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NATURA

Progetto «Mirco» verso la conclusione: «Ecco perché il lupo va protetto»

18 aprile 2020, 05:02

Progetto «Mirco» verso la conclusione: «Ecco perché il lupo va protetto»

Leonardo Sozzi

Si sa che il lupo, il più grande predatore che abbiamo in Italia, è tornato a vivere in mezzo a noi. Dopo anni che, almeno nella nostra regione, era scomparso è tornato (naturalmente, una bufala l'immissione forzata) ad abitare le nostre montagne, le nostre colline e, ora, anche la nostra pianura. Ma questo non vuol dire che dobbiamo averne paura. Anzi.

Il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano ha organizzato un incontro online con la stampa che era sì nato per fare il punto sul progetto Life Mirco Lupo - che, avviato nel 2015 grazie al cofinanziamento dell'Unione europea, sta volgendo a conclusione (l'emergenza Coronavirus ha fatto sì che venga prorogato fino a settembre) - ma anche, o soprattutto, è stato l'occasione per chiarire una volta per tutte l'importanza che il lupo ha nel nostro ecosistema e dunque perché debba essere tutelato.

Il progetto «Mirco» (è l'acronimo di Minimizzare l’impatto del randagismo canino sulla conservazione del lupo in Italia), è stato realizzato insieme al Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, al Corpo Forestale dello Stato e ad altri partner.

A introdurre l'incontro è stato il responsabile del progetto Willy Reggioni. A raccontare invece chi è e come vive il lupo è toccato invece allo zoologo Luigi Molinari. Partendo dal chiarire l'importanza della conservazione del lupo e del perché è nato questo progetto. «Ci sono ragioni storiche e culturali per le quali il lupo crediamo vada tutelato - ha detto Molinari -. Fa parte ad esempio della nostra storia e nella nostra cultura; poi ci sono ragioni economiche: pensate alle persone che nel mondo vanno nei parchi naturali per vederlo e per questo pagano; ragioni estetiche: è un animale infatti che consideriamo bello. E ancora ragioni affettive: è il progenitore biologico del nostro cane; biologiche: il canis lupus italicus lo abbiamo solo noi, è una specie a se stante, tutta italiana. E infine, ma forse sono le più importanti, ragioni ecologiche: il lupo è al vertice della catena alimentare e ha effetti a cascata sui livelli inferiori dell'ecosistema. Con la predazione, il lupo ha un grande effetto sulle popolazioni selvatiche, come il capriolo e il cinghiale ad esempio, che a loro volta hanno effetti diretti e indiretti su vegetazione e altri piccoli animali. Per questo il lupo, a livello europeo, è protetto».

Quali sono allora le minacce per questo animale? «Il bracconaggio e l'ibridazione. Il primo ha effetto sugli individui, e oggi è meno importante rispetto al passato quando gli esemplari erano pochi. Mentre l'ibridazione con il cane minaccia l'intero patrimonio genetico della popolazione. Ed è una minaccia subdola, difficile da rilevare e da affrontare. Tutti i cani infatti sono una sottospecie del lupo, sono interfecondi».

Cioè cane e lupo possono accoppiarsi e produrre prole. «E' comunque sbagliato vedere l'ibridazione solo sotto l'aspetto negativo: ad esempio c'è quella naturale che è un motore importante per i nuovi adattamenti degli animali. Ma è negativa quando è antropogenica, cioè determinata dall'attività dell'uomo». Quella che va a modificare la natura genetica di un animale selvatico, ad esempio, con la trasmissione di varianti «domestiche».

«E' proprio quello che vorremmo evitare - aggiunge Molinari -. Il lupo, come abbiamo detto, ha un ruolo ecologico fondamentale: è una macchina perfetta che la natura ha ideato per essere un grande predatore, mentre il cane ha di fatto tutta un'altra logica, è stato plasmato dall'uomo, non ha caratteristiche adatte alla vita in natura». Cosa rischia allora con l'ibridazione? «La perdita delle caratteristiche utili al lupo e l'integrazione di altre non adattative nella sua genetica».

Già dagli anni '90 è stata accertata la presenza, nel nostro territorio, di esemplari ibridi. Così è nata l'idea del progetto «Mirco» per minimizzare il randagismo e conservare il più possibile «intatto» il lupo, mettendo in campo diverse azioni: sugli ibridi in natura, sui cani e i loro padroni attraverso anche la comunicazione, il monitoraggio attraverso radiocollari, la cattura di cani vaganti, trattamenti sanitari e la regolarizzazione dei cani eseguendo prelievi sierologici. «È chiaro - aggiunge Molinari - che è una problematica che andrebbe affronta a livello nazionale».

L'informazione (quindi la conoscenza del lupo e di tutto ciò che ad esso è legato) allora, diventa fondamentale per tutelare questo animale. Qualche esempio: c'è la credenza che i lupi avvistati vicino alle case lo facciano perché ibridi. Non è vero, spiega Molinari. Così come non è vero che se non hanno paura dei mezzi motorizzati (auto e trattori, ad esempio) allora non hanno paura dell'uomo. Idee sbagliate, a volte strumentalizzate. E' vero invece - perché accertato - che spesso stanzino vicino agli allevamenti di bovini, perché è lì che trovano più facilmente il cibo (placente o animali morti).

Cacciatori e allevatori sono le due principali categorie notoriamente contrarie alla presenza del lupo. Ma, spiega ancora Molinari, «la convivenza tra uomo e lupo è possibile anche oggi ed è fondamentalmente una questione culturale: bisogna sapere che ci sono grandi predatori, che sono importanti, accettandoli».

Al momento non c'è pericolo che il numero di esemplari sia troppo alto (anche, purtroppo, a causa del bracconaggio, molto in voga in Italia) e che il lupi possano portare malattie. Allora se le istituzioni, i cittadini, noi tutti ne saremo consapevoli, una coabitazione ci potrà e ci dovrà essere. Ne gioverà tutto il nostro l'ecosistema. Che comprende il lupo, il capriolo e il cinghiale e - a volte ce lo dimentichiamo - anche l'uomo.