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CORONAVIRUS

Colorno: addio al fotografo Boschini, protagonista della vita del paese

20 aprile 2020, 05:02

Colorno: addio al fotografo Boschini, protagonista della vita del paese

CRISTIAN CALESTANI

COLORNO I suoi scatti hanno raccontato la vita del paese. Dante Boschini, il fotografo di Colorno mancato a 75 anni a causa del coronavirus, è stato presente, con garbo e gentilezza, nelle cerimonie importanti di tante famiglie colornesi per oltre quarant’anni.

Ha immortalato i ricordi di una comunità: battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e lauree. Era stato il punto di riferimento di tutti nell’epoca pre-digitale e pre smartphone, quando le foto si potevano vedere solo dopo averle stampate. E un riferimento Dante lo era ancora oggi nel suo negozio, attualmente in via Mazzini di fronte al duomo, quando ci si rivolgeva a lui per un servizio fotografico, per le fototessere, per una stampa, per un consiglio, per iscriversi ad uno dei suoi corsi di approfondimento sulle tecniche fotografiche o anche solo per una chiacchierata in amicizia.

Era nato il 6 settembre del ‘44. Era originario di Novellara e a Colorno era arrivato negli anni ‘70 dopo il matrimonio con Maria Grazia Serradimigni e la nascita dei figli Matteo e Marco, dai quali aveva poi avuto tre nipoti: Filippo, Gaia e Marcello. Tanti gli impegni nelle realtà associative del paese: il ruolo di consigliere e presidente al Cral Farnese; la collaborazione con lo staff della clubhouse del Colorno calcio, l’incarico di presidente della Consulta delle associazioni di volontariato di Colorno e l’operato come volontario alla Pubblica assistenza.

Così lo ricorda il figlio Marco, ex assessore comunale a Colorno, coordinatore dell’Associazione dei comuni virtuosi ed ideatore del Festival della lentezza di Colorno che aveva in Dante un volontario attento, operoso e soprattutto orgoglioso. «Alla fine hai dovuto cedere, dopo aver lottato con la tua forza dolce per oltre un mese - ha scritto Marco -. Mi hai dimostrato come si fa a stare in questa parte di mondo. Adagio, con compostezza e curiosità. Eri così ingenuo, papà, ed era proprio questa la cosa che più amavamo in te. La tua tenerezza. Il tuo stupore, ogni volta che anche una sola persona si iscriveva ai tuoi corsi di fotografia. La passione che ci mettevi, nell’insegnare a qualcuno. La meraviglia di quando Amason praim (come dicevi tu) ti consegnava un pacco il giorno dopo averlo ordinato. Non ci volevi credere. Ti eri da poco messo a fare il volontario alla Pubblica assistenza, davi il tuo piccolo contributo per gli altri, per non passare tutto il tempo a giocare alle carte al Cral di Colorno, come dicevi tu per dare meno importanza alla cosa. Eri anche diventato il nostro custode al bosco del tempo, andavi tutti i giorni ad aprire e chiudere il cancello. E poi il volontario al Festival della Lentezza, sempre un passo dietro a tutti gli altri, ma essenziale per il tuo contributo».

«Una delle ultime volte che ci siamo visti - continua Marco Boschini - abbiamo giocato e riso come matti insieme al tuo amato nipotino Marcello, al quale ho raccontato che il suo nonno non c’è più. Pochi giorni dopo il tuo ricovero mi hai detto che un’infermiera gentile aveva capito quanto ti piacesse quella mousse di mela e te ne teneva da parte sempre un po’. Grazie, allora, a quella infermiera di cui non conosco il nome. E grazie a tutti i medici ed infermieri che hanno fatto del proprio meglio per riportarti a casa da questa brutta malattia. Grazie a Riccardo ed Edoardo, che ci hanno tenuti informati ogni giorno e che ti sono stati vicino per quanto hanno potuto. Grazie alla dottoressa che era al tuo fianco stanotte, “come se fosse mio padre”. Perché ha mantenuto la promessa che mi aveva fatto ieri sera, che non avresti sofferto. Ti abbraccio, pur non avendo potuto farlo. Sei morto da solo, e questo è il disastro di questa cosa che ci è cascata addosso cambiando per sempre le nostre vite».