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CORONAVIRUS

Collecchio, diario di una ricoverata

22 maggio 2020, 05:02

Collecchio, diario di una ricoverata

GIAN CARLO ZANACCA

COLLECCHIO Ilaria Marchesini, 52 anni, di Collecchio, ha sconfitto la «bestia», come chiama lei il coronavirus, ancora oggi è affaticata e sconvolta da una vicenda che l’ha vista protagonista di un viaggio nel tunnel della malattia, un viaggio che ha rischiato di essere senza ritorno. Consapevole della gravità della situazione che stava vivendo e che ha vissuto, Ilaria ha scritto un diario. Ha voluto registrare i suoi stati d’animo, i sentimenti legati a 52 giorni di ricovero e di convalescenza, per non dimenticare, per raccontare quello che ha passato, per dire agli altri che non è stato solo un incubo ma che la malattia è davvero una «brutta bestia dalla quale guardarsi, anche oggi che siamo nella fase 2». Il suo racconto è un monito, un modo per fare un appello a non abbassare la guardia, a rispettare le regole del distanziamento, a indossare la mascherina, a igienizzare la mani ogni qual volta è necessario, perché la malattia non è qualcosa di astratto ma viaggia tra di noi e può colpire sempre. Tutto è iniziato per lei in febbraio quando con un gruppo di musica country è andata nel bresciano. Al ritorno i primi sintomi, febbre e indisposizione. «Non erano i sintomi usuali del coronavirus – spiega – solo la febbre continuava ad andare a venire assieme a nausea e vomito, fino a quando l’ossigeno nel sangue è sceso a livelli bassissimi e sono svenuta». Da lì, era la seconda metà di marzo, è iniziato il calvario: il ricovero al Maggiore e la dura battaglia contro il Covid -19. A completare il quadro il fatto che anche il padre, Bruno, di 80 anni si è ammalato, e pure la sorella Marta che prestava loro aiuto. «Sono stati giorni drammatici, quelli del ricovero – spiega –, ho anche perso conoscenza. I ricordi per un certo periodo sono stati annientati. Sono stata messa sotto il casco per l’ossigeno terapia, è stata un’esperienza scioccante, ma ce l’ho fatta». Il padre, per fortuna, si è ripreso prima di lei ed è rientrato a casa. La sorella Marta ha affrontato la malattia nella sua abitazione. Ilaria ha perso 20 chili, è ancora scossa dai postumi della malattia e dalle forti conseguenze anche psicologiche che lascia: «ho visto le compagne di stanza morire, sono stata l’unica che si è salvata di quattro persone che erano con me. E’ stata davvero una lotta senza quartiere quella che ho ingaggiato contro il coronavirus e che ho vinto grazie alla grande professionalità, dedizione e umanità di medici, operatori sanitari e socio sanitari che mi hanno curata, accudita e aiutata a uscirne e ai quali sono profondamente grata». Dopo la fase acuta, Ilaria ha trascorso la convalescenza alle Piccole Figlie: «Adesso che sono tornata a casa, mi sento come rinata. I mie congiunti hanno festeggiato con una torta. Oggi guardo alla vita con occhi più distaccati, dopo la malattia non sarai mai più come prima: ti colpiscono le cose semplici che ti circondano e alle quali non davi più importanza, come vedere un’ape che si adagia su un fiore. Di tutta questa vicenda mi importa essere prima di tutto testimone. Dire che bisogna andare avanti, e per farlo è necessario rispettare le regole».

 

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