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Covid e commercio

Via Garibaldi, cinque negozi non riaprono

27 maggio 2020, 05:06

Via Garibaldi, cinque negozi non riaprono

LUCA PELAGATTI

 

Fuori, sulle vetrine, campeggia l'hashtag  «Ripartiremo insieme». Dentro, le facce dei commercianti e il loro tono raccontano però tutta un'altra storia. «Ricominciare? E' dura, sa. E alcuni di noi non ce la fanno».

Non serve altro per un viaggio nell'oggi di via Garibaldi, ex salotto buono della città declassato a tinello un po' demodè. Un oggi che, in realtà, è un dopo: dopo il lockdown, dopo la quarantena, dopo lo sforzo di riprendersi la propria vita. E il proprio lavoro.

«Io, per esempio, ho cessato l'attività – racconta il titolare del kebab Oasi d'oriente all'altezza del civico 44. - Non si guadagnava e dopo questo periodo ho deciso di non riaprire».

Sarebbe bello fosse un caso isolato. Ma non lo è. Basta tenere l'occhio ad altezza vetrina, percorrendo la strada da quella che fu l'antica porta Santa Barnaba al prato di piazza della Pace, per averne la conferma. A fianco del kebab, un barbiere etnico ha esposto un eloquente cartello «vendesi» mentre più in la, al civico 31, alcuni operai smontano gli scaffali. «Cosa stiamo facendo? Portiamo via gli arredi. Il negozio non riapre».

Analoga fine per un negozio di articoli da regalo e addobbi quasi di fronte, ormai, alla Pilotta mentre anche il titolare di un emporio cinese prima si lascia andare («Sto pensando di cedere l'attività») ma poi ci ripensa e, forse temendo cattiva pubblicità, cambia versione («No, non chiudo, va tutto bene»). Commerciali ritrosie a parte il bilancio è chiaro: cinque negozi in meno a pochi giorni dalla ripartenza. In qualunque parte della città ci sarebbe da farsi prendere dall'ansia. Ma qui, forse, è ancora peggio visto che la teoria delle vetrine spente e impolverate è un allarme di vecchia data. E in tanti temono che sia solo l'inizio.

«Volevano riaprire ad ogni costo ed eravamo ottimisti: ma questo non è lavorare - lamentano nella storica torrefazione Anceschi. - C'è poco passaggio, i clienti sono scarsi e lo smart working ha svuotato gli uffici della zona. Il risultato è che si respira un'atmosfera un po' desolante». Un lamentela che si ritrova allungando la testa in un negozio di abbigliamento più avanti che per attirare clienti punta sulla vendita promozionale e raffiche di sconti. «Si sente la differenza rispetto a prima, è inutile negarlo - racconta la titolare. - E allora se c'è meno gente speriamo, abbassando i prezzi, di spingerla a comprare di più». Anche questa è una strategia. Ma da parte di molti si sostiene che non sarà il 20% in meno sulla scarpa o sulla gonna estiva a fare la differenza, E che serve, piuttosto, un piano complessivo di rilancio della strada, della zona.

«Occorre sostenere il commercio. Noi, ad esempio, saremmo favorevoli ad una parziale pedonalizzazione che permetta di disporre tavoli all'esterno, che aiuti la fruizione della via», aggiungono dalla salumeria Verdi. Una proposta, quella della pedonalizzazione, che ad alcuni fa brillare gli occhi per la gioia mentre altri non ne vogliono neppure sentir parlare. Ma sia gli uni sia gli altri su una cosa sono d'accordo: si faccia qualcosa. E in fretta.

«Noi, per esempio, abbiamo disposto dei tavoli all'esterno, sull'altro lato della via, dove prima non c'erano - spiegano al Bistro e Tabacchi. - Il plateatico attira gente e noi siamo ottimisti. Questa è una strada che può funzionare». Stesso parere lo dimostrano al Matis Dinner Caffe («Abbiamo fatto la richiesta al Comune per allargare la zona all'esterno») e alla gelateria La Pilotta dove l'idea di una strada pedonale suona come un sogno. «Io sarei disposto a raccogliere firme per ottenerla - si inalbera il giovane titolare. - Capisco che non sia cosa di un minuto ma pensiamo a cosa hanno organizzato in alcune vie del centro di Reggio: attraversamenti pedonali cadenzati, velocità massima di 20 all'ora e drastica riduzione dei passaggi veicolari».

Insomma, si parte dalla pandemia e si arriva a pensare alla città che si vorrebbe. Aggiungendo, come fa qualcuno «che una simile batosta può essere l'occasione giusta per ripensare la vita nelle strade. E magari fare degli esperimenti».

Sperimentare, ecco la formula, per tener viva la via. Ma occorre anche qui capire come: in un negozio di abbigliamento la titolare, ad esempio, punta sulla tecnologia. E sulla vetrina promette di continuare a consigliare le clienti usando il cellulare e proponendo i capi via WhatsApp. Un negozio di arredamento, invece, fa una scelta ancora più estrema. La vetrina è illuminata ma un cartello spiega che la vendita prosegue in via Roma. A Lerici. E ci rivediamo in autunno.

 

LUCA PELAGATTI Fuori, sulle vetrine, campeggia l'hashtag  «Ripartiremo insieme». Dentro, le facce dei commercianti e il loro tono raccontano però tutta un'altra storia. «Ricominciare? E' dura, sa. E alcuni di noi non ce la fanno». Non serve...

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