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PARMA

Addio a Paola Pizzaferri: 38 anni a lottare contro il destino

17 maggio 2020, 05:08

Addio a Paola Pizzaferri: 38 anni a lottare contro il destino

ISABELLA SPAGNOLI

Ha dovuto lottare dalla nascita Paola Pizzaferri. Una piccola leonessa che a pochi mesi di vita ha incominciato a farsi largo nel mondo con forza sovrumana. Nata senza la possibilità di ascoltare le parole dolci della mamma, le ninna nanne, ha, nel tempo, osteggiato la sordità grazie a un apparecchio acustico che portava con disinvoltura. Sì, perché Paola non si fermava davanti a nulla, era capace di affrontare il mondo a denti stretti, con il sorriso sulle labbra. Chi era capace di sgretolare la corazza che si era creata per proteggersi, scopriva in lei un tesoro. Ora che se n’è andata, a soli 38 anni, fa quasi male raccontare la sua vita simile ad un percorso ad ostacoli. Un cammino tortuoso che però ha voluto vivere fino all’ultimo respiro. «Il suo calvario è iniziato nel 2008 quando le fu trovato un tumore al cervello – spiega il fratello Giorgio -. Dopo l’intervento ebbe respiro per una decina d’anni. Pensavamo ne fosse uscita completamente. Invece il male si ripresentò e mia sorella dovette sottoporsi ad altre operazioni».

La famiglia di Paola la portò da luminari che apprezzarono il modo in cui affrontava la malattia. Paola, che lavorava part - time nella sede centrale del’Esselunga, nel reparto di impacchettamento dolciumi, ha sempre voluto lavorare, nonostante gli interventi e le cure. Era adorata dalle sue colleghe, che la giudicavano un’irresistibile chiacchierona, un’amica insostituibile. Nel 2019 stava affrontando un ciclo di cure che l’avevano indebolita. Un giorno assolato, mentre stava guidando, fece un incidente e per un mese rimase in coma.

«Tutti i medici pensavano che non ce l’avrebbe fatta, che non si sarebbe più risvegliata ma noi conoscendo la sua forza sapevamo che non ci avrebbe lasciati così. E infatti Paola un bel giorno si svegliò ritornando tra noi», spiegano i familiari. Dopo l’incidente, purtroppo, la ragazza rimase in carrozzina, ma il suo spirito libero continuò ad animarla. Non smetteva di ricordare i meravigliosi viaggi fatti in Italia e all’estero. Pensava alle onde del mare; nell’acqua nulla le faceva più paura mentre era cullata dalle onde. Il papà Mario e la mamma Luciana le avevano promesso che appena si fosse ripresa dopo l’ultimo ricovero in ospedale, l’avrebbero portata al mare, ma purtroppo questo non è stato possibile. «Eravamo però riusciti a farla camminare, non finiva mai di stupirci con i suoi progressi», conclude il fratello compagno di viaggi e di vita.

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