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CORONAVIRUS

Roccatto (Ausl): «Lavorare in sicurezza, ecco le regole»

19 aprile 2020, 05:07

Roccatto (Ausl): «Lavorare in sicurezza, ecco le regole»

PIERLUIGI DALLAPINA

Il mondo produttivo vorrebbe ripartire in quarta, ma come farlo in piena sicurezza? La soluzione migliore sarebbe il telelavoro, ma in molti casi è impossibile e quindi non resta che seguire due semplici regole. «Dato che il Sars Covi2 si trasmette o per contatto o attraverso le goccioline di saliva, il droplet, bisogna rispettare la distanza di almeno un metro tra le persone. Diversamente, si deve indossare la mascherina», chiarisce Luigi Roccatto, direttore del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Ausl.

Quali sono le principali precauzioni anti-contagio che un datore di lavoro deve mettere in pratica?

«La prima riguarda l'informazione dei propri dipendenti, come viene stabilito dal “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Nel Protocollo si dice che il lavoratore, se ha più di 37,5°, deve restare a casa. A tal proposito, il personale, prima di accedere in azienda, potrà essere sottoposto alla misurazione della temperatura. Inoltre non deve andare al lavoro se nei 14 giorni precedenti è entrato in contatto con un positivo certo».

Anche lo smart working rientra fra le strategie per impedire la diffusione del virus.

«Sì, perché il ricorso al lavoro agile è stato pensato per cercare di ridurre la concentrazione dei dipendenti in azienda. Nel caso in cui non fosse possibile occorre organizzare spazi e produzione per garantire la distanza di almeno un metro gli uni dagli altri. Diversamente, bisogna ricorrere ai dispositivi di protezione individuali, che in condizioni standard sono i guanti e le mascherine».

Di mascherine ne esistono tanti tipi. Quali sono le più indicate per chi è in ufficio, in fabbrica o in negozio?

«Nel caso in cui sul posto di lavoro non fosse possibile mantenere un metro di distanza tra le persone, bisogna indossare la mascherina chirurgica. Se tutti la indossassero il virus non dovrebbe girare, perché il suo scopo è quello di proteggere le persone che ho intorno».

Non sarebbe meglio usare mascherine più protettive, come le Ffp2 o le Ffp3?

«Non sarebbe sostenibile né dal punto di vista logico né da quello economico. Le mascherine Ffp2 ed Ffp3 sono indicate solo per chi fa assistenza a persone malate di coronavirus o sospette tali. Queste sono mascherine che non vanno usate indiscriminatamente, ma solo quando c'è un reale pericolo di contagio, tanto che per gli addetti alle pulizie nelle stanze dei malati è indicata la sola mascherina chirurgica».

Chi lavora spesso condivide la stanza con altre persone. Anche se viene mantenuta la distanza di un metro fra i colleghi è comunque consigliabile cambiare l'aria?

«Anche se la possibilità di infettarsi con il droplet, cioè con le goccioline di saliva, si abbassa fortemente e quasi decade rispettando la distanza di un metro gli uni dagli altri, è consigliabile cambiare l'aria con una certa frequenza. L'Istituto superiore di sanità dà poi indicazioni sulla manutenzione dei filtri e degli impianti di condizionamento nei luoghi di lavoro».

 

Come ci si deve regolare con la pulizia dei luoghi di lavoro?

«Il Protocollo del 14 marzo spiega che l’azienda deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. Per quanto riguarda la sanificazione non viene però stabilito in modo tassativo ogni quante volte va ripetuta. Dato che il virus non resiste ad alcuni prodotti chimici, per le pulizie è consigliabile utilizzare detergenti con una percentuale alcolica oltre il 65%. Parlando invece degli esercizi commerciali, l'allegato 5 del dpcm del 10 aprile consiglia di pulire tutto il locale almeno due volte al giorno. Si tratta di una raccomandazione».

Anche l'ingresso dei dipendenti in azienda deve avvenire seguendo particolari precauzioni?

«Vanno favorite le entrate e le uscite scaglionate, ma questo non è obbligatorio. Esistono alcune realtà produttive che non possono prevedere questa modalità a causa dell'organizzazione del lavoro».

E per quanto riguarda i fornitori esterni?

«Vanno identificate procedure di ingresso, transito e uscita. Il Protocollo condiviso, ad esempio, per i trasportatori stabilisce che, se possibile, devono rimanere a bordo dei propri mezzi. Non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo».