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GIUSTIZIA

Tribunale, via alla ripartenza. Le separazioni? Anche online

06 maggio 2020, 05:03

Tribunale, via alla ripartenza. Le separazioni? Anche online

GEORGIA AZZALI

Sei giorni all'alba della fase 2. L'andirivieni di magistrati, avvocati, imputati e testimoni resterà un fotogramma del passato, seppure recente, ma da martedì prossimo diversi motori cominceranno a riaccendersi in tribunale, soprattutto nel settore civile. Parola del presidente Pio Massa, che ha firmato un nuovo provvedimento per la celebrazione delle udienze e l'organizzazione del lavoro fino al 30 giugno. Resta il rinvio d'ufficio per tutti i procedimenti non «urgenti» sia nel penale che nel civile, ma per esempio da martedì le udienze per la separazione consensuale e il divorzio congiunto potranno essere trattate inviando via mail le istanze.

Come funzionerà, presidente?

Si potrà procedere con la "trattazione scritta": il presupposto è che le parti, almeno 6 giorni prima dell'udienza fissata, depositino in telematico la dichiarazione in cui si dice che i congiunti rinunciano a comparire, che non vogliono riconciliarsi e che chiedono l'accoglimento del ricorso secondo le condizioni già stabilite. Per quanto riguarda il divorzio, inoltre, sia le parti che i difensori dovranno esprimere la loro rinuncia all'impugnazione della sentenza di divorzio. Poi, il giudice adotterà il suo provvedimento "fuori udienza".

In quali altri casi, sebbene non dichiarati urgenti, si potrà procedere con la «trattazione scritta»?

Abbiamo previsto vari casi del contenzioso civile, tra cui le udienze già fissate per la precisazione delle conclusioni, quelle per la concessione e la sospensione della provvisoria esecutività dei decreti ingiuntivi. Sono solo alcuni esempi, a cui vanno aggiunti anche le udienze per gli accertamenti tecnici preventivi, che potranno svolgersi in questo modo, anche se il giuramento del consulente tecnico d'ufficio dovrà essere fatto con collegamento da remoto. Anche le udienze prefallimentari, se saranno dichiarate urgenti verranno preferibilmente svolte con la "trattazione scritta" o da remoto.

E le cause di lavoro?

È prevista la trattazione di vari tipi di udienze, tra cui quelle già calendarizzate per discussione, ma anche per esempio quelle concernenti le cause in materia di licenziamenti, trasferimenti e repressione di condotta antisindacale.

Nel settore civile, però, a differenza del penale, secondo diversi avvocati si fanno pochissime udienze in videoconferenza. Cosa risponde?

L'udienza da remoto nel civile deve avere un senso, ossia viene fatta perché devi sentire anche la parte. Quella tipica è per il divorzio o la separazione, ma non lo si può fare per tutte, visto che ogni giorno possono essere state fissate anche 10-15 udienze di quel tipo. È un'organizzazione complessa, ben diversa da quella di un singolo processo per direttissima. Considerando tutto il settore civile, arriviamo anche a 400-500 udienze al giorno. Detto questo, è giusto cominciare a fare le udienze da remoto perché diventeranno uno strumento molto utile anche quando l'emergenza sarà finita.

Il suo nuovo provvedimento sarà in vigore fino al 30 giugno, ma è comunque possibile che nel frattempo ci possano essere ulteriori «aperture»?

Vedremo come sarà la situazione epidemiologica a fine maggio: se sarà buona, o comunque non peggiorerà, possiamo immaginare, con tutta la prudenza del caso, di fare delle udienze "normali", a parte quelle urgenti. Anche nel penale, oltre alle convalide, alle direttissime e ai processi con detenuti, potrebbe riprendere qualche processo. È chiaro che serve un'organizzazione adeguata.

Quindi quale sarà l'organizzazione per garantire la sicurezza di tutti? Quali misure potranno essere messe in atto, visto che in un tribunale arriva gente da ogni parte d'Italia?

La scorsa settimana, grazie alla collaborazione del dottor Cozzolino dell'Ausl, abbiamo fatto un sopralluogo accurato battendo a tappeto tutti gli uffici. Pensiamo di fare dei front office nuovi, mettere delle barriere protettive, creare dei percorsi differenziati in entrata e in uscita, ma io non ho la cassa pronta e devo rivolgermi al ministero. Per quanto riguarda, poi, in particolare i processi penali con numerosi imputati, avremo bisogno anche della collaborazione di vari enti, che finora non è mai mancata, per ottenere degli spazi adeguati esterni in cui svolgere le udienze in sicurezza.

Ma secondo lei, realisticamente, quando si potrà tornare alla normalità?

Quando, lo dicono gli esperti. A fine maggio si potranno avere le idee più chiare. C'è chi parla di una vera ripresa solo in autunno. Certo è che per molti mesi non si potrà tornare al sistema organizzativo che avevamo, con moltissime udienze fissate ogni giorno. Le cautele massime e le distanze, soprattutto nella fase dell'attesa delle udienze, dovremo osservarle per molto tempo. Dovremo cercare anche di contingentare le udienze, programmandole sempre più anche nel pomeriggio.

E ha già fatto i conti sull'arretrato che si accumulerà?

Abbiamo avuto un blocco di due mesi, e ora c'è una ripresa parziale. Due-tre mesi si possono anche un po' recuperare, seppure con una certa fatica. Ma se le cose andranno bene, io l'ho promesso: cominceremo ad aumentare il ritmo già a giugno.