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CORONAVIRUS

L'ultimo miracolo di Verdi

A Milano mascherine dalla Cina nella struttura per artisti voluta dal Maestro 

di Mara Pedrabissi -

24 aprile 2020, 05:04

L'ultimo miracolo di Verdi

Il Maestro da lassù, col ciglio severo e umido, ha rivolto lo sguardo ai suoi ospiti - i «colleghi meno fortunati», li chiamava - i 55 anziani musicisti che vivono nei tremila metri quadrati della bella casa di riposo Giuseppe Verdi di Milano. Con pietosa mano, li ha protetti, come aveva giurato nel suo testamento. L'ignoto virus atterrisce noi ma non Lui che già «pianse ed amò per tutti». Così nella Casa, voluta e fatta costruire dal Nostro nel 1899 (e a cui lasciò in eredità i proventi dei suoi diritti d'autore) per accogliere, senza distinzioni di sesso, artisti di più di 65 anni non in grado di provvedere a se stessi, c'è stata "solamente" una persona deceduta per Covid-19. A oggi, tra gli anziani residenti, non v'è un solo infetto, tenendo le dita incrociate. Merito di un lockdown adottato in autonomia, prima che fosse obbligatorio, di alcune circostanze favorevoli e soprattutto ... di un carico di mascherine arrivato in dono dalla Cina per Verdi!

Un grumo di cronaca che, una volta tanto, ha i colori della favola perché intrecciato di buon senso e buone intenzioni. Per primo lo ha raccontato, qualche giorno fa, Mario Calabresi nella sua newsletter Altre/Storie: «Mille metri separano l’inferno dal paradiso. Una linea retta che si percorre in dodici minuti a piedi. Da un lato ci sono i 143 morti del Pio Albergo Trivulzio, dall’altro i salvati della Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi. Inferno e paradiso abitano nella stessa città, Milano, a poca distanza».

Da lì partiamo con Biancamaria Longoni, assistente di Direzione della Casa di riposo di piazza Buonarroti.

Il dato è che voi, tra i vostri ospiti anziani, non avete avuto l'esplosione di contagi e di morti che hanno registrato alla «Baggina» o in altre Rsa e sulle quali, tra l'altro, sta indagando la magistratura.

«E' corretto. C'è stato il solo caso di una signora di 88 anni che è mancata il 18 marzo all'ospedale; le hanno effettuato il tampone, è risultata positiva. Abbiamo avuto altri due decessi, due ospiti di 94 e 99 anni ma con forti patologie per cui non si è posto il sospetto di coronavirus. In definitiva, il numero di morti in questo periodo è assolutamente identico a quello degli anni passati. Però già prima del caso della signora, avevamo agito in modo tempestivo e efficace, facilitati dal fatto che tutti gli ospiti vivono in stanze singole con bagno, quindi il distanziamento sociale non è stato complicato. Abbiamo tenuto l'ultimo concerto il 23 febbraio, poi la Casa si è messa in lockdown da sé: protezioni, niente ingressi ai parenti, niente visite guidate ai cimeli verdiani, basta contatti tra gli ospiti».

Come avete trovato subito mascherine e dispositivi, quando nessuno li aveva?

«In questo ci ha aiutati anche Verdi. Ci hanno contattati dalla Cina, sia una associazione di ex allievi di musicisti che abitano in Casa Verdi sia un artista appassionato del Cigno che ha voluto aiutare i colleghi italiani. Ci hanno fatto avere mascherine in donazione. Mille gli uni, cento l'altro. Sembra strano dire che ci ha aiutati Verdi ma è così. Siamo la sua Casa di riposo e, siccome Verdi lo conoscono in tutto il mondo, ci arrivano aiuti da ogni dove. Proprio ieri una mail da un'azienda cinese: desiderano mandarci 2mila mascherine».

Verdi ci ha messo una mano dal cielo. Adesso com'è la situazione?

«Tranquilla, compatibilmente con la preoccupazione di trovarci a Milano, che ancora soffre molto. Gli ospiti, 37 donne e 18 uomini, hanno un'età media di 86-87 anni, li dobbiamo tutelare. Sono musicisti e cantanti, talora i loro coniugi o vedovi. Nessuno paga una retta fissa, tutti danno un contributo in base alla possibilità. Sono seguiti dal nostro personale, 35 professionisti tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, un fisioterapista, un assistente sociale. Cinque operatori, con lievi sintomi, sono risultati positivi ai controlli, effettuati proprio per il lavoro che svolgono, e sono in quarantena in attesa dei tamponi per poter tornare. Tra gli anziani non c'è nessun caso. In questi ambienti dove regna la musica, ora tutto tace. Ma è un silenzio necessario».

 

Ospitate anche gli allievi del Conservatorio Verdi.

«Una ventina, del Conservatorio, delle scuole civiche, dell'Accademia della Scala. Sono le scuole a segnalarceli. La cosa più interessante di questa accoglienza è il legame che si crea tra anziani e giovani, nella condivisione degli spazi comuni, la Sala da pranzo, la Sala musica. Nascono bellissimi rapporti personali, in condizioni normali. Ora i contatti avvengono solo per telefono. Per precauzione non consentiamo neppure le visite nella cripta, alla tomba di Verdi».

Il Maestro non sarà offeso. Sa che, appena possibile, torneranno a trovarlo da tutto il mondo e, come spesso accade, ci sarà chi gli lascerà rose rosse.