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TRAGEDIA

Bimbo di 4 anni muore al Maggiore. I genitori: «Vogliamo sapere perché»

27 maggio 2020, 05:08

Bimbo di 4 anni muore al Maggiore. I genitori: «Vogliamo sapere perché»

GEORGIA AZZALI

Ha lo sguardo dolce. E un sorrisetto quasi beffardo nell'ultima foto che mamma Simona gli ha scattato e conserva come un dono prezioso. Se ne è andato a 4 anni, Jacopo Villa, dopo aver passato una ventina di giorni con una tosse capricciosa, che spesso di notte lo faceva svegliare impaurito. È morto domenica all'alba, dopo che i medici della terapia intensiva del Maggiore hanno tentato di rianimarlo per quasi due ore. L'azienda ospedaliero-universitaria ha immediatamente segnalato il caso alla procura, che ha aperto un fascicolo, al momento però senza ipotesi di reato. «Non voglio nient'altro che sapere la verità e soprattutto fare in modo che ciò che è capitato a mio figlio non accada ad altri - dice la madre, mentre il pianto le soffoca a tratti le parole -. Non abbiamo fatto denuncia, ma abbiamo chiesto l'autopsia».

È il suo bimbo, che tre giorni prima della tragedia aveva fatto una lunga passeggiata con lei da Tordenaso - dove la famiglia abita - a Poggio Sant'Ilario. Era l'unico figlio di Simona e di papà Lorenzo, che ora non riesce nemmeno a balbettare parole di dolore. E la mamma cerca di ritrovare un briciolo di energia per ricordare quel bimbo che nelle ultime tre settimane sentiva tossire troppo. «Da quasi 20 giorni andava avanti così: soprattutto di notte, di giorno praticamente nulla - racconta -. Ho chiamato il pediatra, perché temevo potesse trattarsi del Covid, anche se non ha mai avuto febbre. Mi ha detto di fargli l'aerosol, nient'altro, e di stare tranquilla, perché forse potevano essere le adenoidi. L'ha visitato una volta, il 4 maggio, poi l'ho richiamato anche la settimana scorsa e mi ha detto di continuare a fare l'aerosol, anche se si sa, ai bambini diventa difficile farglielo fare per bene».

Un bimbo sveglio, vivace e affettuoso: i ricordi di Simona diventano struggenti. «Era il mio angelo - dice singhiozzando -. È sempre stato sano: in quattro anni non ha mai preso un antibiotico e non ha mai saltato un giorno alla materna».

E Simona, farmacista, è sempre stata una mamma scrupolosa. Aveva anche rivoluzionato il suo mondo per far sì che Jacopo avesse una vita tranquilla, lontana da Milano, dove la famiglia aveva vissuto fino al 2018, quando, con il compagno Lorenzo, ispettore biologico, si erano buttati nella nuova avventura, con un'azienda agricola a Tordenaso. Una mamma con lo sguardo attento, Simona. Da quando, poi, era cominciata quella brutta tosse notturna, aveva anche auscultato suo figlio: «Ma non sentivo niente di particolare, altrimenti avrei dato subito l'allarme».

Fino a sabato notte. Quando i colpi di tosse di Jacopo diventano forti. Incessanti. Simona ha l'impressione che il bambino stia quasi per soffocare. «Ci siamo allarmati, così abbiamo chiamato il 118: era circa l'una e mezza. Intanto, però, la tosse si era un po' calmata e Jacopo respirava. Ma l'attesa mi è sembrata infinita. Il mio compagno, infatti, visto che abitiamo in un posto un po' isolato, è sceso in strada con una luce, in modo che l'ambulanza vedesse meglio dove doveva entrare».

I soccorsi arrivano. E c'è anche l'automedica. Jacopo non è impaurito dagli operatori che vanno subito verso di lui. Piuttosto, a spaventarlo, sono tutte quelle luci che illuminano la notte. «Ma respirava in quel momento. E anch'io salgo con lui sull'ambulanza - racconta Simona -. Gli operatori cercano la mascherina dell'ossigeno, poi gli fanno un'iniezione, credo di cortisone. E Jacopo mi dice "mamma, ho paura"».

Vedere quel bimbo così spaventato è un colpo al cuore. E poi Simona deve scendere dall'ambulanza, perché i soccorritori si stanno affannando attorno a Jacopo. «Davanti a casa i soccorsi sono continuati una quarantina di minuti - spiega Simona -, poi l'ambulanza è partita verso l'ospedale e noi dietro in macchina».

Ma il respiro di Jacopo si sta facendo sempre più affannoso. E anche il suo cuore sta cominciando a rallentare. Quando l'ambulanza arriva al Maggiore, il bambino viene portato immediatamente al terzo piano: terapia intensiva. «Hanno continuato con i tentativi di rianimazione per un'ora e quaranta minuti, ma poi sono usciti e mi hanno detto che il suo cuore si era fermato», dice Simona con quel poco di fiato che le è rimasto in gola.

E in quel momento anche il suo mondo si è fermato. Lei e il papà Lorenzo: impietriti in quel corridoio di ospedale. A continuare a chiedersi il perché. «Quella sera avevamo anche giocato e scherzato insieme nel letto. Finché nella notte è cominciato quell'attacco di tosse. In ospedale non mi hanno dato risposte certe - spiega Simona -: mi hanno però detto che aveva un numero elevatissimo di globuli bianchi, il che potrebbe far pensare a un linfoma. Ma lui non ha mai avuto niente. E io voglio capire».

La procura sta mettendo insieme la documentazione sanitaria, mentre i genitori sono già stati sentiti dai carabinieri. Poi il pm deciderà sull'autopsia, come chiesto dai genitori. Perché servono risposte per tenersi aggrappati alla vita.

 

GEORGIA AZZALI Ha lo sguardo dolce. E un sorrisetto quasi beffardo nell'ultima foto che mamma Simona gli ha scattato e conserva come un dono prezioso. Se ne è andato a 4 anni, Jacopo Villa, dopo aver passato una ventina di giorni con una tosse...

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