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Intervista

Letizia e il canto: buon sangue non mente - Il video

di Mara Pedrabissi -

26 aprile 2020, 05:05

Letizia e il canto: buon sangue non mente - Il video

 

Buon sangue non mente e il frutto non cade mai troppo lontano dall'albero. Non è il revival dei detti popolari ma è il caso, vero, di Letizia Egaddi, cantante parmigiana, 28 anni, che domenica scorsa si è aggiudicata ex-aequo il premio per il video più originale e divertente, al primo concorso internazionale virtuale SOI, Scuola dell'opera italiana, Fiorenza Cedolins. Un video, bello e ben congegnato, in cui Letizia si fa letteralmente in tre, dando sfoggio di tutte le sue competenze nel duetto finale dell'«Incoronazione di Poppea» di Monteverdi. Con un abile montaggio, riesce a interpretare tre parti, i due novelli sposi e il pianista che li accompagna al pianoforte. Il video, che si può vedere sul nostro sito, ha fatto breccia nel giurato Andrea Merli (L'impiccione viaggiatore della «Barcaccia» di Radio 3) che ha assegnato il premio alla Egaddi. E qui, i melomani avranno già drizzato le orecchie: sì, Letizia è la nipote del "mitico" Edgardo Egaddi, musicista, compositore e direttore del Coro del Teatro Regio di Parma dal 1965 al 1982 e della altrettanto "mitica" Wilma Colla, soprano di fama oltre che maestra di canto di importanti artisti.

Guarda qui il video

Letizia, è il caso di dire che un buon patrimonio genetico conta...

«Sicuramente quello mi ha aiutata e, ancora di più, l'ambiente in cui sono cresciuta, letteralmente a suon di musica. Tanta classica e lirica grazie ai nonni, ma anche i Beatles, grazie al papà».

Il nonno non c'è più, la nonna ha 93 anni: qual è, essenzialmente, la cosa che ti hanno trasmesso?

«Il nonno purtroppo è scomparso quando ero piccola, 8 anni; avevo appena iniziato a suonare il pianoforte. Però in me è impresso il ricordo della casa in Appennino, a Compiano, un vero cenacolo di artisti, un crocevia di cantanti, musicisti, allievi. Si cantava in casa Bohème, Traviata. Il nonno al posto della "Ninna nanna" mi cullava con "Di quella pira", che non è la canzone più adatta a un bambino ma a me piaceva. Per il compleanno, la nonna mi intonava "Tanti auguri" con voce impostata, da soprano, e con tanto di acutoni... Così mi hanno insegnato la bellezza di vivere la musica con leggerezza e allegria nella quotidianità, non solo sul palcoscenico».

La via del canto è stata scontata?

«No. Ho frequentato il Liceo classico Romagnosi e, contemporaneamente, mi sono diplomata in pianoforte al Conservatorio. Poi ho voluto iscrivermi all'Università: Triennale in Economia e Commercio e Magistrale a Bologna, questa volta orientata nella gestione delle arti e dello spettacolo. La svolta è arrivata un anno fa, dopo la laurea: lì ho deciso di seguire la mia passione, il canto, al cui studio già mi stavo dedicando. Adesso sto vivendo la fase più delicata, tra la fine degli studi e l'inizio della carriera, quella delle audizioni, del farsi conoscere».

Così c'è stato il concorso della Cedolins: vincere un premio dà una bella carica.

«Sì, davvero. Eravamo 62 candidati, con una giuria che metteva paura: non mi era mai capitato di esibirmi davanti, seppur virtualmente, a tante personalità, Anna Pirozzi, Alessandra Martinez, Cristina Ferrari, Cristina Bersanelli, Renato Bonajuto e poi giornalisti e critici internazionali...».

L'obiettivo adesso qual è? Cantare un'opera intera?

«L'obiettivo è riuscire a vivere della mia passione, la musica. Certo, l'opera. Ma mi sto specializzando nella musica rinascimentale e barocca, per cui penso anche a cantare in un ensemble».

In tutto questo c'è posto per l'amore?

«Certo! Sono andata a vivere con il mio fidanzato che, grazie al cielo, non è musicista e ha una visione completamente esterna del mio mondo. Luca, in qualche modo, è un creativo perché ha abbandonato la strada di ingegnere meccatronico per seguire la sua passione. Ora è uno chef di successo, ha un ristorante a Reggio Emilia. E' il mio primo fan, è lui che mi ha spinta a assecondare il mio amore per la musica».

Come vivete questo periodo?

«Luca ha riaperto da poco l'attività per fare delivery. Io, di norma ansiosa, mi sono ritrovata una grande positività. La tecnologia e la creatività ci possono essere di grande supporto. Penso e spero che, alla fine di questo periodo tragico, avremo acquisito nuove abilità e nuove competenze per affrontare le difficoltà della vita».