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Lutto

Addio al radiologo Angelo Maccarini

di Lorenzo Sartorio -

16 maggio 2020, 05:05

Addio al radiologo Angelo Maccarini

A volte, anche al cronista più collaudato, scrivere il ricordo di un caro amico può essere difficile. Angelo Maccarini, nota e stimata figura di medico- radiologo, deceduto all'età di 79 anni, è stato, non solo un «camice bianco» amato e benvoluto da tanti pazienti, ma anche l'amico caro ed insostituibile di tutti coloro che gli volevano un gran bene perché, ad Angelo, si doveva per forza voler bene per quel carattere straordinario che aveva, per la sua gentilezza, il suo raffinato modo di porsi, quell'innata simpatia che lo caratterizzava in ogni occasione e quella signorilità che, solitamente, sanno mostrare i piemontesi. Ed, Angelo, era propio un «ver piemunteis» di Pomaro Monferrato di antica famiglia di agricoltori del posto.

Scelse la nostra Università dove si laureò brillantemente in Medicina, quindi, la specializzazione in radiologia e l'ingresso nel nostro Ospedale dove, grazie alle sue capacità professionali ed al rapporto che aveva instaurato coi pazienti, riuscì ad affermarsi. Per vent'anni circa svolse pure la professione al Val Parma Hospital di Langhirano e al Medi Saluser di Parma facendosi voler bene sia dai colleghi che dai tanti pazienti con molti dei quali era diventato amico. Un'anagrafe, quella di Angelo, che non corrispondeva certamente ad un fisico asciutto ed atletico con un passato da promettente calciatore per avere militato nella Primavera della Juve per poi avere giocato, nel ruolo di mezz'ala, nel Piacenza e nel Novara.

Era juventino dalla punta dei capelli a quella dei piedi e quindi un «gobbo», come lo definiva qualche amico tifoso «viola» al quale non lesinava amabili sfottò specie in occasione di qualche incandescente Juve -Fiorentina. Un appassionato di calcio vecchia maniera, Angelo, uno che al pallone diede del tu fin da ragazzo e, quindi, in grado giudicare con obiettività calciatori di qualsiasi squadra, non solo in maglia bianco nera. Altri sport che amava erano lo sci, ma specialmente il tennis che praticava alla Raquette ed al Castellazzo. Amava tantissimo anche viaggiare e, con l'adorato figlio Nicolò, fisioterapista al Val Parma Hospital, aveva girato quasi tutto il mondo.

Era un classico incontrarlo verso sera sul Ponte di Mezzo mentre faceva ritorno nella sua casa di Guasti di Santa Cecilia. E, sempre in bici, non un capello giù di posto, elegante, sorridente, gentile, con l'inseparabile borsa da ginnastica sul portapacchi. Un gentiluomo vecchio stampo, un cavaliere antico con quell'accento piemontese che non aveva perso. Oltre ai tantissimi amici, lo piangono la moglie Angelica, il figlio Nicolò, il fratello Enzo, la cognata Antonella ed i nipoti Mattia e Chiara.