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L'INTERVISTA

Renzo Ulivieri: «Nessun imbarazzo a dirlo: se il calcio non riparte andrà in sofferenza economica»

11 maggio 2020, 05:05

Renzo Ulivieri: «Nessun imbarazzo a dirlo: se il calcio non riparte andrà in sofferenza economica»

SANDRO PIOVANI

Un anno solare a Parma, il 2001: dal subentro all'esonero. Un anno comunque da ricordare, perché Renzo Ulivieri, a ripensarci, ha regalato emozioni e sorrisi. Con le sue battute, quella cadenza toscana, il suo cappotto blu portafortuna indossato in pieno maggio. Chiamato a sostituire Arrigo Sacchi in un'annata difficile, poi il quarto posto e la qualificazione ai preliminari di Champions League. E l'anno dopo l'esonero. Un anno di una carriera lunghissima, tanta gavetta e tanta serie A: oggi a 79 anni è allenatore del Pontedera femminile (serie C) e soprattutto presidente dell'Associazione Italiana Allenatori. E, oggi come una ventina di anni fa, pronto a discutere di attualità e non solo. Con la grana coronavirus che incombe sul calcio italiano.

Renzo, lei cosa pensa di questa idea del calcio di serie A di voler ripartire sembra quasi a tutti i costi, nonostante l'emergenza sanitaria in corso?

«Tutti i calciatori e tutti gli allenatori hanno voglia di tornare a giocare a pallone. Credo che sia anche normale. E poi, dietro, e bisogna dirlo senza vergogna, c'è dell'altro. Tutti parlano di economia e tutte le categorie, giustamente, denunciano le loro difficoltà. Se invece lo fa il calcio diventa uno scandalo. Il calcio è in grave difficoltà se non riparte. C'è anche questo discorso da fare, legittimamente come fanno tutte le categorie».

Sa, quando si parla di calcio si parla di guadagni importanti, di stipendi altissimi.

«Nell'azienda calcio ci sono centinaia, anzi migliaia di persone che guadagnano per mantenere la famiglia. Tutti guardano a quelli ricchi, ma noi dobbiamo pensare a quelle persone che con il calcio arrivano semplicemente a fine mese. E vanno salvaguardati e lo si può fare se il lavoro riprenderà. E senza imbarazzi. Il discorso economico lo possono fare tutti e quelli del calcio no?».

Invece dal punto di vista tecnico quali problemi possono esserci? Per gli allenatori ma anche per i calciatori.

«La pausa è lunga, molto lunga. Più di quella estiva tradizionale. Una pausa durante la quale i giocatori si sono comunque allenati ma lo hanno fatto in casa, con tutti i problemi che ne derivano. Quindi si è perso tanto dal punto di vista fisico. Quindi adesso c'è da riprendere. E il tempo c'è, senza problemi. Anche perché oggi il concetto di preparazione è cambiato: una volta per una settimana non si toccava la palla, adesso si gioca dopo tre giorni. Difficoltà ci saranno, per la parte fisica ma anche tecnica e tattica. Però quando si parla di serie A, si parla di giocatori evoluti, che conoscono bene il loro ruolo. E anche gli staff sono molto evoluti, preparati».

Si pensa alle cinque sostituzioni... Che ne pensa?

«Ci vogliono. Le ho sperimentate nella C femminile. Poi uno le sua se vuole. Però avere a disposizione cinque sostituzioni è importante, in momenti così dove si dovrebbe poi giocare spesso».

Invece resteranno fuori dallo stadio i tifosi ...

«L'amore a distanza ... Bisognerà che sia così. Rimarranno l'affetto e i sentimenti per i propri colori. Non credo che in qualche mese questi sentimenti possano disperdersi. Certo, allo stadio è tutta un'altra cosa. Per i tifosi ma anche per le chi gioca».

E Parma cosa le ricorda?

«Un gran bel periodo. Sono stato bene, ho vissuto bene. Ci torno volentieri».

Lei conosce bene D'Aversa, ha portato i futuri allenatori a Collecchio a seguire i suoi allenamenti.

«Si, il Parma ha scelto un grande allenatore. Di alto livello. Con collaboratori che conosco bene, sono stati miei giocatori. Come Tarozzi. Un gran bello staff. E quando siamo venuti a Parma con il Master abbiamo avuto l'occasione di seguire una grande lezione, molto bravo. Una garanzia dal punto di vista tecnico e umano».