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OMICIDIO COLPOSO

Morte di Jacopo, due indagati. E oggi l'autopsia

28 maggio 2020, 05:08

Morte di Jacopo, due indagati. E oggi l'autopsia

GEORGIA AZZALI

Hanno bisogno di un perché, i genitori di Jacopo. Per spazzare via i fantasmi che si stanno affollando nella mente. Per scacciare anche tutti i «se» che li stanno distruggendo. «Perché nessuno mi ridà mio figlio, ma voglio capire», aveva detto l'altro giorno mamma Simona. E la procura ha fissato per oggi l'autopsia, che è stata affidata al medico legale varesino Domenico Castaldo e a Paolo Tricomi, anatomopatologo lecchese. E nel fascicolo, affidato al pm Paola Dal Monte, inizialmente senza ipotesi di reato, compaiono ora due iscritti per omicidio colposo. Non c'è alcuna accusa circostanziata, ma gli avvisi di garanzia consentiranno ai due indagati, se lo vorranno, di nominare loro consulenti per assistere all'autopsia. Così come anche i genitori di Jacopo Villa potranno scegliere un esperto che prenda parte all'esame. Certo, poi ci vorranno settimane prima che la relazione dei consulenti della procura venga depositata, ma non è escluso che già oggi, al termine dell'esame, possa emergere qualche riscontro significativo.

Se ne è andato a 4 anni, Jacopo, domenica all'alba, portato via da qualcosa che forse aveva cominciato a farsi sentire una ventina di giorni prima con quella tosse cattiva. Colpi fastidiosi soprattutto di notte, perché di giorno non aveva particolari problemi. Mai una linea di febbre e la solita voglia di giocare e scoprire il mondo. Anche tre giorni prima di morire, si era fatto insieme alla mamma una bella camminata da Tordenaso, dove abita la famiglia, a Poggio Sant'Ilario. E ogni tanto, in quell'ultimo video - girato dalla madre - che stringe il cuore, lo si vede fare una corsetta sul ciglio della strada.

Eppure quegli attacchi di tosse notturni non facevano stare tranquilla Simona, che già il 4 maggio l'aveva fatto visitare dal pediatra. Il medico aveva cercato di tranquillizzarla, consigliandole di fare delle sedute di aerosol. E, come tutti i bambini, Jacopo aveva poca pazienza, faceva fatica a starsene davanti al vapore della mascherina. Ma durante il giorno era il bimbo di sempre, con la stessa voglia di ridere, giocare e fantasticare. Non aveva nemmeno perso l'appetito. Però quegli attacchi di tosse non volevano andarsene, tanto che la mamma aveva di nuovo contattato il pediatra la settimana scorsa. Ed era stata rassicurata.

Ma in quei giorni il suo sguardo si era fatto ancora più attento. Controllava ogni piccolo sussulto di Jacopo. E sabato notte, quando quei colpi di tosse hanno cominciato a scuotere sempre di più il bambino, lei e il compagno Lorenzo non hanno perso tempo. La chiamata al 118 è partita verso l'1,30. E poi è cominciata l'attesa, con i secondi che pesavano come ore.

Oltre all'ambulanza, arriva anche l'automedica. Jacopo ha paura, ma in quel momento respira, anche se è in affanno visto che gli operatori cercano la mascherina dell'ossigeno e gli fanno un'iniezione. Simona, in quella prima fase, è sull'ambulanza, accanto al figlio, poi viene fatta scendere. «Davanti a casa i soccorsi sono continuati una quarantina di minuti - ha spiegato la mamma -, poi l'ambulanza è partita verso l'ospedale e noi dietro in macchina».

Simona e Lorenzo non sanno che il respiro di Jacopo si sta facendo sempre più affannoso. Arrivati in ospedale, però, vedono che il loro bambino viene portato direttamente in terapia intensiva. Dove per un'ora e quaranta fanno di tutto per continuare a far battere il cuore di Jacopo. Che - come dirà poi un medico a Simona - aveva i globuli bianchi impazziti. Ma cosa li aveva fatti moltiplicare fino a quel punto? E - soprattutto - era possibile salvare il bambino? Le prime risposte potrebbero arrivare già oggi.

 

GEORGIA AZZALI Hanno bisogno di un perché, i genitori di Jacopo. Per spazzare via i fantasmi che si stanno affollando nella mente. Per scacciare anche tutti i «se» che li stanno distruggendo. «Perché nessuno mi ridà mio figlio, ma voglio capire»,...

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