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Coronavirus

Torre delle Medicine, tornano i reparti «normali»

08 maggio 2020, 05:08

Torre delle Medicine, tornano i reparti «normali»

GIAN LUCA ZURLINI

La ritirata, lenta ma costante, del coronavirus sta continuando anche negli spazi del Maggiore. Da domenica scorsa, infatti, anche tutta la Torre delle Medicine, che da metà marzo aveva trasformato tre piani (dal quarto al sesto) in reparti Covid con 137 posti complessivi che per diverse settimane sono rimasti completamente occupati, è tornata alle origini, anche se la quotidianità è ancora molto diversa rispetto a quella del periodo pre-epidemia.

MEDICINA, TORNANO I REPARTI

La conferma arriva da Michele Riva, direttore della Medicina interna del Maggiore, che in questo periodo è stato responsabile del reparto-Covid creato in pochissimi giorni nel periodo peggiore dell'emergenza, a metà marzo. «Sabato scorso sono stati trasferiti gli ultimi pazienti Covid che si trovavano al sesto piano, dopo che il quarto e il quinto già da alcuni giorni erano stati sanificati e riaperti come reparti di degenza internistica. C'è stata la sanificazione ed il piano è stato risistemato per malati non di coronavirus e così abbiamo iniziato a ricoverarli anche lì. È una parvenza di ritorno alla normalità, anche se tutte le procedure sono totalmente cambiate rispetto a prima dell'epidemia e la prudenza che usiamo è ancora molta, tanto che l'assistenza la facciamo con le stesse protezioni che utilizzavamo per i malati-Covid e l'accesso dei parenti nei reparti rimane rigorosamente vietato». La differenza però è che adesso, dopo due mesi trascorsi ad affrontare una sola malattia, i medici internisti dei reparti sono tornati a dover curare persone con differenti patologie cliniche. «Ci sono più anziani di prima, visto che manca il Barbieri, ma le malattie diversificate sono la cosa tornata più simile alla realtà che vivevamo prima dell'epidemia - prosegue Riva -, visto che adesso sono tornati ad affluire al Pronto soccorso pazienti con varie patologie che nelle scorse settimane sembravano quasi scomparse per il timore che c'era di potersi contagiare».

«GRAZIE A TUTTI»

Michele Riva ci tiene a ringraziare «tutti gli operatori, dai medici, agli infermieri, agli Oss che in questi due mesi hanno lavorato senza sosta e senza risparmiarsi in condizioni che sarebbero state inimmaginabili anche soltanto tre mesi fa. Pensi che, quando è stato deciso di destinare la Torre a reparto Covid, nel giro di tre giorni abbiamo dovuto trasferire o dimettere se c'erano le condizioni qualcosa come 136 pazienti. E subito dopo iniziare un nuovo tipo di assistenza a malati che arrivavano senza sosta e che nel giro di pochissimo tempo hanno occupato tutti i letti che avevamo a disposizione. È stato un periodo durissimo, ma anche di grande sostegno e solidarietà reciproca. E se il nucleo più numeroso era formato dai medici dei reparti di Medicina, in nostro aiuto sono arrivati colleghi di un po' tutti i reparti che non erano direttamente coinvolti nell'emergenza del Covid. È stata una prova molto dura, ma fortunatamente siamo riusciti a gestire bene anche una fase organizzativa che definire complessa è riduttivo, grazie anche al supporto fornito dalla dirigenza ospedaliera. E possiamo dire che siamo riusciti a reinventare un'intera ala dell'ospedale e a continuare a gestirla senza ripercussioni sul livello dell'assistenza».

LE NUOVE PROCEDURE

Adesso che di fatto come reparto di degenza Covid è rimasto solo il padiglione Barbieri, rimane comunque una gestione delle ammissioni dei pazienti in cui le procedure sono radicalmente cambiate. «Adesso la grande maggioranza di chi arriva in Pronto soccorso - spiega Michele Riva - ha problemi di salute diversi dal Covid. Ma comunque a tutti viene effettuato il tampone per escludere la presenza del virus. E nei reparti di degenza normale il ricovero di un paziente avviene soltanto quando siamo certi che è "pulito", come diciamo in gergo, cioè quando il tampone ha dato esito negativo». Riva spiega poi che «abbiamo creato anche un reparto che si può definire intermedio, in cui vengono ricoverate le persone di cui si è in attesa dell'esito del tampone, anche se non hanno sintomi, in modo da poter escludere in ogni modo la possibilità di un eventuale contagio». «Per ora - conclude il dottor Riva - serve ancora la massima cautela, perché si deve evitare a ogni costo un ritorno del contagio. E quindi, anche se il peggio sembra passato, l'invito a tutti è di essere ancora cauti prima di dire che il virus è sconfitto».