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Coronavirus

Il virus? Infetta meno ed è meno aggressivo

23 maggio 2020, 05:05

Il virus? Infetta meno ed è meno aggressivo

MONICA TIEZZI

La curva del contagio continua a scendere anche nella nostra provincia, ma i positivi restano, spesso, a due cifre: 23 in più giovedì, solo nove per fortuna ieri. Perché? E soprattutto, come sta cambiando il contagio?

«Nella fase dell'emergenza facevamo pochi tamponi, rispetto ad oggi, limitandoci ad un grandangolo che si focalizzava sulle persone con sintomi conclamati e gravi. Oggi invece cerchiamo i positivi con la lente di ingrandimento, spostando la valutazione sugli asintomatici o paucisintomatici (con pochi sintomi, ndr) e sottoponendo al test anche tutti i contatti del soggetto», spiega Annalisa Volpi, medico anestesista e responsabile del triage respiratorio dell'ospedale Maggiore.

Nella settimana fra il 4 e 10 maggio sono stati eseguiti a Parma e provincia (nelle cinque postazioni per tamponi in auto, a domicilio grazie alle équipe domiciliari e nei centri residenziali anziani) 2.549 tamponi (in media 509 al giorno); nella settimana dall'11 al 15 maggio 2.294 (450 al giorno); fra il 18 e ieri 2.414 (482 al giorno).

A questi si aggiungono i tamponi eseguiti in ospedale per la ripresa delle attività sanitarie ordinarie, come prevedono i nuovi protocolli di sicurezza Covid: ricoveri, interventi chirurgici o esami invasivi.

«La proporzione dei positivi rispetto ai tamponi è incoraggiante - continua Volpi - e si sta riducendo notevolmente. Significa che la strategia di contenimento con mascherine, lavaggio delle mani e distanziamento sociale sta dando i suoi frutti. Questo deve invitarci a tenere alta la guardia su tutti i comportamenti preventivi».

Per sapere se finora siamo «stati bravi» nella fase due, occorrerà aspettare, dice la responsabile del triage, i dati dal 25 maggio, ma intanto l'indice di contagio, in Emilia Romagna, si è attestato poco sotto lo 0,6: significa che ogni infettato trasmette potenzialmente il virus a meno di una persona.

In questa fase di contenimento, il virus è anche mutato ed è diventato meno aggressivo?

«Non ci sono per ora evidenze scientifiche di un mutamento del virus. L'impressione che abbiamo, e l'ipotesi che viene formulata, è che il controllo della trasmissione abbia depotenziato la carica virale» dice Volpi.

Cruciali sarebbero stati, spiega il medico anestesista, l'identificazione precoce del virus, i dispositivi di protezione e i comportamenti virtuosi (oltre al distanziamento e la pulizia delle mani anche la pulizia delle superfici e la sanificazione) che limitano la quantità di virus trasmesso.

Misure che hanno permesso al triage respiratorio dell'ospedale, come spiega Annalisa Volpi, di passare dal picco di 160 accessi al giorno di metà marzo (malati che nell'80-90% dei casi venivano ricoverati) ai 18-22 accessi in media al giorno, con una percentuale di ricoveri intorno al 60%.

 

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