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DISASTRO COLPOSO

Alluvione, il pm chiede l'archiviazione per il sindaco e i dirigenti

29 aprile 2020, 05:07

Alluvione, il pm chiede l'archiviazione per il sindaco e i dirigenti

GEORGIA AZZALI

Sono stati passati al setaccio faldoni di norme, con l'attenzione puntata su ruoli e competenze, ma alla fine la procura ha deciso: il caso alluvione va archiviato. La richiesta è già stata inviata al gip, a cui però spetterà l'ultima parola. Tramontata da tempo la possibilità di fare appello, la procura avrebbe potuto tentare di mettere in piedi un nuovo processo con un diverso capo d'imputazione. Era l'unico spiraglio lasciato aperto dal gup, quando poco più di un anno fa decise il «non luogo a procedere» per il sindaco Federico Pizzarotti, per l'ex comandante della polizia municipale, Gaetano Noè, per il responsabile della Protezione civile del Comune, Claudio Pattini, per l'ex dirigente della Protezione civile della Provincia, Gabriele Alifraco, e per l'ex direttore dell'Agenzia regionale della Protezione civile, Maurizio Mainetti, tutti imputati di disastro colposo per l'inondazione del Baganza del 13 ottobre 2014. Ma il pm Paola Dal Monte, che ha coordinato l'inchiesta portata avanti dalla polizia municipale e dai carabinieri forestali, dopo aver chiesto anche un'integrazione della consulenza tecnica, ha optato per l'istanza di archiviazione del fascicolo.

Una vicenda giudiziaria complessa. Segnata dal provvedimento del giudice Mattia Fiorentini del dicembre 2018. In quel momento, infatti, il gup uscì dalla camera di consiglio con un'ordinanza in cui chiedeva alla procura di riformulare le accuse. Nelle settimane successive il pm aveva integrato le imputazioni. In particolare, anche per quanto riguarda la posizione del sindaco, il pubblico ministero aveva specificato tra i fatti contestati anche quello di non aver provveduto alla sistemazione dei sacchi di sabbia per limitare almeno la fuoriuscita dell'acqua. Tuttavia, anche la realizzazione di opere provvisionali, secondo quanto messo in luce nell'integrazione della consulenza chiesta nei mesi scorsi dal pubblico ministero, non avrebbe impedito la tracimazione del torrente che poi inondò una fetta della città.

La procura avrebbe potuto puntare sull'accusa di lesioni colpose, visto che una decina di cittadini aveva subito traumi più o meno gravi, secondo gli atti dell'inchiesta. Ma non ci sono denunce (perlomeno che non siano già prescritte), e il reato è perseguibile solo a querela di parte. Una strada chiusa, quindi.

E ora, dopo aver scavato su vari fronti, è la procura a chiedere che cali il sipario sul caso.