Parma, una delle province dell'Emilia Romagna con il maggior numero di vittime. Se i contagiati vengono diagnosticati solo dopo giorni, mediamente 8-10 dall'insorgenza dei primi sintomi, la malattia è già progredita e l’efficacia della terapia antivirale è ridotta. Mentre il tampone andrebbe eseguito entro 48-72 ore dall’esordio dei sintomi per procedere, se necessario in caso di positività, con un pronto inizio del trattamento specifico. Così pure, una diagnosi precoce, negli adulti ma anche nei bambini e negli adolescenti, permette un appropriato isolamento e l’identificazione pronta dei contatti stretti positivi anche se asintomatici. Solo in questo modo è possibile contenere i contagi ed evitare la larga diffusione dell’infezione. Questo è ancora un concetto da fase uno, l’appropriata diagnosi è il cardine della gestione di qualsiasi epidemia.

Cosa si può fare per implementare le diagnosi?

Aumentare i luoghi di esecuzione dei tamponi, sia in ospedale che sul territorio. A Reggio Emilia, ad esempio, vengono eseguiti tamponi sia su adulti che bambini sintomatici inviati anche da medici di famiglia o pediatri di base, è stato cioè facilitato l’accesso alla diagnosi: ciò significa cure tempestive se indicate, appropriato isolamento dei casi positivi e precoce identificazione dei contatti. A Parma, invece, le sedi dove eseguire i tamponi naso-faringei sono ancora da potenziare e in ospedale andrebbero aumentati gli ambulatori dedicati ai tamponi. L’accesso alla diagnostica in tutte le fasce di età va facilitato, non ostacolato.

I test sierologici possono essere utili, in una modalità complementare ai tamponi?

 

Sì, assolutamente. I test sierologici sono un complemento alla diagnostica anche nei casi sintomatici. Per quel che riguarda lo screening sul personale medico e sanitario di ospedale e Ausl, assolutamente essenziale, a Parma non mi sembra sia partito in modo organico e ben definito. Al personale del Dipartimento materno-infantile, ad esempio, e ai pediatri di libera scelta, non solo non mi risulta siano stati fatti i test, ma non è neppure stata data alcuna comunicazione su quando verranno eseguiti. E comunque, i primi risultati non sono confortanti.

Perché?

Sui 3.280 test rapidi destinati al personale di ospedale, Ausl e strutture per anziani, finora ne sono stati eseguiti 1.120, con una positività del 10,5%. Un dato che la direzione di Ospedale e Ausl ha commentato positivamente, ma che è più del triplo della media nazionale, che si attesta sul 3%. E' un allarme da non sottovalutare, che la direzione generale Cura della persona, salute e welfare della Regione dovrebbe approfondire.

Si è discusso e si continua a discutere sull'affidabilità dei test sierologici.

Oggi molti test sierologici rapidi in commercio, capaci di identificare IgM e IgG anti-SARS-CoV-2, hanno una sensibilità e una specificità di poco inferiore o addirittura superiore al 90%. Concordo con le indicazioni dell’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini contrarie al "fai da te", ma non credo sia possibile, in un libero mercato, imporre un unico test. Tanto più che i test rapidi danno una risposta qualitativa, non quantitativa. Va distinta l’assistenza di routine e l’attività di ricerca. I test rapidi sierologici sono utili anche per la diagnosi perché se un malato arriva in ospedale a 8-10 giorni dai primi sintomi, è abbastanza comune la negatività al tampone, anche in presenza del Covid (che può essere evidenziato a quel punto solo con il broncolavaggio), visto che la forte risposta infiammatoria «nasconde» il virus e in fase avanzata Covid-19 si concentra nelle basse vie aeree e non nelle alte.

Per questo sarebbe importante fornire i test sierologici rapidi anche ai reparti ospedalieri. Per quel che riguarda, invece, le valutazioni quantitative degli anticorpi specifici, da effettuarsi in laboratorio o con metodiche immunoenzimatiche o con la chemioluminescenza, e lo studio della loro persistenza nel tempo in rapporto all’età e alle condizioni cliniche, sono informazioni fondamentali ai fini della ricerca clinica. L’impressione, però, è che a Parma nello specifico non si voglia favorire la ricerca spontanea no profit, su Covid-19 e non solo.