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La testimonianza

«Per farsi largo sul marciapiedi quel pusher in bici mi ha sputato addosso»

17 maggio 2020, 05:06

«Per farsi largo sul marciapiedi quel pusher in bici mi ha sputato addosso»

Una lettrice che abita in Oltretorrente racconta l'inquietante (e pericoloso) incontro con uno dei tanti «cavallini» a pedali che scorrazzano nel quartiere.

 

Buongiorno direttore,

le scrivo per raccontarle quanto mi è successo stasera, venerdì 15 maggio, verso le 22,20 in quanto potrebbe succedere anche ad altre persone e soprattutto perché non è giusto subire.

Quante donne da sole non escono per paura? Quante donne fanno finta di non vedere per paura? Quante donne subiscono l'arroganza degli uomini per paura?

Mi trovavo sul marciapiede in via Costituente, quando una persona di colore, credo nigeriano, in bicicletta a tutta velocità - da come correva probabilmente un pusher - mi faceva cenno con la mano di spostarmi, perché lui doveva passare. Considerando che era sul marciapiede nello stesso senso di marcia della strada, strada ampia e a senso unico, gli ho detto: «Questo è un marciapiede» e lui per tutta risposta, passandomi vicino, mi ha sputato, per fortuna mancandomi perché mi sono spostata, e poi ha iniziato a dire delle cose incomprensibili con tono minaccioso verso di me rallentando con la bicicletta come se volesse venirmi a picchiare. Onde evitare problemi, ho lasciato il guinzaglio del mio cane che si è messo subito ad abbaiare verso l'individuo facendolo scappare.

Se lo sputo mi avesse colpita avrei potuto rischiare il contagio da coronavirus o da epatite C ad esempio.

Se non avessi avuto il cane, magari stasera invece di scriverle sarei in ospedale. Non sto facendo la tragica, ho scritto che mi sono sentita minacciata perché conosco bene come agiscono i pusher nei confronti di una donna sola, essendo stata minacciata diverse volte (spesso ho presidiato da sola col mio cane l'angolo via Gulli viale Vittoria e ho diverse denunce fatte ai carabinieri contro ignoti); una volta un pusher nigeriano in bicicletta in via don Minzoni, dove abito, perché gli ho detto di scendere dal marciapiede e il mio cane gli ha abbaiato, mi ha alzato la bicicletta per tirarmela, non l'ha fatto perché un ragazzo che passava di lì è arrivato e l'ha fatto andare via veloce (di questo fatto ho un testimone).

Lo so che con tutto quello che mi è successo dovrei stare zitta e subire, ma perché bisogna subire l'inciviltà delle persone?

Non ho detto al nigeriano che quello era un marciapiede perché era un nigeriano, ma perché era sul marciapiede. La differenza tra quando lo dico a un parmigiano/a o a uno straniero è che lo straniero spesso mi dice che sta sul marciapiede perché in strada ci stanno le auto, dimostrando di essere un pericolo per la circolazione.

Andare in bicicletta sul marciapiede, se si va forte, è pericoloso; quattro anni fa sono stata investita da un nigeriano, me la sono cavata «solo» con le costole incrinate, ma se fosse stata una persona anziana o un bambino sarebbe finita diversamente o se avessi picchiato la testa cadendo? (l'anno scorso un uomo è morto in piazzale Picelli). Oltre al danno fisico ho avuto anche un danno materiale, ho perso giorni di lavoro e ho dovuto prendere il dogsitter, ovviamente non ho avuto niente perché il tizio era nullatenente (sono intervenuti i vigili e gli hanno fatto il verbale, avrà pagato la multa?).

Il problema dei pusher in bicicletta sul marciapiede è che non vengono mai fermati e sono liberi di fare quello che vogliono. In questo modo si premia l'illegalità. Pizzarotti è spesso in tv nazionali, avrebbe avuto mille volte la possibilità di chiedere i lavori socialmente utili per chi non può pagare la multa, invece non ha mai fatto una proposta concreta.

I lavori socialmente utili, in questo periodo di coronavirus, servirebbero anche a far rispettare le regole del distanziamento ai giovani, ai disoccupati, agli stranieri, che non avendo il deterrente della multa stanno appiccicati.

Ilaria Airò

 

Una lettrice che abita in Oltretorrente racconta l'inquietante (e pericoloso) incontro con uno dei tanti «cavallini» a pedali che scorrazzano nel quartiere. Buongiorno direttore, le scrivo per raccontarle quanto mi è successo stasera, venerdì...

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