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Coronavirus

Gli infermieri: «Abbiamo tirato fuori il meglio di noi. Ora valorizzateci»

13 maggio 2020, 05:06

Gli infermieri: «Abbiamo tirato fuori il meglio di noi. Ora valorizzateci»

MONICA TIEZZI

La Giornata dell'infermiere, ricordata ieri in tutto il mondo, è quest'anno una ricorrenza tutt'altro che formale.

Nella tempesta scatenata dal Covid gli infermieri, come i medici e tutti gli operatori sanitari, sono stati l'argine contro il virus, la prima linea che spesso ha fatto la differenza fra la vita e la morte. Per molti, eroi che hanno messo a rischio anche le proprie vite.

IN OSPEDALE E SUL TERRITORIO

Sono 3.123 gli infermieri iscritti all'ordine professionale di Parma e provincia, di cui 1.875 dipendenti dell'ospedale Maggiore. «E anche se siamo da sempre abituati a vederli negli ospedali, non dobbiamo dimenticarci di tutti quelli che lavorano nelle strutture Ausl, nel carcere e i liberi professionisti delle strutture residenziali» dice Marina Iemmi, presidente dell'ordine professionale e responsabile della Direzione professioni sanitarie dell'ospedale Maggiore.

La pandemia ha colto di sorpresa gli infermieri, come tutti. «Abbiamo dovuto reinventare il nostro ruolo in un'emergenza che metteva di fronte a pazienti con una patologia sconosciuta e spesso acuti, che necessitavano di supporto per funzioni vitali e che non potevano avere al fianco la famiglia non solo per un supporto psicologico, ma anche per l'aiuto nei pasti o per curare l'igiene personale - dice Iemmi - Gli infermieri hanno garantito tutte le prestazioni senza badare a turni e riposi e si sono aiutati a vicenda, insegnando ai neoassunti come gestire il paziente critico o le procedure per la vestizione e la bardatura di sicurezza».

DOLCI E PASTI DA FUORI

Tutti i servizi trasversali ospedalieri, continua Iemmi, «si sono organizzati per dare agli infermieri e ai medici il massimo supporto. E l'aiuto è arrivato anche da fuori: i baristi che recapitavano i cornetti al mattino, i ristoratori che consegnavano pasti durante la settimana o dolci alla domenica». Attenzioni, dice Iemmi, che hanno dato il senso della comunità che supportava chi in ospedale - ma anche fuori - combatteva il «mostro».

DOPO LE DIMISSIONI

Perché gli infermieri - continua Iemmi - sono stati e continueranno ad essere, assieme ai medici di medicina generale, cruciali «anche nel post dimissione, a domicilio o nelle varie strutture, o nell'assistenza ai malati rimasti sempre a casa. Un lavoro di squadra importante in una malattia che presenta varie fasi e un percorso di guarigione graduale e lento».

Come far tesoro della stima collettiva verso gli infermieri consolidata in questa emergenza e valorizzare sempre più la professione?

«Spero che l'impegno dimostrato non sia dimenticato. Già con l'ultimo contratto di lavoro del comparto sanità, entrato in vigore nel maggio 2018, si sono introdotte, oltre alle figure del coordinatore e del dirigente, che fino ad allora rappresentavano le uniche possibilità di carriera, anche l'infermiere esperto o il professionista clinico, riconoscendo, al pari dei medici, le specializzazioni acquisite con l'esperienza o i percorsi universitari e prevedendo posizioni economicamente diverse. Mi auguro - dice Iemmi - che questo percorso sia confermato e accelerato, perché ormai tutte le lauree ed i master universitari garantiscono competenze spendibili nelle strutture sanitarie. A partire dall'istituzione dell'infermiere di famiglia, che affianchi il medico di base o il pediatra nella completa presa in carico dei bisogni di tutti i componenti della famiglia».