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FEDE IN CORSIA

Quei medici che pregano con i pazienti morenti

18 aprile 2020, 05:06

Quei medici che pregano con i pazienti morenti

Luca Molinari

Quando il medico è chiamato a curare il corpo e lo spirito. Nei reparti Covid-19 i cappellani non possono entrare e la preghiera, soprattutto quella che accompagna il malato morente negli ultimi istanti di vita, è affidata ai medici e agli infermieri. Si tratta di un ultimo gesto di amore e vicinanza verso il malato, costretto ad andarsene senza ricevere i sacramenti e senza la presenza dei propri cari.

Toccanti le testimonianze di medici e infermieri che hanno sperimentato questo speciale servizio. «Mi è capitato di pregare davanti a un paziente Covid-19 che stava morendo» ha spiegato Cristiana Madoni, medico anestesista e rianimatore della II Anestesia e Rianimazione. «Sono sicura che lo facciano anche altri medici e infermieri, ma si tratta di qualcosa di molto personale, che si fa senza sbandierare agli altri» ha aggiunto. «Da quando ci è arrivata la “Preghiera del Morente” da parte del vescovo – ha proseguito il medico - ho salvato il testo sul mio cellulare, così in caso di bisogno, posso usarla velocemente». Spesso infatti può accadere che la situazione dei pazienti precipiti in tempi brevi, senza avere la possibilità di preparare a dovere il momento del trapasso.

«Non appena Francesco Mineo ci ha fatto avere i rosari, le preghiere e i crocifissi dalla diocesi - ha sottolineato Cristiana Madoni – sono stati distribuiti ai pazienti che lo gradivano. In tanti hanno accolto con piacere questo pensiero, tant’è che sono stati distribuiti tutti i “kit” che abbiamo ricevuto». Sandra Rossi, direttore del dipartimento interaziendale di Emergenza-Urgenza, vede quotidianamente colleghi medici e infermieri compiere un ultimo gesto di pietas cristiana al fianco dei pazienti più gravi. «Tanti si raccolgono qualche istante in preghiera al fianco dei malati – ha raccontato – o si fanno un segno di croce dopo aver recitato una preghiera al momento della morte di un paziente. Si tratta di semplici gesti di grande umanità e fede».

Parole ribadite dalla caposala Lucia Ciliberti, che ha confermato di aver distribuito il materiale distribuito dalla diocesi ai pazienti tramite gli infermieri. «Mi è capitato più volte negli ultimi tempi di recitare una preghiera con i pazienti – ha dichiarato Rosanna Fochi, infermiera dell’Hospice Piccole Figlie – Quando è possibile lascio le preghiere ricevute dal vescovo ai parenti o prego con loro, ma da quando abbiamo ridotto l’accesso capita che ci siano più pazienti soli. Spesso recito una preghiera a livello personale che mi viene dal cuore. Si tratta di uno strumento di conforto anche per noi. La presenza delle suore delle Piccole Figlie ci aiuta molto, ma ora che gli accessi sono molto ridotti servirebbe ancora più tempo per pregare e meditare al fianco dei pazienti morenti».

Per aiutare i medici e gli infermieri ad essere «Apostoli del Vangelo» (così li ha definiti il vescovo Enrico Solmi vista l’impossibilità per i cappellani di essere al fianco dei malati di Coronavirus), la diocesi ha distribuito al Maggiore e nelle altre cliniche dei rosari per i malati, dei crocifissi e delle preghiere, tra cui la “Preghiera del Morente” (che non si sostituisce all’estrema unzione, ma consente di accompagnare il malato verso la morte). «In base alla sensibilità di ognuno – ha affermato il vescovo, presentando questi speciali strumenti di preghiera - chiedo al personale sanitario di accompagnare i malati davanti al Signore con una preghiera condivisa, anche quando ci lasciano per andare nella casa del Padre».

«A loro (al personale sanitario ndr) – ha aggiunto - mi rivolgo con pudore e gratitudine chiedendo di essere vicini ai malati anche in questa forma, offrendo qualche piccolo strumento di preghiera. A tutti dico “grazie”».