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Fidenza

Valentina, debutto con il Covid per la neoinfermiera

11 maggio 2020, 05:04

Valentina, debutto con il Covid per la neoinfermiera

ROBERTO LONGONI

Venerdì 17 marzo (di un anno bisestile): la data del debutto ufficiale con il camice non la dimenticherà mai. Lo annunciava la scaramanzia, lo ribadiva l'urgenza della chiamata e lo confermava il bollettino di quei giorni: all'ospedale di Vaio Valentina Londini sarebbe entrata come in una trincea, con il battesimo del Covid. Salsese, 24 anni, Valentina si è laureata in Infermieristica il 27 novembre: e presto si è ritrovata nella mischia. «Tra troppa sofferenza, ma anche tante testimonianze d'amore per la vita» dice, dopo quasi due mesi di corsia trascorsi fuori dal tempo. «Quando timbro per l'uscita, ogni giorno mi pongo la stessa domanda: "Già finito anche oggi?"».

La fatica, fisica e mentale, sarà tanta, ma la passione è di più. E lei è dove vorrebbe essere. Di questo ringrazia anche le esperienze rimaste senza seguito dopo lo scientifico a Fidenza. Dall'anno a Farmacia («Non mi piaceva e ho lasciato») al test di Medicina non superato. «Nello stesso periodo ho passato quello di Infermieristica, e va bene così: è la mia strada». Che dottoressa sarebbe diventata, Valentina se lo chiede ancora. Ma quanto per lei conti la vicinanza a chi soffre lo sa bene. «E all'università ti insegnano che Infermieristica è concentrata sulla cura del paziente». Una parola, quando si deve seguire chi è in un letto sedato e incosciente, attaccato a un respiratore e a una serie di tubi e cannule.

In Rianimazione a Vaio Valentina è arrivata dopo qualche settimana in stand-by in attesa dell'iscrizione all'albo. «Concorsi non ce n'erano - racconta -. Ho mandato il curriculum a cooperative e a centri privati». Il primo approccio con il Covid? «Da aspirante crocerista: era in forse il nostro giro nel Mediterraneo». Al rientro dalla vacanza, a fine febbraio, l'assunzione in una casa di riposo a Parma. Poco dopo, l'ospedale ha cominciato a cercarla: la guerra era cominciata. La prima proposta, l'ha rifiutata, per rispettare l'impegno in corso. Ma il no era poco convinto. E alla seconda chiamata lei ha accettato («Nella Rsa lavoravo solo 12 ore alla settimana: potevano fare a meno di me...»).

Bruciate le procedure per l'assunzione, l'ingresso in corsia. «In Rianimazione. Ne ero preoccupata, ma anche felice: il mio tirocinio in ospedale nell'area urgenze era stato quello che mi aveva colpito di più». Ad attenuarle il tremore del debutto ci hanno pensato i colleghi. «Fantastici - ricorda -. Nonostante la mole di lavoro, mi hanno aiutato tantissimo a entrare in quell'ambiente sconvolto». Il loro esempio è stata una continua lezione. «Ai pazienti sedati e intubati parliamo. Se una parola in più va detta, è proprio con loro». Ma ancora di più si impara a comunicare con gli occhi. «E quanto stupore si scopriva negli sguardi dei primi pazienti che si risvegliavano circondati da astronauti in tuta, dopo essersi addormentati in un ambiente "normale"». Tanti non si sono risvegliati. E ai loro capezzali lo stupore era di chi misurava la propria impotenza. «È terribilmente dura, perché qui c'è gente che non molla mai, che ha dimostrato di provarle tutte e di più, per affrontare una situazione alla quale nessuno era preparato».

Valentina nega di avere paura del contagio. «Mi è stato subito insegnato a proteggermi con tutti i dispositivi. Semmai, ho un po' di timore per i miei a casa. Alla mia famiglia devo un grazie particolare per come mi ha sempre sostenuta e per come lo fa anche in questo periodo». Lei, per tutelarla, ce la mette tutta. Si lava già in ospedale a fine turno, a casa si toglie le scarpe sulla soglia, mette a lavare i vestiti e s'infila subito nella doccia. I saluti più calorosi possono aspettare. Così come i racconti delle storie dal fronte. «La sensazione che si prova quando un paziente si riprende e ti stringe la mano è meravigliosa. Stupisce quanta forza possa esserci in chi lotta per la vita». E poi c'è anche chi riesce a strappare un sorriso. Come il 70enne fidentino ricoverato a Vaio già prima dell'arrivo di Valentina. «Non si sapeva più che cosa provare con lui. Ma lui non ha mai mollato e dopo essersi ripreso ha tirato fuori battute a ripetizione. Anche le sue videochiamate a casa erano fonte di allegria ed energia per tutti». Un'altra piccola lezione, in mezzo a tanto dolore. «Questa esperienza mi ha portata ad amare ancora di più la vita. Ora più che mai si capisce quanto sia prezioso ogni attimo. Ogni respiro».