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Circoli

Famija Pramzana, da giovedì il luogo simbolo riapre ai soci

16 maggio 2020, 05:01

Famija Pramzana, da giovedì il luogo simbolo riapre ai soci

LUCA MOLINARI

La riapertura dei circoli ricreativi in città sta avvenendo a macchia di leopardo e con grandi difficoltà. La maggior parte di queste realtà – circoli per anziani, spazi ricreativi di quartiere e luoghi simbolo come l’Aquila Longhi – sono ancora tutti chiusi, in attesa di disposizioni chiare sui tempi e sulle modalità di riapertura. Una delle poche «mosche bianche» è il circolo della Famija Pramzana che da lunedì offre il servizio d’asporto ai propri clienti e a partire da giovedì 21 maggio riaprirà ufficialmente i battenti, seppur con alcune restrizioni. Nelle settimane di chiusura forzata è stata svolta un’importante attività di restyling degli spazi interni ed esterni, per accogliere nel miglior modo possibile tutta la clientela. «Abbiamo modificato tutti i nostri tavoli, allungandoli in maniera tale da rispettare le distante minime previste dalle disposizioni – spiega il presidente della Famija Pramzana, Claudio Cavazzini –. Allo stesso tempo sono stati riverniciati e sanificati tutti gli ambienti. Purtroppo non possiamo ancora basarci su regole chiare per la riapertura, ma stiamo facendo i salti mortali per tornare ad accogliere la clientela a partire da giovedì prossimo. La nostra grande fortuna è che possiamo contare su diversi spazi all’aperto, che circondano la sede. Abbiamo anche chiesto al Comune di poter posizionare qualche tavolino sul lato dell’ingresso, dato che gran parte degli spazi interni sono, di fatto, inutilizzabili». Il circolo della Famija Pramzana è uno dei pochi a non aver avuto decessi tra i propri iscritti. «Siamo stati molto prudenti fin da subito – precisa Cavazzini –. Abbiamo evitato che si tenessero comportamenti a rischio come il giocare a carte in compagnia. Questo modo di fare ci ha ripagati. Siamo però coscienti che per tanti nostri iscritti il circolo rappresenta un importante punto di riferimento, un luogo di socialità fondamentale su cui devono poter contare». I clienti che si rivolgono al circolo per l’asporto sono in crescita. «C’è chi viene a ritirare un caffè e chi un panino – racconta Cavazzini –. Essendo vicini alla fermata dell’autobus si ferma spesso gente di passaggio che si siede su una panchina vicina». La sfida ora è quella di reinventare la vita del circolo. «Per riuscire ad andare avanti dovremo inventarci delle nuove iniziative, ma non sarà semplice – confessa –. Basti pensare che la sala Barilla, del primo piano, prima ospitava una decina di tavoli. Ora circa la metà. Lo spazio a pian terreno invece è completamente privo di tavoli. È un grosso danno, ma la sicurezza dei nostri soci viene prima di tutto».