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Ospedale

La nuova «normalità» continua a fare i conti con il virus

27 maggio 2020, 05:07

La nuova «normalità» continua a fare i conti con il virus

MONICA TIEZZI

Dove eravamo rimasti? La frase resa celebre da Enzo Tortora vale anche per il sistema sanitario provinciale e per l'ospedale cittadino, alle prese con la transizione da una situazione straordinaria ad una "normalità" nuova, che deve comunque continuare a fare i conti con il virus.

CLINICA E TERAPIA MEDICA

Sono ripresi da due settimane i ricoveri in Clinica e terapia medica, diretta da Riccardo Volpi, che nell'emergenza ha tenuto le redini del reparto Covid 2, nel padiglione Ortopedia.

«Fra il terzo e il secondo piano dell'ortopedia abbiamo al momento 60 posti letto: 24 per pazienti "bianchi", risultati negativi ai test Covid, e 36 per pazienti "grigi", per i quali c'è il dubbio di positività ma non ancora una diagnosi univoca, e verso i quali vengono comunque adottati gli stessi dispositivi di sicurezza dei malati Covid. Nei reparti dei pazienti bianchi invece indossiamo solo sovracamice, mascherina, occhiali, calzari e cuffia».

Scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, complicanze del diabete, malattie vascolari e vasculopatie cerebrali sono fra le patologie per le quali, spiega Volpi, avvengono un numero consistente di ricoveri.

L'attività ambulatoriale (la sanificazione è già stata eseguita nei giorni scorsi) riprenderà la prossima settimana: «Centro osteopatie metaboliche, Moc, endocrinologia, andrologia, centro ipertensione, centro alcologia con ecografia internistica e day service in medicina interna - elenca Volpi - Le liste d'attesa, ad esempio per le visite per osteoporosi, è di circa 200 pazienti, altrettanti per la Moc (mineralometria ossea computerizzata, ndr). Tre mesi di stop si fanno sentire e noi medici dovremo aumentare la disponibilità a fare visite, oltre all'attività in corsia».

MEDICINA INTERNA

Sono 112, nei piani 4,5 e 6 della Torre delle medicine, e tutti riservati ai pazienti "bianchi" (no Covid), i posti letto della Medicina interna, diretta da Michele Riva. Un reparto che nei mesi "bui" del contagio era diventato uno dei tre "centri Covid" dell'ospedale Maggiore.

Il lavoro abituale è ripreso a pieno ritmo, tanto che, dice il primario, «tutti i letti sono occupati, nonostante un discreto turnover, e abbiamo dovuto mantenere anche i 22 posti "soffietto" attivati per l'emergenza Covid. In questi mesi i malati hanno tenuto duro a casa e ora si riaffacciano pazienti con varie patologie e soprattutto molti anziani che è difficile dimettere in tempi brevi perché sul territorio non hanno ripreso a funzionare appieno le strutture a loro dedicate».

Anche in Medicina interna, gli ambulatori riapriranno ai primi di giugno: il centro emostasi, la cui attività in realtà non si è mai interrotta, la diabetologia, rimasta attiva per le urgenze, le gravide e per il piede diabetico, la reumatologia e la terapia infusiva. Con diverse limitazioni legate ai nuovi protocolli di sicurezza: «Screening all'ingresso con questionari, misurazione di temperatura e saturazione, disinfezione delle mani, ingressi contingentati per evitare code ed affollamenti nelle sale d'attesa» elenca Riva.

Il primario calcola l'estate intera per smaltire l'arretrato. «Questo mi preoccupa. Dovremmo cogliere l'opportunità per decentrare l'assistenza specialistica e stabilire una maggiore collaborazione con i servizi sanitari sul territorio».

CLINICA CHIRURGICA

Dopo un mese e mezzo in cui si era trasformato in terapia intensiva per i malati di coronavirus, è ripresa l'attività chirurgica ordinaria nel blocco dell'ala ovest del Maggiore.

Da lunedì, spiega Paolo Del Rio, direttore del dipartimento chirurgico generale e specialistico e della clinica chirurgica generale, sono di nuovo in funzione le sei sale operatorie al servizio della clinica chirurgica generale, chirurgia toracica, vascolare, urologia e chirurgia d'urgenza Covid-free.

«Siamo ripartiti a medio regime, con un utilizzo all'80% delle strutture, ricominciando a calendarizzare gli interventi non oncologici (i trattamenti per i tumori non si sono mai fermati, ndr) e riprendendo a lavorare con la chirurgia robotica, segno che ci siamo rimessi sui giusti binari» dice Del Rio.

Al secondo piano del blocco ala ovest è intanto ripresa l'attività della chirurgia plastica e dell'oculistica, e dal primo giugno riprenderà la chirurgia senologica finora trasferita alla Città di Parma. «Una collaborazione efficace, quella con la clinica di piazzale Maestri, che continuerà nei prossimi mesi su altre patologie non oncologiche» dice Del Rio.

Le liste d'attesa, per le patologie benigne, sono «voluminose», le definisce Del Rio, e riguardano soprattutto la chirurgia generale, l'urologia e l'ortopedia.

«Da sottolineare - conclude Del Rio - lo sforzo degli anestesisti del secondo servizio che, oltre alla presenza nelle nostre sale operatorie e nella terapia intensiva post-operatoria Covid-free, garantiscono anche un punto guardia al padiglione Barbieri».

 

MONICA TIEZZI Dove eravamo rimasti? La frase resa celebre da Enzo Tortora vale anche per il sistema sanitario provinciale e per l'ospedale cittadino, alle prese con la transizione da una situazione straordinaria ad una "normalità" nuova, che...

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