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Coronavirus

Maggiore: calano oltre il 50% i ricoverati Covid

19 aprile 2020, 05:08

Maggiore: calano oltre il 50% i ricoverati Covid

MONICA TIEZZI

Calano all'ospedale Maggiore i letti Covid, e ci si prepara ad affrontare la seconda fase dell'epidemia, che si spera non abbia più i tratti drammatici delle scorse settimane, ma che si prospetta lunga e delicata.

Negli ultimi giorni i letti Covid al Barbieri e al padiglione 26 del Maggiore sono scesi a 165, contro i 340 del picco di marzo. Sono state «congelate» l'ex pediatria, parte della medicina riabilitativa e della geriatria e i day hospital geriatrico e neurologico, spiega la responsabile Tiziana Meschi. «I ricoveri oggi sono meno di dieci al giorno, diversi in arrivo dalle case protette, e questo ci permette di lavorare in tranquillità e, la maggior parte delle volte, di fare ricoveri diretti, senza passare dal pronto soccorso. Per chi è stato a lungo allettato, riusciamo a fare riabilitazione polmonare e anche motoria, con i fisioterapisti. C'è poi il supporto psicologico, grazie a due professioniste, importante per affrontare la paura della malattia e la solitudine della degenza» dice Meschi.

La minore pressione sul reparto permette anche, spiega il medico, di far uscire ogni giorno, da due settimane, tre equipaggi di medici e infermieri per visitare case protette e Rsa.

In calo i posti letto anche nelle Ortopedie, sotto la responsabilità di Riccardo Volpi.

Erano 120 nel momento di maggior afflusso, ora sono 84. «Venerdì abbiamo chiuso il quinto piano, con 32 posti letto. Restano 32 pazienti Covid positivi al terzo piano, mentre il quarto e secondo piano, rispettivamente con 32 e 22 letti, diventano reparti "grigi"» spiega Volpi. Introducendo una delle novità della fase di transizione: malati con sospetto Covid, sottoposti a tac al pronto soccorso, in attesa dei risultati dei tamponi (più di uno, per evitare rischi di falsa positività o negatività), e di altri accertamenti.

Questo perché, come spiega Michele Riva, responsabile del reparto Covid della Torre delle medicine (dove diventerà reparto grigio il quinto piano, 20 letti, proprio ieri sottoposto a sanificazione), «d'ora in poi non avremo più pazienti "bianchi", per i quali potremo assolutamente escludere la presenza del virus, e dobbiamo abituarci a fare diagnosi per gradi, con varie indagini». Al termine delle quali, se sarà confermata la positività, avverrà anche il trasferimento in un settore Covid-dedicato.

Sia Volpi che Riva chiariscono che nei reparti grigi, a tutela di operatori sanitari e malati, verranno comunque applicate tutte le norme di sicurezza dei reparti Covid: protezioni per medici e infermieri, distanziamento fra letti e pazienti. E magari stanze singole, quando sarà possibile.

Intanto prosegue anche nella Torre delle medicine la progressiva riduzione dei letti: 137 posti iniziali (incluso il day hospital di ematologia) dislocati fra il quarto, quinto e sesto piano, ma ad oggi solo 48 degenti. «Da due settimane dimettiamo più persone di quante ne ricoveriamo. Diverse dimissioni sono direttamente a domicilio, altre quattro-cinque al giorno sono verso gli hotel che si sono resi disponibili ad ospitare i malati per la quarantena», spiega Riva.

Se è confortante il quadro dei nuovi contagi e delle dimissioni, resta però ancora relativamente alto il numero dei morti. Anche se i dati giornalieri sono influenzati a volte dal ritardo nella registrazione dei decessi nei report. «Tre vittime in cinque giorni» porta ad esempio Riva. «Due-tre al giorno, in genere fra pazienti fra i 75 e gli 80 anni, con patologie pregresse e con alle spalle una degenza anche di 20-30 giorni» aggiunge Meschi.

«I pazienti ora in genere hanno sintomi meno gravi perché vengono ricoverati più tempestivamente, ma il Covid resta una malattia subdola, che può peggiorare in pochi giorni - dice Volpi - Per questo non possiamo cantare vittoria, e anche nella riapertura dobbiamo essere molto prudenti, pena una seconda ondata di contagi».