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Collecchio

«Io, malato covid, guarito grazie ai medici e ai colleghi di lavoro»

20 aprile 2020, 05:06

«Io, malato covid, guarito grazie ai medici e ai colleghi di lavoro»

GIAN CARLO ZANACCA

COLLECCHIO Gianluigi De Marinis, giovane dipendente del Cedacri, ha vinto il coronavirus, anche grazie alla solidarietà dei colleghi, e ci racconta la sua storia. Nonostante sia giovane - ha 38 anni -, forte e atletico è stato colpito da Covid-19 verso il 22 febbraio. Era di rientro da alcuni viaggi di lavoro a Milano. Originario di Bari, lavora da circa 6 anni a Collecchio, con lui vive anche la compagna, incinta al quinto mese. E’ scampato all’incubo della malattia e non è stato facile. Ce l’ha fatta grazie ad un mix di forza fisica, cure e tanta solidarietà. Il suo racconto è toccante e testimonia come l’umanità delle persone, in questo caso dei colleghi, la professionalità degli operatori e l’efficienza delle strutture socio-sanitarie del territorio abbiano fatto la differenza. Quando Gianluigi ha capito di essere stato colpito dal virus, la situazione si è fatta difficile per lui, e ancor di più per la sua compagna incinta, dal momento che non hanno genitori o parenti qui ad aiutarli. «Sono stati momenti di forte preoccupazione» spiega.

Gianluigi ha avvertito i primi sintomi proprio in concomitanza con lo scoppio dell’epidemia in Lombardia. «Subito non ci ho fatto caso - spiega -, pensavo fosse stanchezza, avevo appena fatto il trasloco. La febbre però non scendeva: da domenica 22 febbraio ha continuato ad essere alta, tra i 38 e 39 gradi. Ho contattato il medico di famiglia, che mi ha prescritto una terapia a base di antibiotici. Poi i sospetti che fosse coronavirus sono stati confermati: prima dalle lastre ai polmoni e poi dal tampone, l’8 marzo». Settimane dure, segnate oltre che da febbre alta e spossatezza, da mal di testa, forti dolori muscolari, mancanza totale di appetito, assenza di sensibilità al gusto e olfattiva. Dal momento che non riusciva più a mangiare, era esausto e ha anche pensato di andare all’ospedale, ma è stato sconsigliato perché riusciva a respirare bene. «Avevo due pensieri fissi -racconta -: quello di non far preoccupare nessuno e di non fare ammalare nessuno».

Dall’8 marzo al 2 aprile la sua vita è stata rivoluzionata: con la compagna in casa ha dovuto adottare tutte le misure necessarie a proteggerla dall'eventuale infezione. Fortunatamente hanno potuto vivere, seppur nella stessa casa, separati in stanze diverse. «Facevamo i turni per andare a mangiare in cucina. Non è stato facile. La mia compagna, poi, è stata messa anche lei in quarantena e non poteva sottoporsi agli esami di routine, legati allo sviluppo del feto». Per Gianluigi i giorni della malattia sono stati devastanti: è dimagrito di 10 chili in due settimane; lentamente si è ripreso. Ha tirato un sospiro di sollievo quando la compagna è risultata negativa al tampone. Un momento di gioia a cui sono seguite la convalescenza e la guarigione. «Sono fortunato - dice - ho superato uno scoglio davvero duro, anche grazie agli ottimi servizi di Pedemontana Sociale, l’azienda di servizi alla persona che ha provveduto a portarci la spesa a casa e a fornirci sostegno. Grazie anche all'Ausl con cui siamo stati costantemente in contatto attraverso i controlli telefonici quotidiani. E grazie al medico Maurizio Stefanini e agli amici e colleghi di lavoro. Al Cedacri - conclude - ho trovato una famiglia, colleghi che prima di tutto sono persone che si sono preoccupate di noi e hanno cercato di aiutarci, in un momento tanto difficile e complicato da gestire. E’ un gran bell’esempio di solidarietà che non dimenticheremo mai, soprattutto per chi, come noi, viene da fuori, ma non è stato lasciato solo. Un grazie di cuore a tutti».