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Coronavirus

I circoli riaprono, ma c'è tanta tristezza

26 maggio 2020, 05:07

I circoli riaprono, ma c'è tanta tristezza

ANTONIO BERTONCINI

Sollievo perché la vita ritorna a scorrere oltre la porta di casa, un po’ di smarrimento perché alla riapertura molte cose sono cambiate, ma soprattutto tristezza per gli amici che non ci sono più.

E poi ancora un pizzico di orgoglio per essere riusciti a fare le cose bene, nel pieno rispetto delle rigidissime disposizioni da parte delle autorità, ma anche consapevolezza che un metro di distanza e una mascherina possono salvare la tua vita e quella dei tuoi amici.

Erano questi i sentimenti che si respiravano nei pochi circoli ricreativi che sono riusciti a riaprire fin dal primo giorno in cui era consentito.

Al circolo Minerva in via Carmignani troviamo davanti al banco Filippo Tedeschi, che sta degustando un caffè con l’aria di chi ce l’ha fatta: «E’ andato tutto bene. Stamattina sono venuti i Carabinieri a verificare e ci hanno fatto i complimenti per l’organizzazione. Abbiamo reso agibili il bar e lo spazio esterno, non ancora il salone, perché di tombola e carte non si parla, con entrata e uscita separati, tavoli distanziati». La briscola? «As fa sensa par forsa - dice Gianni – facciamo quattro chiacchiere e passiamo qualche ora. E’ venuto a mancare anche il calcio. Ma va bene così».

Al Castelletto, dove ci sono una decina di persone a godersi il fresco, la sintesi migliore la fa Gabriele: «Finalmente, erano tre mesi che non mi concedevo il piacere di un bicchiere al bar!». Anche qui sono arrivati i controlli delle forze dell’ordine già dal mattino: «Hanno trovato tutto a posto – fa notare il presidente Odoardo Agazzi – di carte non se ne parla, ma domani riprenderemo con il bigliardo, un altro passo verso la normalità».

Volti più tristi al circolo Filippelli, in via Sacco: «Dopo tre mesi di prigionia – nota Mario Brandini – possiamo dirci felici di ricominciare a socializzare. Ci mancano tombola, briscola e bigliardo, ma il nostro pensiero non può non andare a poco meno di una decina di soci che non sono più tra noi». Al Filippelli, come anche in altri circoli, il Covid ha picchiato duro: «E’ una ripresa triste – ammette Claudio – abbiamo perso degli amici. E io stesso so bene cosa significa, perché ho fatto oltre un mese in Ospedale, pensavo di non farcela, invece sono stato più fortunato». E’ andata meglio al segretario Giancarlo Degli Andrei: «Anch’io mi sono beccato il coronavirus, ma sono riuscito a curarmi a casa». E ora già guarda al futuro del circolo che si preannuncia denso di nubi, dopo tre mesi di chiusura e tante spese.

Anche a Parma Lirica, in via Gorizia, pesa l’assenza degli amici che non sono stati risparmiati dal Covid: «Ci mancano tanto i nostri sei soci morti – esordisce Paolo Goni – è una ripresa contrassegnata dalla tristezza. Per noi è comunque un momento importante, anche senza briscola e senza neppure poter condividere la Gazzetta, possiamo stare insieme, fare quattro chiacchiere davanti ad un bicchiere di vino, con un grande spazio all’aperto che ci consente di socializzare a distanza. Ci mancano i concerti, ci è saltata l’opera a Villa Malenchini, ma torneranno». «Anche il nostro cinquantesimo anniversario sarà sottotono – fa notare Aldo – ma almeno stiamo insieme e non abbiamo paura, basta la prudenza».

Non ha registrato perdite, invece, la Famija Pramzana: «Sarà una riapertura graduale – dice Clara, che gestisce il bar – per ora ci è andata bene perché abbiamo chiuso in anticipo, l’entusiasmo c’è, ma preferiamo tenere un profilo basso e procedere in sicurezza». «E’ bello tornare – è il commento di Francesco mentre addenta un panino – non cerco la movida, preferisco l’amicizia, e qui la trovo». Per Nora è una «riapertura bellissima: Abbiamo brindato con succo di frutta e cappuccino per la gioia di poterci incontrare di nuovo». «E ci stiano attrezzando – è la conclusione del presidente Cavazzini – per riportare presto nel salone musica e cultura».