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Differenziata

Gli operatori ecologici: «Un lavoro non facile, ma la gente ci dice "grazie"»

12 maggio 2020, 05:02

Gli operatori ecologici: «Un lavoro non facile, ma la gente ci dice

ISABELLA SPAGNOLI

Tutti i giorni, anche quando la città era deserta, salivano sui loro mezzi, andando di casa in casa, o per strada, a ritirare l’immondizia. Tutti concentrati nel prestare massima attenzione contro il nemico invisibile: il Covid – 19.

I ragazzi delle cooperative che si occupano di ritirare i rifiuti per conto di Iren, hanno svolto, in questi mesi di emergenza, un lavoro utile e prezioso e desiderano raccontare le loro esperienze. Domenico e Carlo Maccarone sono due fratelli che lavorano alla «Sirio» da diversi anni. Entrambi hanno affrontato questa emergenza con responsabilità e coraggio ma, confessano, anche con molta paura. Non fanno gli eroi, Carlo e Domenico, al contrario mostrano le loro debolezze e svelano i momenti più difficili. «Io svuoto i cestini per strada e raccolgo i rifiuti abbandonati. All’inizio ero terrorizzato, non solo di ammalarmi, ma anche di trasmettere il virus a mia moglie e alle mie figlie - spiega Carlo -. La cooperativa, da subito, ci ha tutelati fornendoci di protezioni. Io ho sempre usato guanti, mascherine e gel disinfettanti. Sia all’entrata che all’uscita del servizio eravamo sempre uno ad uno, scaglionati anche negli orari di lavoro. I nostri responsabili hanno fatto si che non si formasse mai aggregazione e che i mezzi fossero sempre bonificati». Il fratello Domenico spiega che non c’è mai stato un momento in cui si è sentito in pericolo nonostante la paura. «Ero consapevole che qualcuno questo lavoro doveva pur farlo e nel migliore dei modi. La gratificazione più grande ci è arrivata dalle persone che ci aspettavano alle finestre e gridavano: «Forza ragazzi!». Spesso abbiamo anche trovato tanti biglietti di ringraziamento nei contenitori della carta. Ci hanno fatto sentire importanti». Marco Saccò, addetto alla differenziata del «Cigno Verde» ha lavorato tutti i giorni di questa maledetta pandemia. Non ha mai saltato un turno. «Mi sono messo in gioco quotidianamente con responsabilità e usando il buon senso. Munito di mascherina e guanti (alcuni miei colleghi usavano anche gli occhiali) tenevo per me le preoccupazioni e facevo il mio lavoro cercando di dare il massimo. Il mio mezzo era pieno di adesivi con scritte positive come: "Andrà tutto bene"». Marco spiega che gli addetti non salgono mai al piano per ritirare l’immondizia così come non entrano in abitazioni private. «Ci limitiamo al ritiro fuori dal cancello. Le persone ammalate non hanno diversificato i rifiuti, ma hanno messo tutto in un solo sacco (avvolto spesso da altri) dentro il contenitore del residuo. Fortunatamente non mi sono capitate situazioni a rischio. In questo periodo l’immagine di noi operatori si è ribaltata: le persone hanno riconosciuto che non siamo sbandati e inaffidabili, ma uomini che hanno fornito un servizio indispensabile per la comunità. I tanti "grazie" della gente che ci ha dato coraggio non li dimenticherò mai». Emmanuel Yao, nativo della Costa D’Avorio, lavora all’ «Emc2» da cinque anni. «Sono state settimane terribili - spiega -. Invece della sei ore di turno normale la cooperativa ci permetteva di farne quattro. Fortunatamente è filato tutto liscio, non c’è stato un solo momento in cui ho temuto di essere contagiato grazie alle protezioni che avevo ma soprattutto grazie all’aiuto di Dio. Io sono molto credente e ogni giorno durante il mio turno pregavo Dio che mi proteggesse. Posso dire con gioia che oggi vedo le persone più tranquille, il peggio sembra essere passato».

 

ISABELLA SPAGNOLI Tutti i giorni, anche quando la città era deserta, salivano sui loro mezzi, andando di casa in casa, o per strada, a ritirare l’immondizia. Tutti concentrati nel prestare massima attenzione contro il nemico invisibile: il Covid –...

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